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Parliamo un po’ su di noi – 7. Con la fede nel futuro felice

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C’è una rinascita, nell’aria: lo mostrano anche le mail di spam. Scordatevi approcci brutali, link ipertestuali buttati là. Per non parlare dell’ormai vetusto enlarge your penis. Noi abbiamo speranza. Anzi, ce l’ha Olga: lei ha mandato questa mail al caro Capra, che a sua volta me l’ha girata. Una mail che ha come oggetto “con la fede nel futuro felice” e non solo come oggetto.

Con la fede nel futuro felice)

Ok, abbiamo capito.

Ciao! Mi permetta di presentarmi!

Prego.

Il  mio nome completo-Olga.

Quattro lettere come nome completo. Sotto la media. Ma dimmi, quindi O. è il soprannome? Quella de L’Histoire de. Ma va’?

I – 30 anni, ma per favore non credo che ero molto giovane!

Cara, tutti siamo stati molto giovani. Ma non buttarti giù. Sono più vecchio di te.

I – una donna molto grave con alta levatura morale.

Orca miseria. Mi fa piacere. Grave e con alta levatura morale. Ti presenti con Monti?

A  dire  il  vero,  I – donna molto intelligente e socievole. Ho molti amici, e possono dirmi che ero – un popolo divertente, gentile, sincero e aperto! I dolcezza e umile.

Contento di intelligenza e socievolezza: per non parlare degli amici. Ma non ti sembra di esagerare dicendo di essere (o di essere stata) un popolo, per quanto divertente, gentile, sincero e aperto? I tuoi amici confermano, va bene. Ma perché eri? Sei estinta? Tipo dodo? Dodo dolcezza umile?

Lavoro come manager. Mi piace molto il mio lavoro.

Bene, importante anche questo: fare un lavoro che piace è fondamentale.

Io  preferisco mantenere il mio corpo in forma, e – la mia regola – di essere in buona forma! Mi piacerebbe continuare la nostra corrispondenza!

Con nuoto e piscina mi hai convinto. La salute è importante. Ti immagino una donna forte, popolare (nel senso di popolo), con una buona posizione e un bel fisico. Parliamone.

Prego email me direttamente alla mia email: keeleylib074@hotmail.com. Aspettero con impazienza la tua risposta!

Sì, ti scrivo subito.

Il tua Olga.

Il e tua? Ecco il trucco. E vabbè. Nessuno è perfetto. Ti scrivo lo stesso.

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Come Facebook uccise i blog (e altre forme di vita) – 1

Premesse
Non ho un mio profilo personale su Facebook, ma, per lavoro, gestisco da qualche mese quello della mia trasmissione. Questo mi ha costretto ad entrare in un mondo dal quale ho sempre preferito stare fuori. Per i due lettori che non mi conoscono: non sono contrario alle forme di socializzazione in rete, anzi. Ho frequentato forum, canali IRC, ho un account Skype, GMail, Messenger, MySpace, YouTube e LastFm: ma Facebook mi ha sempre respinto. Sarà che da subito si è parlato di problemi di privacy, peraltro subiti anche con Google e associati; sarà anche che ho una stupida e inconscia tendenza a rimanere in una minoranza. Fatto sta che solo da poco sono entrato nel social network più importante della storia della rete, anche solo numericamente parlando, almeno finora. E ho raccolto, osservando e leggendo, alcune considerazioni.

1. Facebook è il primo sito che tende a sostituirsi alla rete, in toto
Diverso tempo fa EmmeBi intitolava un post “Facebook is the new www”. Niente di più vero, partendo dalla considerazione che entrare in Facebook è la prima cosa da fare se vuoi promuovere qualcuno o qualcosa: la tua azienda, il tuo film, la tua musica, te stesso. Tutto ha un profilo Facebook, esattamente come, un tempo, molte aziende, marchi, imprese iniziarono ad avere un sito. C’è differenza, però, tra Facebook e il World Wide Web.
Facebook, infatti, è contrario a uno dei parametri fondativi/filosofici del web, la condivisione, che avviene solo in un senso: Facebook importa, ma non lascia esportare facilmente tutto ciò che viene creato “in” esso, a partire da mail e messaggi. Direte che anche nei forum è così: è vero, ma non sono così estesi (come fruizione) quanto lo è Facebook, né hanno lo stesso senso tematico e semantico. Un forum sulle falciatrici raccoglie appassionati di giardinaggio e agricoltori; Facebook, invece, è una campionatura (enorme) del mondo: esattamente come lo è il web, ma in un altro senso, dall’interno, per così dire. Infatti, anche la condivisione del materiale presente in pagine e profili sottointende la creazione di un account su quel social network. E le innovazioni, o meglio i cambiamenti, che Zuckerberg sta apportando (di continuo, per disorientare e fare arrendere l’utente all’accettarli senza approfondire) continuano ad andare in questo senso. Ora c’è la mail di Facebook, con tanto di @facebook nell’indirizzo, che convoglia in un unica casella sms, mail, messaggi privati. Ma, a quanto ne so, non è possibile, per dire, scaricare la mail con un software di gestione come Thunderbird o Outlook o Mail, o quanto meno non è chiaro se, ancora una volta, io possa non solo ricevere mail da servizi esterni, ma anche leggere le nuove e-mail da questi servizi.
Insomma, Facebook sta facendo sì che la navigazione e l’esperienza in rete in genere sia gestita in maniera esclusiva attraverso quella piattaforma, sulla quale salvare foto, caricare e vedere video, ascoltare canzoni, scrivere mail, chattare (e presto fare delle videochiamate), eccetera. Facebook, insomma, come una sorta di potentissimo browser integrato con strumenti di socializzazione (interna) e condivisione (interna).

