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Referrers – Gente che cerca altro – 13

Dagli stessi produttori di Neighbours, in associazione con Google, Virgilio, Yahoo! e Shinystat
13. trucchi per limonare

Quello era il giorno numero tre. La cifra gli si era stampata in mente dalla mattina, quando era andato a scuola, l’aveva vista e, come il giorno uno e due, ma anche come quello zero, meno uno, meno due e meno tremila, non aveva fatto una piega. Lei neanche. Nessuno doveva sapere che stavano insieme.
Quello era il giorno numero tre. “Quello della lingua, stanne certo”, gli aveva detto il suo compagno di banco Mario detto Marione, ripetente, che si faceva la barba, o almeno così diceva: e doveva farsela benissimo, perché non portava alcuna traccia di rasatura. Ma lui si fidava di Marione. E quindi credeva a tutto quello che gli diceva. “Dopo tre giorni si limona, sicuro. Se non limoni dopo tre giorni, sei un coglione.” “No, limono, limono”, aveva detto lui. Ma non si sentiva pronto. E chi aveva mai limonato? L’aveva visto nei film, ma sapeva che i pugni di Terence Hill erano finti e che non bastava aprire la bocca e chiudere gli occhi per limonare. Chiedere a Marione, d’altro canto, sarebbe stato umiliante. Aveva già dovuto pagarlo perché non dicesse a nessuno che stava con lei. E doveva fidarsi del fatto che lui avrebbe mantenuto la parola.
Chiuse la porta della camera, sua madre sonnecchiava sul divano, suo padre al lavoro. Dopo poco avrebbe visto la sua ragazza (oh, come lo faceva sentire grande dire quella parola, e quasi gli dispiaceva di poterla dire solo a se stesso) e avrebbero limonato, cascasse il cielo, perché lui non era un coglione. E poi voleva farlo.
Accese il computer e cercò ispirazione. Avrebbe trovato un’indicazione, un indizio, delle istruzioni, qualsiasi cosa.
Click.
“Eh, magari”, pensò. “Ma lei come le avrà? Più piccole, mi sa.” Si trattenne dal fare quello che faceva di solito quando si addentrava in quei siti, tese l’orecchio per evitare irrimediabili figuracce familiari e andò avanti.
“Chissà se con la sua amica…” Pensò alla sua amica: una cicciona tremenda. Cliccò velocemente e cambiò pagina.
“Un cane?!”. Era sbalordito. E anche un po’ disgustato. Doveva sbrigarsi.
Digitò qualcosa su un motore di ricerca.
Dopo poco uscì di casa, spaventato, ma con un argomento, se non altro, per iniziare la conversazione. Mentre parlavano, sarebbero andati sul fiume e…

Quando si videro, rimasero un po’ imbarazzati uno di fronte all’altro, poi si diedero un bacetto.
“Sai”, iniziò lui con la voce tremante. “Ho letto su un blog, oggi…”
Lei non lo fece finire, avvicinò le sue labbra alle sue, e la vide chiudere gli occhi. Pensò a Terence Hill, scacciò subito quell’immagine, e aprì la bocca.
Dopo un minuto buono, che a lui sembrò lunghissimo, si staccarono. Era stato strano e bellissimo. Lei pareva contenta. “Un coglione, io?”, pensò. Poi le prese la mano e andarono verso il fiume.

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