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Martini on the Snow

23 febbraio 2005 - No, non è concettuale L’altro giorno una ragazza che conosco ha scritto su Facebook “Il prossimo che dice “che bella la neve” senza avere la minima idea di cosa voglia dire uscire per andare a lavorare, lo spacco a forza di ginocchiate in bocca.”
Ecco, sono molto d’accordo con questa ragazza. Non mi va di soffermarmi e dibattere sul fatto se l’Italia, la Regione, Bologna, il mio quartiere siano efficienti o meno nel gestire l’ennesima “emergenza” (quand’è che non c’è un’emergenza? Ecco un altro termine che dovrei trattare in un post di The Word). Fare le cose con la neve è un casino: punto. Perché la neve è un impedimento. In questo la neve è democratica, però: fa sbandare verso i guardrail macchine grandi e piccole, fa scivolare sui marciapiedi grandi e piccini e permette di perdere qualsiasi autobus.

In questo fine settimana che inizia oggi la metà delle cose in programma in città sono state chiaramente annullate per ragioni meteorologiche, tranne il primo dei due aperitivi in piazza Maggiore che mi vedono in consolle. Penso da giorni a nuove musiche “da aperitivo” per stasera, ma con questo clima mi vengono in mente solo canzoni natalizie interpretate da crooney con la voce di velluto o veloci ragtime sui quali immaginare capitomboli. Qualcosa, però, mi inventerò: per saperne di più, andate sul sito della bella manifestazione appena inaugurata in città, Arte e Scienza in Piazza. Ci vediamo alle 19: se sentite riecheggiare Bing Crosby a Palazzo Re Enzo, cercate il dj e schiaffeggiatelo.

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Grandi soddisfazioni

Conservo ancora gelosamente i primi cd-r che un musicista dagli occhi un po’ spiritati mi diede qualche anno fa. Sul primo c’è una foto ritoccata di Maurizio Merli che imbraccia un mitra. In alto a destra la scritta “Bologna Violenta”, tutto in maiuscolo, con font stencil. Con lo stesso carattere, in basso a sinistra, due iniziali, “N.M.” Molti di voi sapranno che “Bologna Violenta” è il nome d’arte di Nicola Manzan, polistrumentista veneto, che riprendendo un titolo di un poliziesco italiano mai girato, ripensa uno dei generi più estremi della musica, il grindcore (se non sapete cos’è, mica è colpa vostra: ecco che ne dice Wikipedia). A questo promo (e a un altro cd-r chiamato Il concerto) è seguito un primo disco, Il nuovissimo mondo, pubblicato due anni fa dall’appena scomparsa etichetta Bar La Muerte.

Quel primo disco Manzan è venuto a farlo da me dal vivo in radio, e proprio oggi sul sito di Maps esce l’intervista fatta al musicista a proposito dell’ultimo Utopie e piccole soddisfazioni: il suono di Bologna Violenta si apre agli archi, in una combinazione più che interessante. Lasciando perdere le utopie, comunque, è una grande soddisfazione per me unire un party di Maps alla presentazione ufficiale del nuovo disco di Manzan. Dopo il suo concerto, preceduto dal live degli ottimi Fast Animals and Slow Kids, ci saremo io e Alice di Urban Sherpa a farvi ballare. Il tutto domani, al Covo.
Astenersi deboli di cuore.

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Ritorno al Locomotiv

Dopo avere messo i dischi, negli ultimi mesi, al Covo e a Vicolo Bolognetti, si ritorna al Locomotiv: a prescindere dall’impegno, ci sarei tornato lo stesso, visto che domani sera per la prima volta arrivano in città (e saranno ospiti a Maps) i Pinback, una di quelle band che fanno bei dischi, piacciono, ma mica hanno sfondato. Forse sarà l’occasione per ascoltare qualche brano dall’imminente prossimo disco. In ogni caso, dopo il concerto, torno nella splendida “casetta del dj” del club di via Serlio per aprire le danze.

Orsù, siateci: ne vale la pena (per la band, sia mai).

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Chi non viene stasera fa una scelta sbagliata

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Il vero ultimo giorno di lavoro

Lo so, lo so: mettere i dischi è qualcosa di talmente divertente che chiamarlo lavoro è esagerato. Però rientra in quelle categorie di attività legate a orari, obblighi e comportamenti che è assimilabile a un lavoro.
Quindi, dopo l’ultima giornata di lavoro-della-mattina il 28, l’ultima puntata di Maps del 29, l’ultima puntata di Pigiama Party del 31, eccoci all’ultimo dj-set della stagione. Insieme al prode Michele Restuccia, sempre nel quadriportico felsineo di Vicolo Bolognetti, stasera avrò l’onore e il piacere di muovere gli astanti restanti dopo il concerto di The Thermals e Polvo. I Polvo. E chi se li ricordava più?
Danze dionisiache per dire “benvenute” alle vacanze. Aspettovi.

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Circondato dai Massimo Volume

Il caso ha voluto che due dei quattro Massimo Volume (che suonano domani all’HanaBi a Marina di Ravenna) saranno intorno a me oggi.
Questo pomeriggio dalle 1530, nell’ambito delle “Prestigiose co-conduzioni femminili dell’ultima settimana della quarta stagione di Maps”, sarà con me ai microfoni Vittoria Burattini, la batterista della band.
Questa sera, invece, metto i dischi (insieme a Enzo “aggiusta i medi” Polaroid) al Bolognetti on the Rocks dopo il concerto di Egle Sommacal, uno dei due chitarristi dei Massimo Volume.
Ascoltate, venite, ballate.

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“Ghiaccio, non rocce!” (cit.)

È quello che ci vorrebbe in questi giorni, anche nella rassegna Bolognetti on the Rocks, che vede me e i miei colleghi della radio mettere i dischi prima e dopo alcuni dei concerti ospitati dal quadriportico bolognese. Domani sera io e la cara Eleonora cercheremo di farvi danzare (con sudata moderazione) dopo il live di Be My Delay e Father Murphy. Chi indovina la citazione del titolo può venire a dirmela al mixer e gli/le offro da bere. Davvero. Dei due dj sono quello con la barba. Più facile di così…

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