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Piani ben riusciti (post autocelebrativo)

Quando:

– la prima puntata della nuova stagione di Seconda Visione va bene come se non ci fosse stata la pausa estiva (e domani si replica, ovviamente);
– alla riunione di condominio riesci a ricacciare in bocca a tutti i “credenti” i commenti razzisti, citando correttamente la Genesi;
– vedi l’ultimo film della Pixar e ti sembra di essere stato al cinema per la prima volta;
– la prima presentazione del tuo libro è affollata di amici ma anche di facce mai viste;
– la band che ha suonato meravigliosamente da te in radio di pomeriggio, al concerto, di sera, ti dedica una canzone;
– il tiramisù che hai fatto in diretta webcam in un’altra radio con mezzi di fortuna è commestibile;
– fai il dj per una delle feste della radio (non l’altra, la mia) più belle di sempre e, alla fine, verso le cinque del mattino, quando metti l’ultimo pezzo e saluti, ti fanno anche l’applauso,

non resta che fumare un sigaro e compiacersi.

Domani torno incazzato, tranquilli.

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Agenda della settimana

In un post solo, serate risolte da oggi a sabato. Ehm, per me sicuro, per voi… pensateci.

Questa sera ricomincia Seconda Visione, il settimanale di cinema di Città del Capo – Radio metropolitana giunto alla nona stagione. Alle 2230 sui 96.250 e 94.7 MHz di Bologna e provincia o in streaming qua. Parleremo di Bastardi senza gloria, Ricky e Basta che funzioni.

Domani sera ho la riunione di condominio. Siete tutti invitati. Un punto all’ordine del giorno mi preoccupa: “digitale terrestre”. Mi alzerò in piedi e dirò “No!” come Marcel Marceau ne La pazza storia del mondo.

Giovedì esce Up, l’ultimo film della Pixar. Perderlo è punibile per legge. Anche se c’è un “Lodo Topo Gigio” che pende sulla questione.

Venerdì è una giornata tale per cui conviene suddividere le cose:
– a Maps ho ospiti dal vivo Amor Fou e Dente, che ci suoneranno qualcosa di edito e di inedito. E forse ci sarà una bella sorpresa. Dalle 1530 su Città del Capo… beh, vedete sopra, le modalità sono le stesse.
– alle 18 presso la Libreria Trame, in via Goito 3/c a Bologna, presenterò La guerra in cucina (Eumeswil), insieme al nuovo romanzo di Paolo Alberti Sei caffè. Con noi ci sarà Gianluca Morozzi, il curatore della collana per cui io e Paolo usciamo. Per saperne di più andate qua. Ah, se volete qui trovate un altro racconto da leggere a sbafo.
– alle 21 sarò ospite della radio cugina sempre per presentare il libro. In più pare che farò il tiramisù in diretta webcam. Il tutto a Get Black.
– e poi me ne vado al Covo a vedere gli Amor Fou e a svenire sul dancefloor, presumo.

Sabato c’è la festa di compleanno di Città del Capo – Radio… Quella là. Metterò i dischi e… Copio e incollo.

22 anni di libera informazione: ancora per quanto?
Città del Capo festeggia il suo compleanno al Locomotiv Club.
Prima di dare il via alle danze un incontro con Luca Bottura, Angela Baraldi, Emilio Marrese, Antonella Mascali. E con un video inedito di Alessandro Bergonzoni, una vignetta di Elle Kappa e tanti altri ospiti a sopresa. Alle 23 brindisi con le voci di Città del Capo e poi si balla con i suoi dj (MorraMc, Francesco Locane e Enzo Polaroid). Alle ore 21,00 al Locomotiv Club, Via Serlio 25/2 Bologna. Ingresso 5 euro.

Poi dite che non c’è niente da fare. Fatevi riconoscere. A parte alla riunione di condominio: vi sgamo io, non potete votare.

