Archivi tag: monolocane

You Speak My Language

Mi ricordo benissimo quando ho sentito per la prima volta i Morphine: era l’estate del 1995 e un amico mi passò Yes, uscito qualche mese prima. Avevo appena diciassette anni, eppure quei brani mi colpirono tantissimo: erano liberi, del tutto originali, unici nel loro genere. Poco alla volta recuperai la discografia dei Morphine, conclusa con il cd masterizzato di The Night, nel 2000, quando Mark Sandman era già morto da un anno abbondante. Diciassette anni dopo penso ancora che le canzoni dei Morphine siano una specie di unicum.
I Morphine sono ormai per me un metro di paragone inevitabile: non arrivo a dire “se ti piacciono sei mio amico, se no no”, però mi trovo in sintonia con chi li ama. Un po’ come faccio con i Monty Python. In fondo, per capire bene la band di Boston e il gruppo di matti per lo più britannici, bisogna comprendere il loro modo di comunicare e, cosa non da poco, la loro ironia.
I Morphine sono stati, con “Have a Lucky Day”, la sigla finale di Monolocane (la trasmissione notturna che ho condotto tanti anni fa), con “Honey White” (la traccia che apre Yes) il ritorno a quell’estate di metà anni Novanta, con “The Night” il suggello tremendo di qualcosa di meraviglioso che avrebbe potuto essere e che non sarà mai.

Quando, qualche mese fa, ho scoperto che la Gatling Pictures aveva prodotto un documentario sul leader della band, Cure for Pain – The Mark Sandman story, ho sentito che volevo e dovevo fare qualcosa su questo film che ancora neanche possedevo. E ho contattato subito la casa di produzione, il produttore Jeff Broadway e il sassofonista dei Morphine, Dana Colley. Non lo faccio mai: prima di parlarne per lavoro voglio ascoltare, vedere e leggere. Ho rischiato, perché sentivo che il documentario era qualcosa di buono: quando l’ho visto, nonostante tutti questi pregiudizi positivi, il mio stupore è stato grande. I registi di Cure for Pain sono riusciti a realizzare un bel film, da ogni punto di vista, adottando una prospettiva rischiosa (quella della tremenda storia dei Sandman) e portando lo spettatore ad appassionarsi a una storia unica e per lo più misconosciuta.

Finalmente lo speciale su Cure for Pain – The Mark Sandman story è pronto: va in onda questo pomeriggio in Maps e, da domani, potrete riascoltarlo andando qua. Come “regalino” per voi fedeli lettori, vi anticipo il contenuto delle interviste che hanno trovato posto nello speciale, trascritte in forma integrale. Se non volete rovinarvi la sorpresa perché preferite sintonizzarvi su RCdC intorno alle 16 di questo pomeriggio, vi basta non cliccare qua sotto. Per tutti gli altri, buona lettura. Per gli altri che amano alla follia i Morphine, spero che l’ascolto e la lettura siano emozionanti quanto per me preparare questo lavoro; in fondo, tutto questo è che anche per voi: “you speak my language”.

Continua a leggere

10 commenti

Archiviato in I'm Happy Just To Dance With You, Things We Said Today

So long, Berretta Rossa

Some Rights Reserved to Alessio Bragadini (http://www.flickr.com/photos/abragad)Mi piacerebbe ricordarmi quando ho messo piede per la prima volta negli studi che la radio abbandona in questi giorni: avrei potuto farlo, se tenessi un diario. Non avrei mai potuto, invece, sapere quante ore ho passato in quegli studi e uffici, dal 2001 a oggi, nello studio di regia, davanti a un computer, sui gradini dell’entrata, nelle altre stanze della sede di Radio Città del Capo. Ma se dovessi calcolare quanto tempo abbia passato in quella “casa” rispetto alle case che ho vissuto in trentatrè anni (e passa) di vita, sono certo che “Berretta Rossa” si posizionerebbe ai primi posti di quest’inutile e immaginaria classifica.

Mi ricordo di quando hanno sbagliato grossolanamente il nome della via, delle notti passate a trasmettere Monolocane e delle maratone dei “morti viventi”, quando stare là era davvero come stare a casa. Mi ricordo di avere pianto, brevemente e violentemente, in un giorno tremendo di agosto e di avere riso a crepapelle (talvolta anche a microfoni accesi) innumerevoli volte. In via Berretta Rossa, quella che è quasi a forma di H, quella che è erronamente segnalata su alcune mappe e navigatori da far perdere nella periferia bolognese più di una band attesa per un live a Maps, ho litigato un paio di volte e mi sono formato dal punto di vista lavorativo. Ho conosciuto amori e amici, là, e ho bevuto centinaia di caffè della macchinetta.

