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Ciò che pratica Lorenzo P. (5 lingue parlate e scritte – esperto informatica – web marketing/web promotion)

curriculumCaro Lorenzo P.,

ignoro perché tu mi abbia mandato un curriculum. Io, sai, faccio parte di quelli che i cv li mandano, e sperano che qualcuno li legga. Probabilmente hai trovato il mio indirizzo insieme ad altri, o hai usato uno di quei programmini che creano le liste a cui mandare spam, non lo so. Spero per te che tu non sia messo così male da avermi mandato consciamente il tuo curriculum, ma credo sia un’ipotesi improbabile. Comunque, proprio perché spero che qualcuno legga le cose che mando in giro, ho letto quello che hai fatto, e sono rimasto sinceramente impressionato. Hai un paio di anni più di me e hai fatto e studiato una quantità di cose che io forse riuscirei a fare in due vite. Mentre lo leggevo pensavo che avrei potuto inoltrarlo a qualcuno, per darti una mano. Siamo tutti nella stessa barca, in fondo.

Poi, arrivato alla fine, ho letto i tuoi interessi, una parte del curriculum che io stesso valuto poco, sbagliando. E ho visto che, cito, pratichi musica, chitarra, canto, vela, letteratura, scrittura, poesia, volontariato internazionale, moto, tennis, pallavolo, trekking, enologia e gastronomia internazionale.

Potevi dirlo subito che volevi lavorare alla redazione di “Gusto” del TG5.

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Dead Man Working

Oggi sono andato a fare un colloquio di lavoro per un piccolo quotidiano di Bologna.
Quando uno legge quelle guide stupide su come compilare i curricula e comportarsi durante le interviste, ci sono due consigli che vengono ripetuti sempre. Il primo è di ricordarsi bene con chi si ha il colloquio, e quindi avere bene in mente il suo nome e la sua posizione. Il secondo è quello di essere puntuali.
Arrivo alla sede del giornale con quindici minuti di ritardo e un panico mnemonico assoluto. Non solo non mi ricordo chi è la persona con la quale devo parlare, ma non ho la più pallida idea del suo nome. Evito di prendere fuori il giornale e consultarlo davanti alla segretaria come fosse un elenco: mi presento e dico che ho un appuntamento con il caporedattore. La ragazza fa una faccia perplessa, poi si dilegua.
“Lei ha un appuntamento con il direttore“, dice. Ed evita di fare commenti sul mio ritardo.
L’ufficio del direttore del piccolo quotidiano bolonnaise è spoglio da morire. Sopra di lui c’è soltanto una frase di Kierkegaard che dice: “Ormai la nave è in mano al cuoco di bordo e ciò che egli trasmette dal megafono del comandante non è più la rotta da seguire ma la lista di ciò che mangeremo domani”. Del significato della frase colgo solo il senso culinario.
Sentendo parlare il direttore mi rendo conto del perché non mi ricordo che era stato lui a telefonarmi e che non avevo idea di quale fosse il suo nome: quando parla quest’uomo non si capisce nulla. Del discorso serratissimo e universalista che mi ha fatto ho solo colto due volte la parola “pugnetta”; una volta “Cofferati”; sei volte “soccia” e derivati; due volte “cazzo” (pronunciato, ovviamente, “casso”); una volta e mezza “merda” (la mezza volta è da intendersi come “meer”).
“Le ho portato un curriculum”, gli dico. Lo poggio sul tavolo, lui non lo guarda, ci mette la mano sopra e mi rendo conto che l’apprendimento per osmosi esiste, ma è imperfetto. Infatti mi fa le domande le cui risposte sono nel curriculum, e me le pone nell’ordine esatto in cui i dati sono elencati. Inizia con “Quanti anni hai?” e finisce con “Ma il computer lo sai usare?”.
Ancora, però, non mi ha detto che vuole da me, almeno credo. Glielo chiedo direttamente. Intuisco che hanno bisogno, fondamentalmente, di un tappabuchi nella cronaca bianca, nei mesi estivi. E io lo farei pure, il tappabuchi della bianca con i cinquanta gradi all’ombra della Bologna d’estate. Ma quanto mi darebbe, il direttore del piccolo quotidiano, e quanto dovrei lavorare?
La risposta che mi dà si traduce nel mio cervello in una cifra: tre euro l’ora. Netti, eh.
“Mi faccio sentire”, dico io.

Nota: non sono così preoccupato per la mia disoccupazione. Sapete, sono iscritto a tantissimi siti che offrono lavoro e mi mandano e-mail che iniziano con frasi come “Ottime notizie, Francesco: abbiamo le seguenti offerte per te”. L’ultima e-mail del genere mi offriva un posto come arredatore.

Altra nota: sì, sono un po’ negativo, oggi. Ma, d’altro canto, oggi pomeriggio ho visto questo.

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Serenità

L’ho augurata a tutti per il 2004. I miei amici mi guardano e dicono che esprimo serenità, bene. Quindi l’augurio è valso per me, in primo luogo. Penso, mentre ascolto Talkie Walkie, al perché avevo deciso, ormai qualche mese fa, di aprire un blog. Pensavo, anzi, ero sicuro, di trasferirmi a Milano, e avrei voluto descrivere quella città con i miei occhi di persona nata e cresciuta in una remota cittadina del remoto nordest. Niente di originale, ma mi avrebbe tenuto compagnia. E invece ho deciso di rimanere a Bologna, rischiando moltissimo. Ieri notte mi è presa l’angoscia per questa scelta. Ma, se i miei amici mi vedono sereno, vuol dire che non ho sbagliato.
Il vero 2004, quindi, inizia domani, anzi, tra qualche ora. Ho deciso di rispettare una tabella di marcia rigorosa: al mattino studio-per-esami (da tenere non da dare, finché ho ancora una deontologia… quanto mi do? Poco, mi sa, ma per ora…). E il pomeriggio? Scrivere, in maniera metodica e costante, come si dovrebbe fare. Il tutto inframmezzato da telefonate alle milioni di persone sfuggenti che mi hanno detto “La tua proposta/curriculum/lavoro è interessante, sentiamoci”. Telefonate che, per la maggiore, finiranno con una frase del tipo: “La tua proposta/curriculum/lavoro è interessante, risentiamoci”.
Però domani mattina (tra qualche ora, in verità) vado a comprare un lettore dvd/divx/mpeg/mp3/e che fa anche il cappuccino con la schiuma, sfidando le orde di folli consumatori. Lotteremo per i duecento pezzi disponibili nel punto vendita indicato nel volantino. Quindi i programmi iniziano a saltare da subito. Ma pazienza. Intanto io sono sereno.

P.S. Mi rendo conto che la qualità dei post su questo blog inizia a scadere paurosamente, ma la mia vita, per ora, è piuttosto monotona. Organizzerò presto una spedizione di freeclimbing acrobatico, tranquilli.

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