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L’irrappresentabile

Sono andato a vedere un film tedesco, Settimo cielo, per parlarne stasera a Seconda Visione. La storia è quella di una donna che ha passato la sessantina e che sta da trent’anni con un uomo più grande di lei. Poi, il colpo di fulmine: lei si innamora perdutamente di un sessantaseienne, con conseguenze drammatiche. Ho visto questo film a uno spettacolo pomeridiano, in una sala gremita (come spesso accade a quegli orari) da persone che avevano le età dei tre protagonisti.
Il regista, Andreas Dresen, non ha pudori, come è giusto che sia. Dovendo rappresentare la passione, sceglie di mostrarla, e punteggia il film di scene di sesso. I commenti del pubblico in sala mi hanno fatto rabbrividire: “Guarda che cadavere” è stato il climax, raggiunto da una coppia di settantenni seduti dietro di me (che hanno commentato per tutto il film: ma di tipologie umane da sala ho già parlato qua e qua), lanciato nell’aere quando è comparso il corpo – naturalmente raggrinzito e molle – di uno degli attori.
Piccoli lettori, avrei capito la risatina imbarazzata, al limite anche la battuta, ma quel “cadavere” non era un vecchio putrefatto: era un corpo non credo così distante da quelli che riempivano la sala in cui ero. E allora ho capito. Ho capito che se delle persone si insultano pubblicamente, dandosi del cadavere, siamo davvero a un punto di non ritorno.
L’erotismo tra anziani è irrappresentabile, il corpo (nudo, ma non solo) dell’anziano è irrappresentabile, poiché distante dai canoni vigenti che vogliono il corpo solo ed esclusivamente come oggetto sessuale. Persino i bambini si avvicinano (orrendamente) a questi canoni, più degli anziani. E questa forma ha coinvolto tutti, compresi i bambini (pericolosamente) e gli anziani, che si odiano, vedendosi su uno schermo. Sarebbe dovuta nascere una qualche forma di empatia, quanto meno.
E invece no. “Guarda che cadavere.” Badate bene: non è moralismo, è istinto di conservazione, amor proprio, accettazione di sè. E la mancanza di queste cose porta a overdosi di cibo, diete e botulino, a età diverse. Parliamone, dopo avere visto Il corpo delle donne.

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Note a margine

“Mangino cavallette”. Concordo con il senso di disagio provato da Emmebi: che uno dei punti salienti del vertice FAO sulla fame nel mondo sia un cenone, fa un po’ specie. Ma non è tutto: quando si è aperto il summit, Repubblica.it ha pubblica un articolo in cui la FAO dice che è questione di tempo, ma che alla fine mangeremo insetti. “Buoni e saporiti, forniscono un elevato apporto nutriente”. Il problema rimane la mancanza di contorno.

Todt Cab for Cutie. Il nuovo disco dei Death Cab for Cutie si intitola Narrow Stairs, ed è uscito ufficialmente qualche settimana fa. Come accade da un bel po’ di tempo, il disco è finito nelle reti peer-to-peer alla fine di aprile. Stesso titolo, stesse canzoni, tag a posto. Solo che era il disco dei tedeschi Velveteen, molto simile come suoni e arrangiamenti, in realtà, a quello della band americana. Il punto è che una giornalista di “Rumore” ha fatto del disco dei Death Cab for Cutie il disco del mese… recensendo quello finto. Con un certo entusiasmo, anche. Apriti cielo: il dibattito si sviluppa sul blog di Inkiostro e ne parleremo domani a Maps. My two cents? Questo evento è sintomatico, terribilmente sintomatico del mondo musicale di oggi e della critica (spesso improvvisata) che gli ruota attorno. Trovare colpevoli e metterli alla gogna, però, è inutile e banale.

Volevo chiedere… Petunio ha incontrato lo Sbagliatore Professionale di Domande, cioè quella persona che interviene in un dibattito pubblico, spesso culturale come una presentazione di libro o di film, e fa delle domande inappropriate. Quando va bene. Infatti, alla fine dello scorso mese ho presentato un libro. Al momento delle domande una signora bizzarra ma intelligente (o viceversa) ha preso la parola, iniziato un preambolo lunghissimo, risposto al telefono che le suonava nella borsetta da qualche minuto, parlato un po’ alla cornetta, chiuso la chiamata e… “Ripreso la domanda”, direte voi, miei piccoli lettori. No. Ha ripreso il preambolo.

“Ho forgiato un amuleto che ti renderà invincibile…” A Seconda Visione era venuto ospite uno dei suoi attori, e conosco il blog di uno dei suoi autori. La curiosità per The Iron Pagoda, il primo film wuxiapian italiano, o foss’anche bolonnaise, è cresciuta a dismisura. Un film da non perdere, fidatevi: qua tutte le notizie e i modi per scaricarlo o vederlo direttamente.