Oggi pomeriggio trasmetto per l’ultima volta dagli studi di via Berretta Rossa: Radio Città del Capo si trasferisce altrove, in un posto che è in tutto e per tutto assai migliore di quello dov’è stata finora; ma, per oggi e oggi solamente, mi permetterò un briciolo di malinconia. Non preoccupatevi, non trasparirà dall’onda, sarebbe poco professionale: quelle mura che, in fin dei conti, mi hanno visto crescere, si meritano per l’ultima volta il meglio di me.

9 commenti

Archiviato in I Me Mine, Things We Said Today

2.0

E quindi, per la prima volta dal gennaio di quest’anno (escludendo la pausa di agosto) non ho postato quotidianamente sul blog, anche perché ero impegnato a rimetterlo a posto.
Più di novecento articoli non sono uno scherzo, né dal punto di vista del tempo speso (in un frangente della mia vita in cui il lavoro mi ha letteralmente sommerso), né per quanto riguarda l’impatto psicologico di rileggersi interamente otto anni di post (per taggarli, associarli a categorie, eccetera) in ordine cronologico. Mi sono ovviamente divertito, arrabbiato, compatito, criticato e preso per il culo.

Ed è stato trasferito e salvato anche quello che chiamavo (ed è) “L’inutile fotoblog di A Day in the Life”: da Splinder è passato a Flickr. E anche il lavoro fatto su quel centinaio di foto è stato stimolante, dal punto di vista emotivo e psicologico. Mi sono accorto di fare una nuova psicanalisi (dopo le parole, usando le immagini) quando ho notato che, mentre mettevo a posto le foto, l’ora di lavoro era in realtà di cinquanta minuti e costava tantissimo.

Il tutto è accaduto in un periodo per certi versi logorante e di sicuro denso di cambiamenti dal microscopico all’internazionale; talmente esagitato che, se oggi fosse il 20 dicembre 2012, starei leggendo da un pezzo La religione Maya for Dummies, sottotitolo: “Un dio vale l’altro, ma intanto salvati il culo”. E invece no: tutto ciò è solo la preparazione per un anno che ci vedrà saltare come pop corn in una padella, ne sono certo. Speriamo almeno che, dopo, il film sia decente.

Comunque, ora posso dirlo, ecco a voi il nuovo blog. Oltre al solito profluvio di parole più o meno inutili e senza senso, ci troverete le interviste fatte nelle vecchie trasmissioni Sparring Partner e Monolocane e altro materiale audio.
Adesso si ricomincia cercando di essere un po’ più leggeri e sfrontati degli ultimi tempi. Ero più divertente, a metà anni 2000, ammettiamolo. Ma avevo un gusto pessimo nello scegliere le immagini da associare ai post. La nuova scelta stilistica (che attende i vostri pareri) è all’insegna della sobrietà e della maggiore qualità rispetto alla quantità. Insomma: una foto per post, anche non tutti i giorni, però un po’ di sostanza, per dio.

E comincio, quindi, contraddicendomi. Foto a parte.

3 commenti

Archiviato in I Am The Walrus, I Me Mine

Minilocane

I post che avrei voluto scrivere in questi giorni dovevano avere altri argomenti: il mio ritorno stagionale nel borgo natìo e il decennale della mia presenza a Bologna. Ma spesso, qui, il giovedì o il mercoledì, ho annunciato la puntata di Monolocane, soprattutto quando ho avuto ospiti particolari, o dischi belli da farvi sentire, o altro.

Beh, quella di oggi sarà l’ultima puntata di Monolocane. Una cosa che fa a pugni con quello che c’è scritto un po’ più in giù nella pagina: ma del resto non pensavo che la prima puntata sarebbe stata anche la terzultima. Ma prima di inviare sdegnate lettere alla direzione di Città del Capo Radio Metropolitana, sappiate che la mia voce, dalla prossima settimana, infesterà l’etere molto più di quanto l’abbia fatto fino ad adesso. Il match è tutto da cominciare.
Resta il fatto che quella di stasera sarà l’ultima puntata di Monolocane. Non so cosa succederà: dipende anche da voi. Forse durerà di più, forse no. Comunque, è il caso di dirlo: stay tuned.

