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Tosse

Il primo giorno di gennaio, il primo giorno dell’anno duemilaequattro, l’ho saltato. Molto semplice, basta fare così. Svegliarsi, come ormai mi capita, con degli incubi. Rimanere nel piumone. Alzarsi, leggere quello che ha detto Ciampi il giorno prima e capire che diventerà il prossimo testimonial Unieuro, con scommessa. Guardare l’orologio, mandare degli sms a caso, di risposta o meno, ad auguri o meno. giorno. Tanto è tutto chiuso, per andare a bere una birra bisogna andare direttamente vicino a Springfield, dove fanno la Duff. Il richiamo del piumone è forte, quindi è quella la zona attorno alla quale gravitare, sembra evidente. E cosa c’è davanti al piumone? Il televisore e il videoregistratore. E, in uno scaffale della libreria, ci sono da mesi e mesi le videocassette di Bertolucci, durata complessiva cinque ore e un quarto. A quel punto basta munirsi di generi di conforto minimi (dati i bagordi del giornoseranotte prima), inserire la cassetta rossa (atto primo) e premere play.
Conclusioni provvisorie: non mi è sembrato un capolavoro, ma è molto emozionante (talmente intriso di comunismo che, a mostrarlo oggi, metterebbero a ferro e fuoco regista, attori, spettatori, produttore). Preferisco decisamente il Bertolucci di Ultimo tango L’assedio (i sognatori lasciamoli perdere, decisamente). Mi sono completamente invaghito di Dominique Sanda.

Conclusioni definitive dell’inizio: ho un po’ di tosse e tanta voglia di fumare. Il mio stereo non vuole più leggere i cd masterizzati, in un eccesso di snobismo. Se sono le lenticchie, secondo la tradizione, a portare soldi, ciò vuol dire che non ne avrò di soldi, in questo 2004, visto che non ne ho mangiate. Il che, facendo dei paragoni con la situazione economica del 2003, mi porta all’orrida e paradossale conclusione che non solo non avrò soldi (anche) quest’anno, ma ne darò in giro.
Vado a vedere Il Cartaio, in ansia come sempre quando esce un film nuovo di Argento. L’ansia è quella di avere un parente sotto i ferri. Ma ne parlerò altrove.

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