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Ritorno a Brokeback Mountain

Non mi sono dato all’allevamento di bestiame e non ho neanche cambiato gusti sessuali. Solo, torno dopo tre anni, portando con me nuovi giovani virgulti e vecchie conoscenze, nell’ameno luogo dove sono stato nel 2005, e di cui ho scritto qua.

A differenza di allora, troveremo la neve.

È stato bello, miei piccoli lettori.

 

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Un tempo qui era tutta montagna

Clicca sulla foto se la vuoi vedere più grande. Se.

Fare un resoconto dettagliato dei miei tre giorni in montagna sarebbe noioso quasi quanto passare una serata girando per i locali notturni dei posti dove sono stato per il ponte del due giugno, pur non essendo altrettanto breve, visto che tutto chiude prestissimo lassù. Cercherò quindi di fare un riassunto.
Innanzitutto c’è da dire che io e la Natura non abbiamo un buon rapporto, tranne quando la Natura si presenta sottoforma di sella di cervo in crosta di nocciole. Animalisti e vegetariani, fatevene una ragione, non voglio mancarvi di rispetto. Tanto più che il cervo è stato convinto dialetticamente a farsi servire con contorno di cavolo cappuccio, almeno secondo quanto mi ha assicurato la proprietaria del ristorante dove ho mangiato, Chez Frau Blücher.
Clicca sulla foto se la vuoi vedere più grande. Se.Ma non buttiamoci subito sul cibo. La montagna è aria pura, valli, boschi, splendide passeggiate. Passeggiate, appunto. Appena arrivati M., chiamato scherzosamente “Mein Kapitan” per l’uniforme che indossava e per la particolarità di esprimersi a scudisciate, ha convinto noialtri a fare una “breve escursione”, fino alla “Malga alta”. Che era veramente alta. “L’escursione è facile”, ha detto con accento prussiano. Effettivamente così era, una volta passato il ponte di tronchi sul torrente e dopo avere scongiurato l’infarto per tre volte. “Vedrete, ne vale la pena”, ci ha detto. E non abbiamo potuto dargli torto quando, un’ora e mezza dopo, assetati e con il cuore che aveva lo stesso numero di battiti di un rave party, abbiamo sentito un’odore e un rumore inconfondibile: quelli delle ruspe. La “Malga alta”, evidentemente, stava diventando la “Nuovissima Malga alta”, a colpi di bulldozer.
M. non si è lasciato prendere dallo sconforto. “Un po’ più in là c’è un posto bellissimo, andiamo”. E lì ho sperimentato la vera dilatazione dello spazio-tempo. I “cinque-dieci minuti” che ci volevano per raggiungere il posto bellissimo sono durati quasi un’ora. Alla fine siamo arrivati in un locus amoenus chiamato “Regina del bosco”. Fondamentalmente una capanna e un tavolino deserti, molto simili come atmosfera al campeggio “Crystal Lake” di Venerdì 13. “Ma perché ‘Regina del bosco’?” ha chiesto un malcapitato. L’abbiamo capito subito. Il nome derivava dalla specie dominante dell’area, la zanzara tigre. Siamo stati immediatamente attaccati da decine di insetti, che hanno tentato di pungerci ovunque, infilandosi sotto i pantaloni e sbattendosene allegramente della Convenzione di Ginevra. “Ripieghiamo”, ha ordinato la nostra guida tenendo alta la sua Luger e facendo dietro front.
Il giorno dopo, altra escursione. “Stavolta è un po’ più difficile”, ha detto M. Dopo un quarto d’ora due di noi cercavano un defibrillatore con l’892424, riuscendo ad ottenere soltanto il numero di svariati produttori di speck. Dopo mezz’ora, finite le inumazioni, M. ha esclamato: “Oh, adesso sì che iniziamo veramente a camminare”. Io non ho visto nulla, se non una stradina che si inerpicava tra i massi su nel bosco. Il risultato? Settecento metri di dislivello in due ore di camminata. M. ha ripetuto “siamo quasi arrivati” per tutta la seconda metà del percorso, e ha smesso solo quando uno di noi l’ha minacciato, come le scimmie di 2001, brandendo un femore, povero resto di un’escursionista trovato per strada.
Alla fine, però, lo ammetto, ne è valsa la pena.
Tornati a casa ci siamo rifatti con un lauto pasto: polenta con ragù e formaggi. Durante la notte sono stato raccolto dalle guardie forestali mentre vagavo per i boschi declamando poemi di Schiller. Dopo avermi picchiato per avere sbagliato dei genitivi, le guardie mi hanno lasciato libero e sono tornato a casa, nascondendomi da M. grazie ad un provvidenziale costume da strudel rimasto lì da anni. Sono stato scoperto, inevitabilmente, all’ora della merenda del giorno dopo.
Ma no, alla fine è stato bello. L’unica cosa che mi lascia perplesso è che, a meno che non si possa considerare “selvaggio” un rospo, non ho visto animali selvaggi. A parte questi strani insetti dal colore del tutto inspiegabile e me stesso durante l’ora dei pasti.

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Andiamo su pe’ i monti

Con il duo Spocchia vado a festeggiare la Repubblica quasi in Sudtirolo. Un gesto coraggioso, lo ammetterete. Ma non voglio lasciarvi senza un regalino, una storia interattiva (così la chiamano) che è una delle cose più belle-da-vedere che abbia notato di recente. Si chiama Hotel.
Ci si rivede domenica.

P.S. Il titolo è l’inizio (rovesciato) della canzone dei nani della Loacker. Non riesco a togliermela dalla testa. Aiuto.

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