Vuoi sentire l’ultima puntata di Monolocane per poi vantarti con gli amici? Bravo! Se sei a Bologna, prendi il tuo apparecchio radiofonico a valvole, accendilo e sintonizzati sui 96.3 o 94.7 MHz. Se sei un ragazzo del duemila o non hai un apparecchio radiofonico, usa il computer. Basta cliccare qua.

6 commenti

Archiviato in Eight Days A Week, Things We Said Today

Monolocane Eats Plastic … and Likes It A Lot

Si ricomincia, quindi. Una nuova stagione di Monolocane, e adesso a pensarci non mi ricordo più neanche qual è. La terza? La quarta, mi sa. Come passa il tempo, signora mia.
Praticamente, rispetto alla scorsa stagione non è cambiato niente: il giorno rimane giovedì, l’ora le 2230, la radio è sempre la stessa, il conduttore anche. Rimangono gli appuntamenti con “No Accademia, No Dams”, l’unica rubrica di critica letteraria e sociale fatta sugli annunci immobiliari, e con “Tengo Una Minchia Tanta”, una delle tante rubriche pruriginose che potete trovare sui mezzi di comunicazione di massa. Ci sarà ogni tanto anche “Monovolume”, la rubrica letteraria, ma solo ogni tanto, ché mi hanno detto che la cultura tira poco.

Ma.
Ma per la prima puntata sono contento di farvi conoscere e parlare al telefono con i Mickey Eats Plastic. Sono in due, sono di Roma, fanno musica elettronica, ed è appena uscito il loro primo disco People Eating Tasty People: potete scaricarlo aggratis o comprarlo accinqueeuro qua. Sentiteli, ne vale la pena. Perché i Mickey Eats Plastic sono bravi, raffinati e trattano bene le vostre orecchie e la vostra testa.

Siateci, quindi: per manifestarvi potete usare la mail diretta[at]radiocittadelcapo.it o il numero di sms 348 76 49 289.

Vuoi sentire Monolocane e quindi esserci? Oh, dai, grande, figata! Se sei a Bologna, prendi la tua vecchia radio, accendila e sintonizzati sui 96.3 o 94.7 MHz. Se sei altrove o non hai un apparecchio radiofonico, usa il computer. Basta cliccare qua.
E per te, che ami leggere i caratteri superextrasmall e non ti sfuggono mai le postille dei contratti che firmi, un simpatico regalo con cui riempire le tue giornate: il promo di Monolocane stagione 2006-2007!

4 commenti

Archiviato in I Am The Walrus

Monolocane: anche iss’ adda finì

Ebbene sì, amiche e amici, siamo arrivati alla fine della stagione 2005-2006 di Monolocane. La terza? La quarta? Non ricordo. Comunque, questa sera dalle 2230 alle 0030 avrete l’ultima possibilità, almeno fino ad ottobre, di sentire gli annunci di “No Accademia, No DAMS”, le notizie piccanti di “Tengo una minchia tanta” e soprattutto le mie enormi, numerose, fastidiosissime cazzate.

A fare da contraltare, come ospiti speciali, i Bonnie&Clyde della blogosfera, il Fruttero e Lucentini della scrittura erotica, insomma, quei due simpatici pisquanazzi di Magenta e Woland. Si va a braccio, eh.

Siateci.

Vuoi sentire Monolocane? Ma dai, davvero? Ehi, sei un tipo ok, amico! Se sei a Bologna, prendi la tua vecchia radio, accendila e sintonizzati sui 96.3 o 94.7 MHz. Se sei altrove o non hai un apparecchio radiofonico, usa il computer. Basta cliccare qua.

5 commenti

Archiviato in Eight Days A Week

Tutta la Pulsatilla minuto per minuto

Care e cari (come sono papale, a volte), il blog va a rilento, cioè in maniera inversamente proporzionale al mio ritmo di vita. Ma la trasmissioncina resiste (e presto ci saranno novità anche per l’altra).
Stasera avrò come ospite telefonico Pulsatilla, la donna che ormai è sulla bocca di tutti, e che mi vanto di conoscere ormai da qualche annetto, prima che balzasse agli onori della cronaca per il suo libro. Parleremo quindi de La ballata delle prugne secche, ma anche di altro, senza scaletta, senza rete, un po’ come se parlassimo solo io e lei. Quindi, dalle 2230 di stasera, vi attende una perversione voyeuristica-uditiva. Immancabile.

