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L’antipastino

Entri in un ristorante: è presto perché quella sia considerata ora di cena nel fine settimana della metropoli. Ti accoglie un cameriere che accompagna te e lei a un tavolo. Non fai in tempo a sederti che lo stesso cameriere, sulla quarantina, con una certa rassomiglianza con Massimiliano Bruno, ti offre di portarti “un antipastino”. E, nel descriverlo riempie di prelibatezze con movimenti della dita un piatto immaginario tenuto con la mano sinistra. Dice “Un po’ di formaggio, salu…” e tu lo interrompi, ringraziandolo, per chiedere il menù. Lui si ferma e ti guarda offeso. “Gliel’avrei portato, eh”, replica, prendendo due liste in mano.
Scopri che l’antipastino è per minimo due persone, e costa 15 euro al piatto.
L’antipastino.
Da quando il cameriere prende l’ordinazione (due pizze, una birra media e una bottiglia d’acqua) a quando queste giungono al tuo tavolo, sono arrivate altre persone.
“Intanto vi porto qualcosa, un antipastino?”
Non è neanche bello a vedersi, ma, nel giro di quindici minuti l’antipastino è su ogni tavola del ristorante.

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Evitate i grassi

E non solo, anche le bevande alcoliche, bevete molta frutta e mangiate molta verdura. Questo è quello che dicono sempre i dietologi, o meglio, coloro i quali hanno una cattedra in Scienze dell’Alimentazione, qua e là, in qualche università del nostro bel paese. Lo dicono quando vengono intervistati, almeno una volta alla settimana durante l’estate, da quel supplemento geniale e utilissimo che è “TG2 Costume e Società”. E io prendevo sempre in giro queste persone dicendo “Ma chi vuoi che si mangi la trippa al sugo a Ferragosto?”. E invece…

5 agosto 2003, Corsica orientale. Ristorante “Chez Felix”. Siamo in quattro e prendiamo da mangiare due menù. A coppie.

  • Antipasti: salumi tipici corsi/patè
  • Piatto principale: spezzatino con polenta/arrosto di maiale con salsicce e fagioli
  • Formaggi (una specie di piatto/totem grande quanto una pista delle macchinine)
  • Dolce (i miei amici ci hanno dato dentro, io, lo ammetto, ho preso una macedonia. Avevo paura di morire)
  • Vino rosso della casa: incazzatissimo
  • Liquore alle castagne: quando l’abbiamo odorato abbiamo pensato di fare testamento. Poi, invece, si è rivelato meno violento di quello che si pensava.

Ieri, 19 agosto 2003, un ristorante in corso Regina Margherita a Roma. Siamo in due. E abbiamo fame. E, evidentemente, è troppo tempo che non guardiamo “Costume e società”.

  • Antipasti: crostini vari/fritto misto
  • Pizza: due. La mia amica aveva ordinato una pizza di cui non ricordo il nome. Il cameriere l’ha guardata in maniera strana per dissuaderla. Lei ha cambiato ordinazione. Da quel momento (e nei momenti successivi) la scena di riferimento è quella del ristorante in Monty Python – Il senso della vita
  • Birra: due, medie. Io chiara, lei rossa. Così, tanto per essere precisi.

Sorpresa finale: il cameriere ci ha presi in simpatia e ha deciso di offrirci qualcosa dopo cena. E voi direte: il classico limoncello? Ma no, banali che siete! Vin santo e cantucci.
Secondo me hanno tentato di ucciderci. Ma non ce l’hanno fatta.

P.S. Ehm, non date molta importanza al fatto che ieri non ho postato niente. Ero… stanco. Fra un po’ me ne vado all’Aquila. A domani sera.

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