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Non chiamarmi terremoto

Quanto si parla a vanvera del terremoto che ha colpito l’Abruzzo più di un anno fa? Un sacco. Ora, non è che le immagini siano garanzia di veridicità, ma andare sul campo e parlare con la gente, be’, serve. Per questo vi segnalo, qua, Non chiamarmi terremoto, un documentario che, scrivono dalla produzione,

non è un’inchiesta su cosa ha funzionato e cosa no prima, durante e dopo il terremoto di l’Aquila. 

Naturalmente vengono fuori anche elementi, riflessioni e narrazioni su questo, ma il nostro film vuole ottenere un altro risultato: vuole dare a tutti, a partire dagli studenti delle scuole medie e superiori, informazioni e elementi utili a prevenire i disastri causati dai terremoti. 

Prevedere quando e dove esattamente ci sarà un terremoto, e di che entità, oggi non è possibile. Ma lavorare per ridurne gli impatti, per evitare crolli e morte, per ridurre il rischio di annientamento economico e sociale associato a disastri come il terremoto di l’Aquila, questo sì, questo è assai possibile. E dipende, anche e in buona parte, dalla consapevolezza da parte dei cittadini tutti di rischi, regole, comportamenti che possono ridurre i danni. Esigere che un edificio sia ben costruito, prevedere spazi di fuga e misure di emergenza, non permettere abusivismi e cattive gestioni delle ristrutturazioni, delle costruzioni, della pianificazione di un territorio, controllare i propri amministratori e coloro che sono delegati a fare le scelte in materia di sicurezza sismica e di gestione delle emergenze…  Sono molti i punti dove anche un cittadino, meglio se riunito in una collettività consapevole e responsabile, può intervenire.

Siamo convinti che questo film possa dare agli studenti, alle loro famiglie e quindi alle comunità locali informazioni e motivazioni utili per non trovarsi impreparati e per non rimanere passivi in attesa del prossimo terremoto.

Per fare questo è necessario che il film arrivi nel maggior numero di scuole medie, comunità, emittenti possibili e noi ce la stiamo mettendo tutta.
Abbiamo però bisogno di aiuto: il progetto non è a fine di lucro, ma naturalmente ha dei costi vivi, di lavoro e di materiali, che non riusciamo a coprire interamente da soli. Stiamo cercando finanziamenti pubblici e privati, ma abbiamo deciso anche di provare a rivolgerci direttamente agli amici, ai colleghi, agli insegnanti, ai cittadini, alle famiglie. A tutti quelli che pensano che questo video possa essere utile se gira tra le scuole, se arriva ai ragazzi, se arriva sui media e sulla rete.

Orsù, guardate il trailer e, soprattutto, andate sul sito del documentario per saperne di più su come diffonderlo e sostenerlo.

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A L’Aquila si stava al fresco. Mica poco.

Dopo essere stato all’Aquila, eccomi di ritorno a Roma. Ovviamente all’Aquila si respirava: mano a mano che ci si avvicinava a Roma, la temperatura esterna saliva. C’è stato un momento in cui ogni volta che guardavo il termometro dell’automobile, la temperatura aumentava di un grado. Ho quindi deciso di smettere di guardarlo.

Sono a casa, adesso, e non oso mettere il naso fuori fino a che il sole non sarà tramontato. Non che questo dia garanzie di freschezza, ma insomma.
Non ero mai stato all’Aquila. È molto carina. Mi sono sentito come Nanni Moretti in Caro diario, quando dice: “Pensavo peggio, Spinaceto”. L’Aquila è un borgo medioevale, abbastanza in alto (circa settecento metri), vicino al Gran Sasso (che, se non mi sbaglio, è la vetta più alta degli Appennini. Speriamo che la mia maestra delle elementari non legga questo blog. Non credo che lo faccia, però. Andiamo avanti). Ho visto un sacco di gente per strada e la cosa mi ha piacevolmente impressionato. E soprattutto faceva fresco. Che sensazione meravigliosa essere invasi dal fresco. Me l’ero dimenticato.

Cose notevoli da vedere all’Aquila: il forte spagnolo, innanzitutto. È una massiccia fortezza con quattro bastioni, di forma quadrata, credo del 1500. L’amica che mi ha ospitato all’Aquila mi ha raccontato una storia buffa. Pare che ad un certo punto gli spagnoli volessero costruire due fortezze uguali, una più piccola all’Aquila e una più grande in Spagna. Solo che si sono sbagliati e hanno scambiato i progetti. Infatti, sebbene io non conosca con esattezza l’importanza strategica che poteva avere la zona nel sedicesimo secolo, mi sembra comunque sproporzionata una fortezza del genere per l’Aquila. Rendetevi conto quanto ci devono essere rimasti male gli spagnoli. Se qualcuno ha notizie su questa vicenda, me lo dica, ché mi è venuta la curiosità.
Altre cose notevoli: passeggiare qua e là per i vicoli, carini e illuminati con gusto (che ci sia lo zampino di Vittorio Storaro, che ha fondato proprio all’Aquila la sua Accademia dell’Immagine?).
Altre cose da fare: mangiare gli arrosticini. Assolutamente. Magari accompagnati da un Montepulciano d’Abruzzo. Credo. Sì.
Purtroppo tutto questo non è valutato e promosso in maniera decente. Pochi conoscono questa città. Insomma, se vi capita di passare, andateci. È carina.

E soprattutto è fresca.

Speriamo che stasera si stia meglio. Ho in programma una serata quasi bohèmienne: una birra con una mia amica attrice a San Lorenzo, che può essere quasi definito il quartiere universitario di Roma (romani che leggete, su, abbiate pazienza e non prendetevela per le mie imprecisioni). Parleremo di quanto è difficile tentare alcune vie in Italia. Mal comune…

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