Vuoi godere anche tu nel sentire Monolocane? Ehi, allora ok, amico! Se sei a Bologna, prendi la tua vecchia radio, accendila e sintonizzati sui 96.3 o 94.7 MHz. Se sei altrove o non hai un apparecchio radiofonico, usa il computer. Basta cliccare qua.

3 commenti

Archiviato in Eight Days A Week

Morozzi e la dura legge della musica

Ci sono, ci sono. Solo che con una casa da sistemare, un lavoro al pomeriggio (accettato per sistemare la casa), uno alla mattina (che speriamo continui ad esserci) e varie ed eventuali (che non specifico per una forma di pudore che – incredibile – ancora ho), mi manca solo da pensare al blog. Insomma, ho anche da fare un paio di programmini alla radio, ed ecco che, magicamente, questo post(o) si trasforma in una specie di Radiocorriere TV.

Ma stavolta presento un vero evento. Stasera a Monolocane l’amico – numerose volte ospite – Gianluca Morozzi presenta il suo nuovo libro L’Emilia o la dura legge della musica, che (udite udite) deve ancora uscire nelle librerie (data prevista: 15 giugno). Insomma, ho avuto l’esclusiva mondiale. O almeno così mi ha detto Morozzi.
Quindi oggi dalle 2230 parleremo per almeno un’oretta della musica che si è sviluppata lungo la via Emilia, a Bologna, a Carpi, a Reggio, a Modena… vabbè, guardatevi una cartina.
Siateci. Anche perché:
1. quando mai Monolocane avrà un’altra esclusiva mondiale?
2. quando mai a Monolocane passerà – che ne so – una canzone di Guccini o dei Modena City Ramblers?

Vuoi sentire Monolocane? Sicuro? Ehi, allora ok, amico! Se sei a Bologna, prendi la tua vecchia radio, accendila e sintonizzati sui 96.3 o 94.7 MHz. Se sei altrove o non hai un apparecchio radiofonico, usa il computer. Basta cliccare qua.

3 commenti

Archiviato in Eight Days A Week

Radio Cassa Dritta

Discoinferno – Storia nel ballo in Italia 1946 – 2006 è un gran libro. Non lo dico mica per piaggeria: è ben documentato, divertente, scritto bene. E che vogliamo di più? Beh, veramente sarebbe stata una chicca (costosa, me ne rendo conto) fare un’edizione deluxe con tanto di cd allegato con alcuni dei pezzi citati dagli autori. E su un cd ce ne starebbero un decimo, tanto per dirvi quanto è estesa e puntuale la trattazione.

E quindi stasera a Monolocane ne parleremo con uno degli autori, Fabio De Luca, in diretta al telefono, a cui  non rubo un quarto d’ora del concerto dei Belle&Sebastian, perché è stato ieri. Ma dei B&S non parliamo, pietà.

Vuoi sentire Monolocane? Bene! Se sei a Bologna, prendi la tua vecchia radio, accendila e sintonizzati sui 96.3 o 94.7 MHz. Se sei altrove o non hai un apparecchio radiofonico, usa il computer. È facile! Dai! Eh! Basta cliccare qua.

4 commenti

Archiviato in Eight Days A Week, Paperback Writer

agenda.splinder.com

Dopo qualche post che andava un po’ oltre il mero elenco di cose che devo fare, torniamo all’uso del blog come agenda. Ma chissà, magari qualcosa può interessare anche voi.
Domani, martedì, alle 18 circa intervisterò di nuovo Matteo B. Bianchi a proposito del suo Esperimenti di felicità provvisoria, all’interno di Humus.
Giovedì, invece, alle 18 presenterò il libro di Matteo nella libreria Modo InfoShop.
E nella stessa serata sarà mio grande onore avere ospite a Monolocane Militant A, con cui parlerò in diretta dell’ultimo disco degli Assalti Frontali, Mi sa che stanotte.

E già che siamo allo sputtanamento, autopromozione: è uscito Quando suona la campanella, che contiene un mio racconto. Compratelo, tanto non ci guadagno niente.

Prossimamente su questi schermi: una nuova Ikea Experience e “Vivere in un film può non essere bello se il film è questo.”

