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Otto anni fa

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Enzo G. Baldoni. Città di Castello, 8 ottobre 1948 – Da qualche parte in Iraq, 26 agosto 2004.

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Cose successe mentre non scrivevo sul blog (in ordine sparso)

Ecco alcune cose successe negli ultimi venti giorni o giù di lì:
– visti numerosi posti bellissimi, tali per cui il commento era “È bellissimo”, al quale veniva replicato, di solito, “Sì, è bellissimo”, e poi il silenzio contemplativo;
– confermata la teoria che l’italiano in vacanza, di solito, da piccolo è grasso e rompe le palle, da grande è tatuato e rompe le palle;
– percorsi 21 chilometri a piedi in sei ore (comprese di soste), con sali e scendi intorno a laghi e boschi, senza eccessive difficoltà;
– visti segnali che avvisavano il pericolo di campi minati: in Slavonia butta ancora male;
– partecipato a due feste di San Rocco in due Paesi diversi nel giro di dieci giorni;
– rivissuto la Yugoslavia di quando ero piccolo;
– notato che il 26 agosto è stato il settimo anniversario della morte di Enzo Baldoni, di cui pochissimi hanno parlato.

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Sei anni e sei minuti

Oggi sono sei anni che Enzo Baldoni è morto. Qualche minuto fa è stata aperta la “sua” mailing list, quella attraverso cui avevamo conosciuto lui e tanti altri simpatici cazzeggiatori, arguti, intelligenti e ironici. La zonkerlist è aperta di nuovo per 24 ore e già fioccano i messaggi di ricordo. Messaggi teneri, ironici, senza zuccherosità o lacrimevolezze.
Ma lui ci rimprovererebbe, con sagace presa per il culo, il fatto che, accidenti, quel “mi manchi”, esplicito o implicito che sia, è proprio dappertutto.
Quest’anno, niente link ai suoi blog (li avete letti, vero?), ma un bel ricordo pubblicato nello scorso aprile.

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Una buona notizia

Sono tornate in Italia le spoglie di Enzo Baldoni (via Repubblica.it).

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Se cinque anni vi sembrano pochi

Dal 2004 ogni agosto non è un mese come gli altri. A parte le ferie, i lavori, gli amori, la vita, il 26 agosto, oggi, cade l’anniversario della morte di Enzo Baldoni.
Quest’anno non ho intenzione di scrivere le solite cose: voglio che questo ricordo sia intimo. Spazio ai commenti e ai vostri ricordi di Enzo, se volete.
Piuttosto, una riflessione. Da ieri e fino alla mezzanotte di oggi è aperta a tutti la mailing list che Enzo creò tanti anni fa, e che da quel tremendo giorno del 2004 è servita a diffondere notizie su Enzo o intorno alla sua figura. Ricevendo le tante mail di ricordo di persone che, come me, non hanno mai conosciuto Enzo di persona o di altre che, invece, hanno percorso buona parte della vita insieme a lui, mi rendo conto che una delle grandi capacità che Enzo aveva era quella di fare conoscere le persone, di fare incontrare esseri umani, di capire subito le affinità che intercorrevano tra persone anche apparentemente diverse. È una caratteristica preziosa, e io cerco sempre di lavorare su di me, anche da questo punto di vista.
Perciò, in questo post di ricordo, vi lascio con un link: si tratta del blog del fratello di un caro amico, che, dopo essere stato in Portogallo, ora si trova in Angola, da dove scrive il suo Diario Angolano. Ecco, io noto in Sandro una curiosità e una capacità di raccontare e, quindi, di guardare, affine a quella di Enzo.Enzo, non sai quanto vorrei che tu leggessi il mio ultimo libro. È dedicato anche a te. Perché, da lontano e da vicino, anche ora che non ci sei più, continui a essere una guida. E in questi tempi di penombra, quando va bene, non è poco.

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Quattro anni fa

Quattro anni fa, in questo periodo, erano finite le OIimpiadi. Anche quell’edizione me la sono persa quasi tutta. È difficile vedere le Olimpiadi in vacanza, anche se hai un televisore a portata di mano. Ma molto probabilmente dipende dalla scarsa passione per lo sport.
Quattro anni fa iniziavo un lavoro, e altre cose. Ed era un momento difficile. Lo è anche quello di quest’anno.
Quattro anni fa c’erano degli accordi con un editore per un romanzo che non è mai uscito. Speriamo che entro quest’anno esca un (altro) mio libro.

Sarà per tutte queste coincidenze che ricordo perfettamente, meglio degli anni passati, la giornata del 26 agosto 2004, e quelle precedenti. L’ultima cartolina che abbiamo registrato, l’ultima telefonata che gli ho fatto da casa, quando ho appreso dal blog che si era fatto male. E poi il messaggio di un’amica, l’andare su qualche sito e l’apprendere della sua morte.
Sono passati quattro anni e le truppe straniere sono ancora in Iraq, in quel casino che è l’Iraq, tuttora non è chiara la fine di Enzo Baldoni, i suoi resti non sono arrivati in Italia.

Ci provo, a sorridere, nonostante tutto, come faceva lui. Ma oggi proprio non ci riesco.

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Tutta colpa di Ghareeb

Dalla mailing list legata a Baldoni, mi arriva la segnalazione di un’intervista fatta a Maurizio Scelli, che nel 2004, quando Enzo fu rapito e ucciso, era il commissario straordinario della Croce Rossa Italiana in Iraq. Prendetevi cinque minuti e leggetela. Riporto qua sotto una delle ultime domande e la seguente risposta di Scelli.

Recentemente il quotidiano arabo Al Haiat, ha pubblicato la foto di Saad Erebi al Ubaidy, a capo nell’agosto del 2004 dell’Esercito Islamico che attuò e rivendicò, l’assassinio di Baldoni, seduto accanto al comandante delle Forze Usa in Iraq, il generale David Petraeus e il vice premier iracheno Bahram Saleh. Ci sono gli estremi per aprire un’inchiesta?

Dubito molto che in Iraq, oggi come oggi si possano fare delle inchieste volte ad accertare chi abbia realmente rapito e ucciso Enzo Baldoni e il suo autista Ghareeb, del quale fece molto male a fidarsi e credo che ne sia il principale responsabile al punto da essere stato eliminato in quanto testimone scomodo.

Capito? Scelli mette l’ennesima pietra sopra al caso Baldoni. Evita la domanda, più che legittima, e chiosa con un goffo tentativo, dando la colpa all’autista di Enzo. Fatemi capire: Ghareeb consegna Enzo a qualcuno (qualcuno che poi è stato visto con gli americani, ma nel casino dell’Iraq odierno non solo tutto è possibile, ma tutto pare naturale). E poi viene eliminato in quanto testimone scomodo di una cosa che ha fatto lui stesso?

Ancora una volta, dopo tre anni e mezzo, sono triste e senza parole.

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