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Weblog, o come dicevan tutti: blog

I blog sono decisamente fuori moda: sempre meno letti e commentati sono, probabilmente, una forma morente di comunicazione in rete.
Quindi c’è in voi un pizzico di necrofilia.
Un tempo, però, i blog andavano molto e, in un tempo ancora anteriore, erano dei diari di navigazione (in rete): web-log, appunto. Ecco dove voglio tornare, almeno per questo post, per segnalarvi un paio di cosine, scoperte tra un sito e l’altro, che sono nate da poco.

La prima è YouProust, che in realtà è un tumblr; il mezzo è comunque subordinato allo scopo, che è quello di creare un esperimento di condivisione in rete delle memorie involontarie: gli utenti mandano via mail una foto o un video accompagnato da un breve testo e il tutto viene pubblicato, con cadenza giornaliera. Insomma, come si dice nel sottotitolo: Share your madeleines.
Anche la seconda è un tumblr, che è il modo che ha scelto Roberto per raccontare cosa vuol dire aprire uno studio di registrazione musicale in Italia oggi: il tumblr (e lo studio) si chiamano Lo studio spaziale.
E poi c’è Una vera dieta, che in realtà non è un blog, ma un vlog, cioè un video blog (e già questa spiegazione è così anni 2000…). Vera, con un video al giorno, racconta con estrema ironia cosa vuol dire affrontare un cammino arduo, quello di una dieta. Vi sembra una stupidaggine? No, perché Vera spiega bene le sue ragioni sin dal primo video, che trovate qua sotto.

Insomma, i blog sono morti, viva i blog.

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Anniversari

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MeDCna per l’anima

Come reazione alle varie ipotesi di una rinascita democristiana ho avuto una specie di dolore intenso, che però, poco dopo, ha lasciato spazio ad una strana e impalpabile sensazione di calore.
Ho tentato di capire che cosa fosse, razionalizzandola, cercando di circoscriverla, ma ho compreso tutto d’un tratto che cosa fosse.
In questo momento tremendo, in cui noi giovani adulti, nati verso la fine degli anni settanta, non abbiamo lavoro, o se ce l’abbiamo è precario, non abbiamo certezze, non abbiamo punti di riferimento né politici, né culturali, né sociali, una sola cosa ci può salvare: la Democrazia cristiana. Ma sì, vi ricordate? Eravamo piccoli, tutto sembrava meraviglioso, avevamo i giochi di società e le partite a pallone nel cortile sotto casa, e il telegiornale parlava di Pentapartito, e noi imparavamo che penta voleva dire cinque in greco, come Canale 5, e lo sapevamo dire anche in spagnolo e francese, cinque, cinq, la cinco!
E c’era la diccì, o di ci, o DC, e nessuno sapeva perché: c’era e basta, da sempre, e ci sarebbe sempre stata, immobile, paludata, l’immagine della politica sulla quale adagiarsi, o il simulacro del bersaglio di infinite crudeli battutine, l’imitazione di De Mita, facilissima da fare, bastava nasalizzare tutti suoni, e Andreotti e la sua gobba, e Fanfani è un nano. Il CAF, unico caso al mondo, credo, di sigla che unisce il nome di tre politici, ovviamente se escludiamo gli Abba, che però erano in quattro.
E poi Craxi, il benessere, la forma di edonismo meidinitali importato dagli Stati Uniti, David Hasselhoff ospite al Drive In, Arnold (alto quanto Fanfani, ah ah) ospite al Drive In, Piersilvio Berlusconi ospite al Drive In. Le tette, il grande centro, la destra e la sinistra, la falce e martello, lo scudo crociato, il garofano, il culo di Tinì Cansino, il sole che sorge, l’edera, il plì, Donat Cattin, che qualcuno pronunciava alla francese, qualcuno all’italiana, metallari da una parte, paninari dall’altra, Goria e Andreatta, Longo e Martelli. Tutti dicevano che tutti rubavano, sfiorando l’autodenuncia. Chi non rubava, prima o poi, era costretto ad adeguarsi, e chi parlava, parlava, ma non aveva le prove, e dopo un po’ smetteva. Ma grazie alle linee essenziali ed eleganti dettate nel dopoguerra, ancora attualissime, mai demodè, tutto il mondo era chiaro e semplice.
Facile, chiaro, limpido, Recoaro? Fiuggi e la sua svolta erano lontano, qualcuno chiamava l’emmeesseì “mis” e io non capivo perché, ma sapevo che quelli erano fascisti, senza ma e senza post, e io vivevo in un capoluogo di provincia democristiano, e il padre del mio compagno di banco era democristiano, e il nonno del mio compagno di banco era democristiano e bestemmiava, proprio come i miei vicini, democristiani, che andavano a messa, ma bestemmiavano prima o dopo, mai durante. Tutti abitanti di un paese democristiano, un paese che democristiano sarebbe sempre stato, qualunque cosa fosse successa.
Rivoglio la DC, mi dà sicurezza: una madeleine enorme nella quale vivere, protetti e al caldo, facendo opposizione rigorosamente dall’interno e mangiandone un pezzettino, di tanto in tanto, ma solo per pura golosità.

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