5 commenti

Archiviato in Eight Days A Week, Paperback Writer

Esperimenti riusciti

Succede raramente di finire un libro e, sull’onda dell’emozione che le ultime parole hanno6a7cdef98fd1ba9dd08d42ac1b5fbc11 lasciato, chiamare direttamente l’autore al telefono per ringraziarlo. L’ho potuto fare non appena ho chiuso Esperimenti di felicità provvisoria, di Matteo B. Bianchi (non che conosca molti scrittori, eh: ho avuto solo modo di presentare un paio di volte un libro di Matteo, e lui ha pubblicato un mio racconto su Linus. Detta così sembra uno scambio di favori. Oh, insomma).
In realtà non so dirvi se Esperimenti è un “bel” libro. Non l’ho letto con gli occhi del critico, visto che non lo sono, ma neanche con lo sguardo almeno un po’ “tecnico” di chi alla fine ha a che fare da anni con le parole scritte . O meglio: ho iniziato a leggere con questo spirito, e in principio ho anche avuto una certa difficoltà a seguire le varie vicende incrociate dei personaggi. Ma il giorno dop ho ripreso in mano il libro e non ho più smesso: un po’ come quando si esce con molte persone nuove e interessanti (caso raro, è vero). La prima volta si fa fatica a ricordare i nomi, la seconda pare che ci si conosca da una vita e si cerca di stare insieme tantissimo.
Matteo parla di amore, di amori, di passaggi. Parla di ragazzi eterosessuali che sperimentano l’omosessualità e viceversa. Ma una volta tanto l’esperimento non è cruento, estremo, da film porno. Si tratta di esperimenti che hanno più a che fare con l’emotività e le emozioni che con i corpi, e in questo perdono ogni tipo di qualsivoglia connotazione “di genere”, e acquistano in riconoscibilità. In fondo ogni amore (omo o etero) è nuovo e soprattutto diverso, lasciando pure tutta la forza che questo aggettivo ha. Non c’è spazio per un’omosessualità urlata: semmai ad essere urlato è il “tradimento” di cui viene accusato chi ha voluto “distinguersi” per avere avuto dei contatti con la cosiddetta altra sponda, qualunque essa sia.
I personaggi sono umani: fanno lavori normali (e finalmente una scrittrice viene rappresentata come una-che-scrive-di-mestiere, senza sforare nell’idealismo da maudit o nella vecchia crudezza di “un dollaro a pagina”), hanno case normali, sono normalmente sicuri, deboli, insicuri e forti al tempo stesso.  E gli esperimenti, soprattutto, sono provvisori: ma non perché avere provato qualcosa di diverso sia sbagliato o contronatura (qualsiasi sia la natura dalla quale “si parte”). Semplicemente talvolta accade che le storie finiscono, senza che succeda qualcosa di eclatante, che si chiudano così come si sono aperte, come un libro.

Parlerò di Esperimenti di felicità provvisoria stasera: infatti Matteo B. Bianchi sarà gradito ospite telefonico di Monolocane, in onda dalle 2230.

Vuoi sentire Monolocane? Bene! Se sei a Bologna, prendi la tua vecchia radio, accendila e sintonizzati sui 96.3 o 94.7 MHz. Se sei altrove o non hai un apparecchio radiofonico, usa il computer. È facile! Basta cliccare qua.

5 commenti

Archiviato in Eight Days A Week, Paperback Writer

Buonasera, tristezza

Tranquilli, non state per leggere un post tardo adolescenziale, né lamentele su amori non corrisposti.
È solo il caro, vecchio annuncio di ciò che potrete sentire stasera dalle 2230 in Monolocane.
Sarà mio gradito ospite (telefonico, ma in diretta) Paolo Madeddu, autore insieme a Paola Maraone di Da una lacrima sul viso, un libro piuttosto divertente anzichenò, che esamina le cinquanta canzoni più tristi del pop italiano, considerandole come terapia omeopatica ai mali d’amore.
Ovviamente, perché abbia efficacia, la puntata dev’essere ascoltata col cuscino sulla faccia a soffocare i singhiozzi e con ulteriore sottofondo di canzoni di f degregori.

Ciao! Vuoi sentire Monolocane? Bene! Se sei a Bologna, prendi la tua vecchia radio, accendila e sintonizzati sui 96.3 o 94.7 MHz. Se sei altrove o non hai un apparecchio radiofonico, usa il computer. È facile! Basta cliccare qua. Dai! Eh! Su! Oh.