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Fourty-eight hours – Loos, planes and queues

Questo il tempo effettivo in cui sono stato a Londra, alla fine. Anzi, quarantacinque, visto che tre le ho passate in un non luogo per eccellenza, l’aeroporto di Stansted, dove una massa umana italica enorme ha dovuto fare una fila mostruosa prima per il check-in del volo, e poi per i controlli di sicurezza. Efficientissimi, per carità: ero pronto ad un’ispezione anale, e credo ci sia mancato tanto così. Se non altro ho preso l’aereo al volo, come nei film. “You’re lucky”, mi sono sentito dire dall’assistente di volo. Due minuti di orologio dopo l’aereo iniziava a rullare sulla pista.

Il primo impatto con Londra, dopo dieci anni, è stato traumatico: Italia ovunque. Nei ristoranti in giro, nei panini preconfezionati, nei vari caffè, nelle vetrine dei negozi di moda. Mi guardavo intorno meravigliato, rischiando la vita ad ogni incrocio: la guida è rimasta gloriosamente britannica, a sinistra.

Il secondo impatto con Londra è stata la prima pinta in un pub, verso le cinque di pomeriggio di venerdì (sapete, per me erano le sei, quindi quasi ora dell’aperitivo: meraviglie del jet-lag). Entro nel bagno del locale, genialmente posto dopo due rampe di rapidissime scale: praticamente una selezione naturale. Sul muro del cesso la scritta “Pope rules ok”, che faceva curiosamente il paio con quella vista all’aeroporto, appena atterrato a Stansted: quella diceva “protestants” e, sotto, un classicissimo “fuck the pope”. Prima madeleine: quando andavo in vacanza studio in Inghilterra, a metà degli anni ’90 (fa impressione scritto così, eh?) una delle t-shirt che andava di più raffigurava Giovanni Paolo II con uno spinello in bocca e la scritta “I Like the Pope. The Pope Smokes Dope”. Mai comprata. Peccato.

Il giorno dopo, Tate Modern. Mi sono sentito un po’ come Jonathan Rhys-Meyers in Match Point. Scarlett non si è presentata, peccato. Inutile parlare qua delle bellezze esposte (nel senso di opere d’arte, santiddio). Parlerò invece di nuovo di cessi. Stavolta la scritta, geniale, recitava: “I’ve just made a modern fart“.

L’ultima sera, il Vortex, un jazz club dove ho condiviso il tavolino prenotato a suon di dodicisterline con tale mr Foot, annunciato dal suo cartellino di prenotazione (impagabile: quando è arrivato l’omino al tavolo ho sfoderato il mio miglior accento britannico e ho detto “Mr Foot…?”, e giuro che l'”I suppose” è stato ad un passo dall’essere pronunciato). Diciotto euro per vedere un concerto di una simil Dusty Springfield, con metà della voce, e il doppio della mimica. Mr Foot estasiato, io molto molto meno. No, perché va bene l’interpretazione, ma cantare in una canzone “dolphins” e fare il gesto ad ondina con la mano è davvero troppo.

Bene, vado. Stasera, seconda puntata di Seconda Visione. Domani, per chi fosse interessato, a Sparring Partner c’è Massimo Carlotto in diretta.

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Una ferale fiera in giorno feriale