2. Facebook incrina la legge non scritta dell’integrazione tra media
Ogni volta che un nuovo mezzo di comunicazione di massa si è affacciato al mondo, c’è chi ha urlato al miracolo e chi, invece, ha previsto una sostituzione dei vecchi media. La storia ci ha insegnato che i media, in realtà, tendono per lo più a integrarsi l’un l’altro, non a sostituirsi. Facebook non può essere considerato un nuovo medium, è chiaro. Ma, dalle osservazioni al punto 1, è chiaro che lo è nella misura in cui fa rileggere (in maniera quasi obbligata) l’esperienza della navigazione in rete e della fruizione sulla stessa di altri oggetti di comunicazione. Prendendo quindi come orizzonte non tanto il panorama mediatico, quanto quello della rete, possiamo dire che Facebook non si integra, ma tende a inglobare tutti gli altri mezzi, facendosi sempre di più snodo centrale per il consumo multimediale. Come detto sopra, attraverso Facebook si guarda, ascolta, legge: qualcosa di simile è accaduto con la Rete, ma in quel caso il processo è stato più tendente all’integrazione che alla sostituzione. I giornali cartacei hanno iniziato ad avere la versione on-line, e così le radio e le televisioni. Con Facebook il processo avviene a un secondo livello: giornali, radio e televisioni non solo hanno un profilo su Facebook (“il nuovo www”), ma inseriscono nei loro stessi apparati dei pulsanti per interagire con quella piattaforma, più che con altre, modificandosi in funzione di una condivisione sì, ma mirata ed esclusiva.

continua

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“Cose piccole e piccoli sentimenti”

Oggi ho avuto un crollo, ben mascherato dal mutismo, in redazione.
Appena avuta la notizia del rapimento sono schizzato via da casa, proprio mentre rispondevo a delle mail, scrivendo che dopo quattro giorni di delirio questo era il primo pomeriggio tranquillo (avrei dovuto dire “una tensione stabile”). Sono arrivato in radio, ho cercato Scaccia. Le solite domande. “Hai qualcosa da dirmi? Quali sono le reazioni là?”. Pino si è dimostrato, ancora una volta, una persona splendida. “Francesco, che ti devo dire? Troppo presto perché ti possa dire qualcosa. E poi, che reazioni? Ero io, qua, uno dei suoi amici.” Nonostante incombesse la diretta del TG2, ha trovato come sempre il modo di dirmi qualcosa e mi ha parlato un po’ del gruppo terroristico che ha rapito Enzo. Ho chiuso la telefonata, ringraziandolo (e non sarà mai abbastanza), sono andato a scrivere il pezzo. Stampato, consegnato. Poi mi sono seduto e ho visto un’altra, l’ennesima edizione di un telegiornale. Enzo è stato rapito.
Mi sono reso conto allora che, in fondo, speravo che fosse nascosto da qualche parte. Perché sono stato male, è venuta fuori tutta la tristezza e l’ansia per questa vicenda che i ritmi di lavoro serrati degli ultimi giorni avevano relegato da qualche parte, in fondo. Una tristezza che era stata sfiorata, ieri, quando ho dovuto scegliere un brano di una delle “Cartoline” che avevamo fatto, e risentire la sua voce dai file grezzi, con le risate e le battutacce in mezzo, mi aveva fatto un certo effetto. Ma ieri bisognava essere veloci, scegliere i brani, ripulirli, montarli. Oggi, no. E allora mi sono venute in mente le prime e-mail che ci siamo scambiati, sette anni fa, quando lui per me era Zio Zonker e io per lui Il Malva. Beh, veramente io sono ancora per lui “Il Malva”. In una mail, addirittura, dopo un sacco che non mi facevo sentire, mi appellava “Malva, vecchia troia!” tutto in maiuscolo.
Enzo è stato uno dei primi a leggere la mia prima raccolta di racconti. Appena l’ebbe finita mi scrisse.

Oggetto: Tempi diversi
Data: Sun, 5 Dec 1999 21:55:49 +0100
Da: egb
A: francesco

Ieri sera mi sono portato a letto “Tempi diversi”.
L’ho letto tutto d’un fiato.
Belli gli attacchi, giusti ritmi e misure, non casuale il pezzettino di Raymond Carver.
Il mio preferito e’ probabilmente “Il bagno del primo piano”, delicatissimo, vagamente surreale.
L’unico punto debole che ho trovato e’ forse strutturale alla tua generazione, che non ha avuto in genere grandi tragedie ne’ grandi epopee, e che quindi e’ costretta a parlare di cose piccole e di piccoli sentimenti. Non amo il minimalismo, e Leavitt mi fa cagare. Ma i tuoi racconti non sono, secondo me, da considerare minimalisti. Mi piace considerarli dei bei pezzi di artigianato, fatti con amore, tecnica e buona capacita’ di rifinitura.
Bravo.

Enzo

Questa è una delle mail di complimenti più belle che abbia mai avuto. E da cinque anni, lo giuro, continuo a riflettere sulla debolezza della mia generazione, “che non ha avuto in genere grandi tragedie né grandi epopee”.

Ho scritto un romanzo, Enzo. E voglio fartelo leggere. Quindi, vedi di tornare presto.

La tua vecchia troia, il Malva

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