5 commenti

Archiviato in Eight Days A Week

(Not so) Distant Radio

Qua si lavora e si fatica (per cosa lo sapete voi meglio di me), e di conseguenza talvolta i post non possono che fare riferimento alla cara e vecchia mamma radio.

Per prima cosa vi segnalo che è stato aperto il tanto atteso (?) On Air, il forum di Città del Capo – Radio Metropolitana, dove si discetta di tutto lo scibile umano, e anche oltre. Registratevi, partecipate.

Per seconda cosa vi segnalo che, se tutto va bene, stasera in Monolocane vi proporrò un’intervista ai Devics (che al momento non ho ancora fatto, ma abbiamo un appuntamento telefonico nel pomeriggio, giuro), a proposito del loro nuovo disco Push the Heart che esce domani e di altre cose che mi verranno in mente al telefono.
Mi scuso fin d’ora per la voce nasale che avrò stasera, ma non ho avuto cuore di uccidere tutti i cigni che avevo in casa e me la sono presa, per evitare che se la prendessero.

Ciao! Vuoi sentire Monolocane? Bene. Se sei a Bologna, prendi la tua vecchia radio, accendila e sintonizzati sui 96.3 o 94.7 MHz. Se sei altrove o non hai un apparecchio radiofonico, usa il computer. E’ facile! Basta cliccare qua. Dai!

Update. L’intervista è ascoltabile, come al solito, dalla pagina web della trasmissione.

Ecco l’intervista ai Devics!

5 commenti

Archiviato in Eight Days A Week, I'm Happy Just To Dance With You, Things We Said Today

Come fare radio causando inutili sofferenze

Come quasi ogni giovedì, anche oggi l’etere bolognese (e lo streaming mondiale) verrà invaso dalla mia voce. Nella puntata di Monolocane di stasera un’intervista a Daniele Luttazzi, con il quale ho chiacchierato del suo nuovo spettacolo Come uccidere causando inutili sofferenze, di satira e informazione e di quello che ho visto scritto sui muri di Bologna.
In più musiche, dediche, rubriche e tanta giovane spensieratezza.

Dalle 22.30 sui 96.3 e 94.7 MHz a Bologna e, cliccando qua, in streaming all over the world.

Ecco l’intervista a Daniele Luttazzi!

10 commenti

Archiviato in Eight Days A Week, Things We Said Today

Gente non troppo gradevole, un po’ come gli operai: stavolta ce la si fa.

Dopo la sospensione, ho avuto l’ok. Stasera dalle 2230, a Monolocane.

Siateci.

Ciao! Vuoi sentire Monolocane? Bene. Se sei a Bologna, prendi la tua vecchia radio, accendila e sintonizzati sui 96.3 o 94.7 MHz. Se sei altrove o non hai un apparecchio radiofonico, usa il computer. È facile! Basta cliccare qua. Dai!

Update: sulla pagina web del radioprogrammino l’intervista è ora online. Buon ascolto, sottoposti.

13 commenti

Archiviato in Eight Days A Week

Gente non troppo gradevole, un po’ come gli operai

Vi ricordate questo post?
Beh, ho chiamato quella società di consulenza, come se fossi un piccolo imprenditore e…
Ho sentito cose che voi umani potrete sentire domani sera, a Monolocane. Come al solito dall 2230 all 0030, su Città del Capo – Radio Metropolitana. E se non siete a Bologna c’è lo streaming, tranquilli.

(Nel  caso finissi dentro, le arance mi piacciono molto, davvero)

Update: per oggi il servizio non va in onda. Il diretùr ha per ora sospeso salomonicamente la decisione.

11 commenti

Archiviato in Eight Days A Week, Things We Said Today

Radio (Post)

Il vero inizio dell’anno, lo sapete, è dato dall’autunno: scuole che ricominciano, e partenze di “annate” e palinsesti di vario tipo, compreso quello radiofonico.

