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Ts-ts-ts Tdsch: you could write it so much better

Sono stato uno dei difensori dei Franz Ferdinand, quando uscì il loro primo disco. Con il passare del tempo, aspettando il loro secondo disco, iniziavo a sfregarmi le mani e a pensare: “E adesso? Che farete?” E invece il secondo disco dei Franz Ferdinand è come il primo: divertente. Sono d’accordo con quello che dice Bertoncelli sul numero di ottobre di Linus, e credo sia una delle prime volte. Però c’è un però. Se no, uno che fa, scrive un post per dire di essere d’accordo con Bertoncelli?
Il però è dato da qualcosa che suona come ts-ts-ts. Che non è la versione triestina dell’est-est-est, bensì il rumore del charleston in levare.

Questo suono, o timbro, per i lettori colti e preparati, sta diventando ormai una caratteristica di molta musica degli ultimi anni, fino ad essere un vero e proprio tratto distintivo di quello che qualche scriteriato chiama “punk-funk”. Un genere che, d’altro canto, sta perdendo sempre più identità, mischiandosi naturalmente con tutto il resto. In sè la cosa non è il male. Ma pensate ad un altro timbro tipico: questo.

Ebbene sì, è il rullante anni ’80: impossibile non riconoscerlo, impossibile limitarlo ad alcuni gruppi, generi o tendenze. Il rullante anni’80 ha invaso la musica di quella decade, ed è impensabile oggi sentire un pezzo di quel decennio senza sentire un formicolio alle gambe e alla testa: sono gli scaldamuscoli che si stanno formando intorno ai vostri polpacci e i capelli che stanno iniziando un lento processo di cotonatura. Processi inarrestabili, se non fermando la canzone.
Mi chiedo quindi cosa succederà tra dieci o vent’anni, quando sentiremo un disco dei Franz Ferdinand, dei Discodrive, dei Clap Your Hands Say Yeah o di qualche altra decina di gruppi. Forse sentiremo pungerci la pelle dalla crescita spontanea di decine di spillette.

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