Venerdì scorso sono stato per la prima volta in vita mia ad una fiera, per lavoro. Non avevo da presidiare uno stand, ma, fondamentalmente, dovevo fare interviste, prendere contatti, fare cose, vedere gente, eccetera eccetera.
Non ero mai stato proprio al quartiere fieristico di Bologna: no, mai stato al Motorshow in vita mia, di solito quando c’è emigro dalla città, visto che il rapporto tra me e i motori è di reciproca indifferenza. La fiera in questione era la diciottesima edizione del Sana, il Salone del Naturale.
Ora, si sono buttati tutti sul naturale, sul biologico, sull’ecocompatibile: infatti tra gli espositori c’era qualsiasi cosa, dal salumiere Rosario Mangione (sic), alla Galbusera, all’azienda bio di Marco Columbro (sigh), al Ministero dell’Ambiente. Tutti hanno una linea bio. Probabilmente anche l’Esso, ma non l’ho vista.
Insomma, mi aggiravo annoiato tra gli stand, senza la benché minima tentazione di assaggiare del formaggio di capra ecologico (immagino, quindi, proveniente da una capra vera) o del pane biologico certificato, quando, ad un certo punto, mi si è parata una hostess davanti.
“Vuole provare il nostro olio?”, mi ha chiesto. Non mi ha poi dato una fetta di pane, ma si è messa del liquido su una mano e ha iniziato a massaggiarmi il collo, dicendo, poi, “Scusi se la tocco”. Io avrei voluto dire “prego, tocchi pure”, invece mi è venuto fuori una specie di gorgoglio misto a fusa. Mentre la ragazza mi spalmava di olio di menta, mi elencava le proprietà benefiche del prodotto in questione. Ho appreso quindi che, spalmato, fa bene per dolori reumatici, cervicale, distorsioni, strappi, bronchite, sinusite, vertigini, e ha notevoli capacità di permettere il ritorno dalla morte. Ma, attenzione, se messe due gocce di olio su un po’ di zucchero e ingoiate, ecco che la digestione va che è una meraviglia, il mal di gola passa, e ne acquista beneficio anche la voce. Dulcis in fundo, due gocce in una pentola d’acqua bollente profumano l’ambiente che è una meraviglia.
La ragazza ha smesso di massaggiarmi e mi ha chiesto: “Allora, le interessa?”. Io sono scappato facendo “no” con la testa. Ero terrorizzato che mi dicesse che l’olio andava bene anche per le emorroidi. E me lo dimostrasse.

Approfitto di questo spazio e ringrazio il mio produttore, perché mi sono portato a casa ben due nominazioni di Macchianera: una per il miglior blog cinematografico (SecondaVisione) e una per questo blogghetto qua, nella categoria “Miglior blog personale”. E poi, se vogliamo dirla tutta, ci sarebbe anche la nominazione per Ciccsoft nella categoria “Blog collettivo”. Che tripudio. Votatemi, ché poi si va a cena insieme, eh.

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Radio (Post)

Il vero inizio dell’anno, lo sapete, è dato dall’autunno: scuole che ricominciano, e partenze di “annate” e palinsesti di vario tipo, compreso quello radiofonico.

Sebbene sia già cominciato la settimana scorsa, vi segnalo la seconda puntata di Monolocane, il mio programmino serale, che va in onda, come sempre, ogni giovedì dalle 2230 alle 0030 (circa) su Città del Capo – Radio Metropolitana. Il solito chiacchiericcio, la solita musichella, le solite rubriche (“Tengo ‘na minchia tanta” e “No Accademia No DAMS”), ma nuove incredibili possibilità di interazione. Oltre al numero telefonico della diretta (051 642 80 81) e alla mail della diretta (direttaatradiocittadelcapo.it), adesso abbiamo anche gli sms, come a Radiodigei, che possono essere mandati al numero 348 76 49 289. Usateli per insultarmi e richiedere canzoni.
Nella seconda puntata di Monolocane, domani, vi riproporrò l’intervista che ho fatto il tre luglio scorso a Tori Amos, di cui ho già parlato su queste pagine. Se non ce la fate a sentire l’intervista, ma proprio vi disperate perché l’avete persa, c’è la pagina della trasmissione sul sito della radio che vi soccorre. E se volete sentire tutte le interviste e gli speciali dell’anno scorso, basta accedere all’archivio.

Già che ci siamo, vi dico anche che è iniziata da ben tre settimane la quinta stagione di SecondaVisione, con delle novità. Abbiamo finalmente un archivio audio, dove potrete scaricare tutte le puntate per intiero. E pare che presto avremo anche il podcast.
Insomma, verso l’infinito e oltre.

Ah, per ascoltare Città del Capo – Radio Metropolitana, seguite queste istruzioni. Per prima cosa, guardatevi intorno: ci sono le due torri in lontananza e qualcuno, intorno a voi, dice parole come “soccia” e non becca una “z” una? Allora dovreste essere a Bologna. In tal caso le frequenze della radio sono 96.3 e 94.7 MHz. In caso contrario, potete sentire la radio in streaming.

Update. Ops, mi sono ricordato che oggi è il John Peel Day, quindi stasera vedrò di farvi sentire alcuni pezzi andati in onda nei suoi storici programmi. Se volete ne potete scaricare una caterva qua.

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