Sebbene sia già cominciato la settimana scorsa, vi segnalo la seconda puntata di Monolocane, il mio programmino serale, che va in onda, come sempre, ogni giovedì dalle 2230 alle 0030 (circa) su Città del Capo – Radio Metropolitana. Il solito chiacchiericcio, la solita musichella, le solite rubriche (“Tengo ‘na minchia tanta” e “No Accademia No DAMS”), ma nuove incredibili possibilità di interazione. Oltre al numero telefonico della diretta (051 642 80 81) e alla mail della diretta (direttaatradiocittadelcapo.it), adesso abbiamo anche gli sms, come a Radiodigei, che possono essere mandati al numero 348 76 49 289. Usateli per insultarmi e richiedere canzoni.
Nella seconda puntata di Monolocane, domani, vi riproporrò l’intervista che ho fatto il tre luglio scorso a Tori Amos, di cui ho già parlato su queste pagine. Se non ce la fate a sentire l’intervista, ma proprio vi disperate perché l’avete persa, c’è la pagina della trasmissione sul sito della radio che vi soccorre. E se volete sentire tutte le interviste e gli speciali dell’anno scorso, basta accedere all’archivio.

Già che ci siamo, vi dico anche che è iniziata da ben tre settimane la quinta stagione di SecondaVisione, con delle novità. Abbiamo finalmente un archivio audio, dove potrete scaricare tutte le puntate per intiero. E pare che presto avremo anche il podcast.
Insomma, verso l’infinito e oltre.

Ah, per ascoltare Città del Capo – Radio Metropolitana, seguite queste istruzioni. Per prima cosa, guardatevi intorno: ci sono le due torri in lontananza e qualcuno, intorno a voi, dice parole come “soccia” e non becca una “z” una? Allora dovreste essere a Bologna. In tal caso le frequenze della radio sono 96.3 e 94.7 MHz. In caso contrario, potete sentire la radio in streaming.

Update. Ops, mi sono ricordato che oggi è il John Peel Day, quindi stasera vedrò di farvi sentire alcuni pezzi andati in onda nei suoi storici programmi. Se volete ne potete scaricare una caterva qua.

7 commenti

Archiviato in Eight Days A Week

Come il maiale: un post dove non si butta via niente

Del concerto di ieri dei Sonic Youth e Fantômas a Ferrara non vi dico molto, non ho voglia. Ma, lo ammetto, è stato un concerto strano. I Fantômas sono stati meno bravi della loro apparizione a Bologna. I Sonic Youth, beh, che dire: hanno iniziato nervosetti e hanno concluso alla grande, con un pubblico esaltato come non mai. Un concerto più sporco e meno precisino dell’ultimo che ho visto. Non so se più bello, difficile a dirsi.
Ma la città delle biciclette in questi giorni mi vede di continuo: anche domani, infatti, sarò a Ferrara, al Mel Book Store alle 1830 per presentare l’ultima fatica di quel bel guaglione di Gianluca Morozzi, L’era del porco. Poi andremo a cena, spero, e quindi ci godremo il concerto gratuito di The Faint e Bright Eyes.
Morozzi sarà anche ospite (telefonico) dell’ultima puntata di Monolocane, in onda come al solito giovedì dalle 2230 sui 96.3 e 94.7 MHz bolognesi e provinciali, o se no in streaming qui e qui.
Sulle stesse frequenze, invece, va in onda tra cinquanta minuti circa l’ultima puntata di Seconda visione, in attesa del Gran Galà di martedì prossimo.

Scusate la scarsa fantasia, ma oggi toccherò le undici ore di lavoro. Per ora scrivo queste righe, perché sono a sei, circa.

Ecco l’intervista a Gianluca Morozzi!

5 commenti

Archiviato in Eight Days A Week, I'm Happy Just To Dance With You, Things We Said Today

Questa sera tutti da Beck, è festa ye-ye* (Considerazioni sparse e frammentarie, come sempre dopo le feste ben riuscite)

La rassegna “Ferrara sotto le stelle” dà sempre gioie infinite, ma il concerto di ieri di Beck è stato qualcosa di più.
Hanno aperto i Raveonettes, ma non me li sono filati più di tanto: la mia attenzione è stata presa da tre cose, infatti. La prima è stata rendermi conto di quanto il batterista assomigliasse a Micheal Stipe. La seconda, capire se la cantante mi piacesse o meno (alla fine ho capito che non mi piaceva). La terza, capire a che animale assomigliasse un’americana che stava vicino a me: ancora non sono giunto a conclusione.

E poi è arrivato Beck.

Mancava solo il piffero che suonavo alle medie. Beck ha un approccio totale verso la musica: il palco è stracolmo di strumenti, almeno due set di percussioni attive, ma anche diamoniche, sintetizzatori e tastiere, bidoni di latta, ogni possibile variante delle maracas, bassi, chitarre, banjo (suonati per finta), rumori fatti con la bocca, na na nannannanna na na, tamburelli, tutto. E anche i generi toccati sono moltissimi, ma questo, di Beck, già si sa. Egli (adoro scrivere “egli”) rappa, canta, parla, salta, danza. Tutto. Si diverte e fa spettacolo, uno spettacolo totale.

