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Old School

Con i miei studenti di quinta superiore stiamo preparando un documentario, diciamo, sulla cultura hip hop. Oggi abbiamo parlato di musiche da inserire nella colonna sonora.
“Avete proposte?” ho chiesto.
“Mah, del rap”, ha detto uno di loro. “Ma magari qualcosa di molto vecchio.”
“Tipo?” ho chiesto.
“Beh, qualcosa anni ’90…”(E poi, al supermercato, una ragazza mi ha dato del lei.)

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Noi e loro

Il mondo non è dei giovani, tanto meno è degli adolescenti: gli adolescenti ci sono, ma vengono sfruttati, forse più di altri segmenti di mercato, come puri e semplici consumatori. Non determinano, vengono determinati. Non è colpa loro, o almeno non del tutto.
Il nuovo libro di Andrea Bajani, Domani niente scuola, non dice mai queste cose esplicitamente, ma il suo approccio è un modo diverso e originale di parlare di adolescenza. Qui siamo lontani dalle notizie dei telegiornali, in cui capi redattori eccitati dalle nuove tecnologie potevano sperimentare l’ebbrezza di mandare un video di YouTube in prima serata: vi ricordate, c’era un periodo in cui le scuole italiane venivano rappresentate come un incrocio tra l’Iraq e un bordello. Sex&violence, una formula vincente da sempre, sotto la quale stavano le “notizie” dei ragazzi che davano fuoco, toccavano culi, fumavano in classe, “notizie” che davano la stura all’esercito dei Crepet e a usi e abusi dell’espressione “disagio giovanile”.

Bajani, invece, che fa? Segue, o meglio, si mette in mezzo a tre classi di liceali in gita: va due volte a Praga e una a Parigi. Osserva, chiacchiera, ascolta con loro la musica (a questo proposito, se vi interessa, qui c’è un’intervista che gli ho fatto a Maps). Ma, intelligentemente, evita ogni pruderie, e non entra nelle loro camere. Perché? Ma perché la privacy – seppure condivisa con i compagni di classe – è fondamentale a quell’età, e non solo). Parla con loro, ma non li interroga, ci chiacchiera, ma non li intervista. Sta in pullman insieme a ragazze e ragazzi, ma non fa finta di essere uno di loro. Quello che viene fuori è un bel libro, dentro al quale c’è un ritratto (chiaramente parziale) del nostro oscuro oggetto, gli adolescenti. Ma cosa sono, quindi? Sono tutto: c’è chi si interessa di politica e chi no, chi è timido e chi è sempre sotto i riflettori, chi ama la musica commerciale e chi ne preferisce altra. Un’ulteriore prova della veridicità del ritratto e dell’onestà intellettuale di Bajani.

Il libro è divertente, molto divertente. E tenero: attenzione, tenero, non pietistico. La tenerezza è un sentimento puro, che non va perso, credo. Se ne proverete mentre sfogliate le pagine di Domani niente scuola, beh, c’è ancora speranza. Potete ancora fidarvi di voi stessi e quindi, forse, degli altri.

“(…) è una fissazione degli adulti, quella di cercare riparo dalla pioggia, di pensare all’acqua come a una minaccia. E’ una fissazione degli adulti, esattamente come è una fissazione degli adulti quella di smettere di cantare a voce alta, o di smettere di correre. O come quella di smettere di fidarsi.”
Andrea Bajani – Domani niente scuola – Einaudi, Torino, 2008, p. 140

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Sui giovani di oggi io…

La cosa difficile è cercare di fare un discorso sensato sui quattro giorni passati a cercare di insegnare qualcosa ad una ventina di diciassettenni, senza cadere in esclamazioni tipo “O tempora o mores”. La cosa difficile è mantenere la calma quando, dopo una quindicina di ore spese a parlare di cinema e sceneggiatura c’è ancora qualcuno che confonde questa con la scenografia. La cosa difficile è evitare di reagire a male parole quando senti un ragazzino insultare un altro dicendogli “magrebino” (e no, caro W., non sono un loro insegnante, non posso prendere provvedimenti). La cosa difficile è rendersi conto che hai a che fare con un precipitato tremendo: adolescenti di una scuola privata di una delle città più ricche del ricco nordest. La cosa difficile è pensare che l’espressione “valore” e “crisi di valori” ha un senso, qualche volta. La cosa difficile è rendersi conto che spesso sono stronzi, razzisti e maleducati, e fanculo il fatto che abbiano diciassette anni. La cosa difficile è, subito dopo, rendersi conto che molti di questi ragazzini hanno avuto delle playstation e dei cellulari come unica compensazione alla mancanza di attenzione, amore, affetto. La cosa difficile è pensare che questi ragazzini voteranno, tra un anno. La cosa difficile è sperare che qualcosa cambi.
La cosa facile è stata arruffianarseli. “A voi piace Robbie Williams e Avril Lavigne, giusto? Ma noi non abbiamo tempo per ascoltare i loro pezzi prima delle lezioni. Ma possiamo ascoltarne dei riassunti.”
E quindi, grazie questi due brani che ho creato lassù, li ho spiazzati, stupiti, e ho catturato la loro attenzione.

Per quindici lunghissimi secondi, più o meno.

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Andiamo su nei monti…

E quindi, come è accaduto anche l’anno scorso, me ne vado per qualche giorno sui monti a parlare di cinema e sceneggiatura ad un branco di diciassettenni. La cosa che mi inquieta un po’ è che la professoressa che mi accompagnerà, e che ha seguito con me i miei seminari, mi continua a dire: “Cerca di fare delle lezioni il più pratiche possibili, perché questi ragazzi… No, non è che… Sono intelligenti, eh, ma… Insomma, non hanno tanta capacità di concentrazione, sono un po’ casinisti, insomma…”.
Con le classi dei due anni passati non c’era stata alcuna raccomandazione preventiva. E non è che fossero dei monaci buddisti.
Che dite, uso il classico “metti la cera, togli la cera” o faccio loro scavare delle buche nella neve e poi gliele faccio riempire?
Staremo a vedere. Sarò senza computer fino a venerdì. Statemi bbuono.

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