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Dilbert ci azzecca sempre

Ahinoi.

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L’eccezionale ultimo sketch di Perle ai porci

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Le scoperte che ti cambiano il fine settimana (che sia santo o no)

Ok, è vero che sono stato io a introdurre B. a Perle ai porci, la striscia di Stephan Pastis pubblicata ogni mese da Linus. Ma lei mi ha fatto scoprire i cartoni animati tratti dal fumetto: sono qui.
Passo la Pasqua a vedermeli tutti.

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Cristo!

Stefano Disegni è infaticabile, e per fortuna. Nonostante il caldo orrendo, che personalmente mi impedisce anche solo di pensare di scrivere qualcosa qua, lui sforna cose come questa, e le manda in giro via mail, scrivendo:

Tra polemiche e alti sdegni, alla fine farà da solo. Perché Lui ci credeva sul serio.

Buona lettura: se cliccate sulle immagini, esse (miracolo!) diventano grandi.


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Craxi, via

Il flusso delle notizie viene creato in modo tale che sia rutilante. La tecnica è quella della prestidigitazione: una mano ti mostra qualcosa, velocemente, poi l’altra ti fa vedere qualcosa di diverso, e poi l’attenzione viene spostata di nuovo. In questo modo, non ci si capisce una mazza, e le palline scompaiono dai bussolotti, e i conigli escono dai cappelli.

Tutto questo viene fatto, però, non in un teatro o un oratorio che ospita un concorso per maghi di provincia, ma su quasi tutti i media nazionali. Per fortuna, ancora una volta, c’è Stefano Disegni, che “mi” scrive:

Via Craxi docet… una strip dedicata in particolare agli amici milanesi (ma anche a Roma non siamo messi troppo bene) cui va la mia solidarietà, sperando che rimanga un’esagerazione satirica…

E continuiamo a sperare… Come al solito, cliccate sulle vignette se volete mantenere la vista, almeno fisiologicamente parlando.

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Un sereno Natale

Proprio qualche minuto fa mi è arrivata un’altra mail con allegato da Stefano Disegni. Ecco le sue parole:

Con i più speranzosi auguri, il mio regalo di Natale per tutti voi. Diciamo un piccolo memorandum sempre utile da tenere in casa, specie quando le acque paiono confuse…

Ed ecco le sue tavole (come al solito, cliccateci su per vederle grandi).

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Gipi(s)

Una delle cose che ricordo con più piacere di quando lavoravo per la nota-editrice-di-fumetti è stato contribuire all’uscita di quel capolavoro che è La mia vita disegnata male di Gipi. Ne abbiamo parlato in radio, ne ho parlato con Gipi stesso poche ore dopo che ci aveva mandato la prima versione del volume in redazione.

Ho affrontato quindi la lettura del nuovo lavoro del fumettista con un misto di nostalgia e curiosità nei confronti di questa raccolta intitolata Diario di fiume e altre storie: storie lunghe, brevi e brevissime, raccolte nel tempo. Qualcuna inedita, qualcuna no. Che dire? Che è l’ennesima conferma del talento di narratore, oltre che di fumettista (termine un po’ riduttivo), di Gipi, che rimbalza, oltre che tra i formati e il respiro diverso dei racconti, tra una serie di opposti: è ironico e tragico, disegna e scrive a penna, cancellando le parole e riscrivendole, creando figure tremolanti, come solo lo possono essere nei ricordi che si tenta disperatamente di fissare. Altre volte, invece, i suoi acquerelli sono lirici e quasi panici, certe tavole paiono davvero uscire dalla carta, per farsi acqua, cielo, alberi, strade. E spesso, libero da ogni riserva, come ogni artista dovrebbe essere (e solo il cielo sa quanto poco uso questa parola), Gipi irride se stesso e noi, rivolgendosi direttamente al lettore, mostrando trucchi, o celandoli appena, con un ghigno che conosco bene. Talvolta, infine, mescola tutto: e allora, come uno sbordare del pennello fa finire una tinta liquida sul segno di una penna, o come uno sbuffo di biro macchia un campo di colore, ci si ritrova completamente nelle sue mani a ridere, piangere, incazzarsi.

Non ha senso paragonare Diario di fiume a opere complete e strutturate (pur sembrando improvvisate o quasi) quali S. o LMVDM: ma qua, tra le pagine di questa raccolta, appare (e scompare con una pernacchia) il Gipi più vero. Anzi, i Gipi. Ne parliamo domani alle 1545 a Maps. Con Gipi. Almeno uno.

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