Quanti Losers. Quando iniziano gli accordazzi slide, penso che, allora, la fa. La canzone che l’ha fatto conoscere nel mondo intiero è accompagnata da una foto dell’epoca di Mellow Gold (e non è che il signor Hansen sia cambiato molto, poi). Ovviamente tutto il pubblico canta a squarciagola il ritornello. O, sigh, qualcos’altro…

Intermezzo. Sono vittima di una persecuzione, da tempo: a qualsiasi concerto io vada, dietro di me ci sono sempre degli ubriachi, piuttosto imponenti fisicamente e di solito di origine veneta, che riescono in alcune imprese:
1. tenere a voce altissima un discorso che fondamentalmente prevede una persona A che dice “la conosci questa?” e una persona B che dice “no”: beh, riconosco loro una certa capacità dialettica e polmonare, visto che un dialogo del genere dura almeno venti minuti e riesce ad essere perfettamente udito nel raggio di cento metri, senza badare ai watt emessi dagli amplificatori;
2. usare le canzoni che sono suonate al momento per intonarci su cori da stadio o, più semplicemente, insulti di vario tipo, a caso o verso qualche particolare nemico del gruppo di alcolizzati: il tutto sempre ai toni indicati al punto uno;
3. nel momento in cui qualcuno fa notare loro che, insomma, vorrebbero sentire il concerto e non “daimoruzzifacciilgol, facciilgooooooool”, diventano educatissimi, chiedono scusa e stanno zitti: per un minuto esatto, per poi ricominciare esattamente come prima.

Heart. Beck ama la chitarra acustica, e tocca la vetta più alta del concerto quando riprende la sua cover di “Everybody’s gotta learn sometimes”, in maniera ancora più intima che nella colonna sonora di Eternal Sunshine. E io ho già gli occhi lucidi. Niente in confronto ad uno al mio fianco che, quando si passa al pezzo successivo, e poi a “The Golden Age”, scoppia in lacrime. Appena però gli altri componenti del gruppo, seduti ad una tavola apparecchiata, iniziano ad usare piatti, bicchieri e posate per accompagnare il brano, urla tra le lacrime “Stronzi” e si copre il viso con le mani. Mah. Secondo me è uno che è stato traumatizzato dal concerto del 1980 degli Skiantos**, e appena vede delle stoviglie su un palco impazzisce.

All Tomorrow’s Parties. Alla fine del concerto, salgono una ventina di persone del pubblico e, finalmente, mentre tutti ballano intorno a me, e sul palco, e tutti suonano qualcosa o percuotono qualcos’altro, capisco di essere ad una delle feste più divertenti della mia vita. Uscendo, effettivamente, nessuno usa la parola “concerto” e nessuno si preoccupa di avere fatto casino a casa Beck. Non vedo l’ora che mi inviti di nuovo. Magnifico.

* Il titolo è un omaggio ad una trasmissione radiofonica meravigliosa, che però non c’è più.
** Freak Antoni parlerà dei Beatles proprio stasera, dalle 2230, nella penultima puntata di Monolocane, una trasmissione radiofonica un po’ meno meravigliosa, che potrà essere ascoltata qui o qui. Perché dei Beatles? Perché esattamente quarant’anni fa facevano la loro prima e unica comparsa in Italia. Sì, ogni occasione è buona, ‘mbè?

Ecco l’intervista a Freak Antoni!

6 commenti

Archiviato in Eight Days A Week, I'm Happy Just To Dance With You, Things We Said Today

Livin’ in a radio (show)

Certe volte mi diverto a cercare il nome della trasmissioncina su Google, e scopro cose buffe. Come, per esempio, il fatto che la cara Runrig vive nel mio programma radiofonico da un bel po’, ormai. Si nasconde bene, evidentemente.
Siamo alla puntata meno tre, ragazzi, a fine giugno si conclude la stagione e con i botti.
Questa puntata, al limite, potete anche perdervela, ma le prossime due, no. Se volete allenarvi, iniziate a farlo da stasera, sui 96.3 e 94.7 MHz di Bologna e provincia, oppure in streaming dal sito della radio o da Radionation.

3 commenti

Archiviato in Eight Days A Week