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Elio e le storie nuove

Andando all’Arena Parco Nord, mercoledì, mi dicevo: “Pubblicherò sul blog qualcosa a proposito del concerto, ma sarà la terza volta che parlo di Elio e le storie tese. Mi limiterò a delle foto.”
Quando “John Holmes” ha aperto l’ennesimo concerto che vedo del simpatico complessino, ho avuto per un attimo il sentore della noia, e mi è balenato per la testa il pentimento per avere prenotato (come ogni volta) il cd brulè.
Eppure mi hanno sorpreso, anche questa volta.
Intanto perché hanno sopperito all’assenza di Rocco Tanica (in studio a Milano a lavorare al nuovo disco della band, che pare esca a gennaio) con un tastierista misterioso (Jantoman? Claudio Simonetti? Johann Sebastian Bach?) e con Vittorio Cosma, che si è presentato con il nome di Clayderman Viganò. Il tutto ha funzionato egregiamente sin dall’inizio, con i brani ormai rodati. Ma poi, stupore, gli Elii hanno eseguito “Oratorium”, una canzone uscita solo su singolo e hanno continuato con “Christmas with the yours” con Graziano Romani sul palco a cantarla come nella versione originale. Ci è stato dato un assaggio del nuovo disco con “Parco Sempione”, che spero diventerà l’inno nazionale di chi si oppone ai bonghisti della domenica (e so che siamo in tanti a desiderare di forare pelli di tamburo).
E ancora, un medley che è stata l’ennesima prova del fatto che la band è veramente padrona di una tecnica superlativa: sono state messe insieme “Pipppero”, “La chanson”, “Discomusic” e “Born to be Abramo”.
A quel punto lo scontato finale con “Tapparella” è stato comunque salutato da un coro di “Forza panino”.

E voi direte: sì, vabbè, ma ci fai sentire qualcosa? E come no: a voi foto e video, proprio di “Parco Sempione” (trovate altri video del concerto qua).

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Gianni e le storie tese

Ieri c’è stata la mezza maratona di Bologna. Incredibile, sportivo come sono, che me la sia persa, ma ormai è inutile piangere sull’acido lattico (versato). Piuttosto, il giorno prima si è svolta una grande kermesse (non vedevo l’ora di scrivere questa parola sul blog) in attesa della competizione. Su un palco in piazza Maggiore si sono esibiti vari artisti, e anche gli Zero Assoluto.
Ma il clou della serata, presentata da un Linus che secondo me non vedeva l’ora di andarsene a correre il giorno dopo, è stata la presenza di Gianni Morandi, che tornava a suonare davanti a San Petronio dopo anni, insieme ad altri, tra cui la nostra blogger, nonché cantante, Syria. Ma soprattutto insieme agli Elio e le storie tese.
Me ne vado quindi in piazza pensando tra me e me che, da anni, vedo il simpatico complessino almeno una volta l’anno, e che avrò la fortuna di sentire “Fossi figo” cantata dal buon Gianni insieme agli Elii.
E invece la sorpresa non sono stati questi, ma proprio Gianni. Mai stato un fan di Morandi: va bene, da piccolo ho cantato anche io “Sei forte papà”, e forse anche “Fatti mandare dalla mamma”, ma insomma, non ho un suo disco uno.
Quando ho visto, quindi, che il concerto stava diventando – appunto – Gianni e le storie tese, con una serie di pezzi a me sconosciuti dell’artista bolognese, omonimo di quello delle nature morte, arrangiati con la band, mi sono detto “e vabbè”. Solo che Morandi ci crede davvero. Lui, in fondo, è quello su mille che ce l’ha fatta, ma è come se fosse ancora in salita. Salta, fa le faccette, gode, strilla, cioè, gli piace proprio cantare, e vuole davvero dare di più. Una rivelazione.
Ma il meglio è successo quando Morandi è letteralmente impazzito. Ha preso la chitarra e ha iniziato la serie dei suoi grandi successi: due parole alla band, tipo: “È in do maggiore”, o “Qui fammi un assolo”, e via: “In ginocchio da te”, “Non son degno di te”, “Se puoi uscire una domenica sola con me”, eccetera. Delle storie tese, ovviamente, il più in palla è stato Rocco Tanica, che credo sia veramente un mostro assoluto, in grado di suonare tutto e subito. Faso e Cesareo un po’ in difficoltà, ma quello veramente in palla – si fa per dire – era Christian Meyer, il batterista. Essendo egli svizzero, “fatti mandare dalla mamma a prendere il latte” era al massimo la frase per fare sì che lui e la sua fidanzatina si imboscassero tra le Alpi e i verdi pascoli, tra i monti che sorridono e le caprette che fanno ciao.
Come fare, quindi? Semplice: appena iniziava un pezzo, Elio, vicino al batterista, gli mimava il ritmo. Tempo due battute e lo svizzero andava. Uno spettacolo.
Lo so, lo so. Che razza di giovane sono, che vi parlo del concerto di Morandi e non di quello dei TV on the Radio di ieri? Ma di quello hanno già parlato in tanti, e benissimo. Io, invece, mi sono sorpreso ad emozionarmi mentre le migliaia di persone in piazza Maggiore cantavano all’unisono “C’era un ragazzo”.
Ma “Sei forte papà” non l’han fatta, per la cronaca.

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