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Il mio barista – Un post à la NuoveParole

Adoro il mio barista. Lavora in un notodiscopub dove vado per gli stessi motivi per cui frequento il notodiscobar. L’ho conosciuto lì, scambiando due chiacchiere in serate mediocri in cui le persone intorno a te, i maschi, soprattutto, ti sembrano squallide e quasi di un altro pianeta. E sono contento perché, dopo cinque minuti, ha detto a me e al mio amico: “Ce ne fossero di clienti come voi”. Senza che noi avessimo fatto o detto niente di particolare.
Ho incontrato il mio barista per strada e in autobus, e abbiamo sempre scambiato due parole, che andavano leggermente oltre il “comevabeneetu?”. Una volta l’ho invitato in radio, ma non è potuto venire perché aveva dei problemi con la sua ragazza.

Io e A. stanotte siamo andati nel notodiscopub. Sempre per i soliti motivi. Era un bel po’ che non ci andavo. Quando mi ha visto, il mio barista mi ha fatto le feste, mi ha stretto la mano e mi ha chiesto “comeva?”. Ho ordinato un Martini cocktail e l’ho visto un po’ in difficoltà, ha chiesto aiuto al padrone del notodiscopub e, alla fine, il Martini l’ha fatto lui, mentre il mio barista guardava.

Martini cocktail eccellente, secco e perfetto. Ci mancherebbe, l’ha fatto il padrone. Padrone che poi ha spiegato come si fa un Martini cocktail al mio barista. Il mio barista, che, praticamente, mi fa pagare sempre la metà.

Ho ordinato un altro Martini cocktail, perché mi piace, mica per sadismo. E ho detto: “Fammelo tu”. Perché volevo che me lo facesse lui. E lui ha fatto tutto, creando quel cono trasparente e meravigliosamente ghiacciato che mi emoziona. E, ancora una volta, praticamente non ho pagato. Mi ha chiesto com’era. Sono stato sincero: “Una mazzata” gli ho detto.

Io voglio bene al mio barista.

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Senso civico e sociale, “cinnazzi” e discobar(s?)

Piccole osservazioni di ieri sera e stasera.

Ieri sera: vado a vedere Caterina va in città di Virzì. Sulla strada, passo accanto ad una ragazza. Il mio passo, per qualche metro, è identico al suo, quindi, per pochi secondi, camminiamo uno a fianco dell’altra. In quei pochi secondi ci incrocia uno di quei personaggi che girano nella zona universitaria bolognese, e che di solito o ti chiedono una sigaretta o qualche moneta, o ti offrono del fumo o una bicicletta. Invece lui dice:
“Ah, che bella coppia. Preservativi?”

(Usateli, i preservativi, mi raccomando. Non lo si dice mai abbastanza. Poi, fino a che il governo fa pubblicità-regresso come quella che dice “Avete Idea Della Sofferenza”…)

Stasera sono andato con il caro F. a giocare a biliardo nella notasaladabiliardi. Nel tavolo accanto al nostro giocano dei “cinnazzi” (pronuncia: “zinassi”, cioè “ragazzini” o “ragazzotti”) che, di seguito, dicono le seguenti frasi.
1. “Che palle, però, domani, la scuola”
2. “Io l’ho sempre detto: dobbiamo fare un weekend a Brescia, ché lì ci sono fighe troie” (per la citazione esatta ringrazio il caro F.)

Dopo andiamo in un notodiscobar. Una schifezza di posto, ma serve per l’autostima, vero? Cioè, ti guardi intorno e vedi gente impazzita per “Papi Chulo” e stai meglio. Dopo un rum-e-pera (che F. chiama così, per ordinarlo, e la barista lo guarda e gli dice, un po’ stizzita: “waikiki”) e un cuba libre, inizio a guardarmi intorno. Qualcuno si bacia, qua e là. La cosa bella è che penso che, in un posto del genere, si può limonare solo in due casi:
1. hai rimorchiato quella sera, quindi, giustamente, limoni là;
2. il tuo rapporto di coppia è in crisi: chi si sognerebbe di portare la propria donna nel notodiscobar a ballare “Papi Chulo”?

Due note finali. La prima è che, dico veramente, tutto quello che scrivo è vero. La seconda è: ma perché i miei permalink non funzionano e rimandano all’inizio della pagina in cui c’è il post in questione? Aiuto.

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