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Le parole di altri

È da giorni che penso a Renzi e allo show alla Leopolda di Firenze, ma non trovo le parole per dire, ancora una volta, quanto sia deluso da tutto: dall’elegante vuoto pneumatico, da personaggi messi là perché “Oh, hai visto, c’è anche _____”, da mancanza di contenuti. Per fortuna le parole le ha Leonardo:

Forse è un’esigenza mia: io, di fronte a Renzi, vorrei concentrarmi sui contenuti. La cosa mi risulta faticosa perché tutt’intorno a Renzi continua a vorticare una coreografia che magari è irrilevante, eppure sembra studiata apposta per dar fastidio a me: cioè è proprio come se dietro la Leopolda ci fosse un team di strateghi della comunicazione che, per nessun motivo al mondo, si fossero detti: mettiamoci dentro tutto quello che può risultare molesto a Leonardo, avete presente? Quel blog che fa sì e no mille accessi. Per cui: Jovanotti. L’autocoscienza di Baricco, uno che si presenta ciao non voglio fare il presidente. E meno male, sennò al Teatro Valle Occupato dovresti mandarci i carri armati. Il frigorifero Smeg che fa pendant col Mac. (Donde il dubbio: ma la Smeg ha capito tutto perché fa i frigoriferi a forma di Mac o è Steve Jobs che…) Potrei andare avanti a lungo, però non vorrei farne una questione estetica. Anche Veltroni aveva intorno a sé un’estetica che mi urticava, ma non era quello il suo problema. Il problema non era il suo ridurre il Novecento a figurine: in fondo era una cosa anche simpatica, funzionale a un certo tipo di divulgazione eccetera. Il problema è che sotto la figurina non c’era niente: che quando Veltroni si ritrovò a dirigere il PD, per sei mesi non fece niente. Io vorrei capire cosa farebbe Renzi e non m’interessa se Jovanotti gli piace o no.

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Can’t touch this

La notizia è di qualche giorno fa: pare che Apple abbia deciso di non produrre più l’iPod classic, puntando tutto sulla tecnologia “touchscreen” o sulla minaturizzazione. Quindi: niente più iPod-per-sentire-la-musica, ma solo iPod per fare tutto o iPod dove ci stanno due o tre dischi e ciao. Ma perché? Se c’è una cosa che amo è avere un sacco di musica con me: il mio iPod classic del 2007 ha 80 giga di memoria e mi permette di ascoltare i dischi migliori degli ultimi mesi senza dimenticare album jazz degli anni ’50 o quelle raccolte un po’ pappone che però danno tanta soddisfazione, signora mia.
E invece no. Mi toccherà, una volta defunto l’iPod che ho, spendere 400 euro per averne uno “touch” con un quarto della memoria (ma l’imprescindibile possibilità di fare filmati hd), oppure spenderne molto molto di meno per avere con me una robetta per i miei usi davvero inutile.
Quasi quasi speculo e ne compro tre o quattro, di iPod classic, prima che escano di produzione. Sai mai che un giorno…

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Usare le armi del nemico per combatterlo

Come sempre accade, gli spazi pubblicitari della finale del Superbowl sono costosissimi, perché garantiscono un’audience enorme e inamovibile. Tutto ciò che ruota intorno alla finale, show musicali e spot compresi, ha un’eco mediatica subitanea. Per questo spesso le grandi aziende hanno lanciato dei loro prodotti con uno spot che ha avuto la sua “prima” in quell’occasione.

La Motorola ha presentato un tablet, che è forse l’unico reale concorrente possibile dell’iPad, con uno spot trasmesso durante la finale di un paio di sere fa. Questo.

Nella finale del 1983 la Apple lanciò il suo primo personal Macintosh con uno spot famosissimo diretto da Ridley Scott. Questo.

Una bella nemesi, ma con il concept del concorrente, seppur genialmente stravolto.

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Back (to the days)

Se per caso ve lo foste chiesti, sì, ci sono ancora. Ma non ditelo troppo in giro.
Come se non fosse ormai evidente che il 2008 è stato un anno di merda, anche il primo mese del 2009 non scherza. Ma, come un monaco tibetano non tanto certo della sua fede che sta su un ponte di corda sospeso nel vuoto durante una tempesta di meteoriti, eccomi qua.
Per essere positivi, vediamo le cose belle successe da un mese abbondante a questa parte:
– ho avuto, prima di tutto, la conferma che (nonostante le apparenze) sono una persona molto fortunata, perché sono circondato dagli amici migliori che uno si possa immaginare: senza di voi non ce l’avrei fatta, grazie, grazie, grazie, grazie;
– poi: questo è il primo post che scrivo sul nuovo iMac: avete presente quando le persone vi dicono che passare ad Apple è tuttunaltracosa? È vero;
– il concerto dei Calibro 35 al Locomotiv Club, e la session che hanno fatto a Maps: del primo ci sono delle foto che ho scattato, a breve la session sul sito della trasmissioncina che ho l’onore di condurre;
– sempre rimanendo su Maps: siamo di nuovo sbarcati in America, evviva;
– il mio pianoforte è di nuovo accordato;
– sempre a tal proposito, più o meno, ho finalmente comprato alcune cose che desideravo da tempo.
Ecco, tutto il resto è più o meno una schifezza. Ma, in fondo, sono ancora vivo, no? Alla faccia di chi mi vuole e mi ha voluto male.

Come bonus track, vi segnalo un progetto bellissimo della mia amica fotografa Arianna, rivolto alle persone che, come me, sono nate alla fine degli anni ’70. Avete presente quando la vostra mamma o il vostro papà vi sollevavano dalla quiete pigra di un pomeriggio per pronunciare solennemente “Adesso andiamo a fare una foto”? Se eravate in casa a leggere i vostri giornalini o a giocare con le bambole venivate presi e portati in terrazzo. Ecco, Arianna sta iniziando a raccogliere queste foto di noi-bambini-sul-terrazzo, con gli occhi stremati dal sole contro (“Se no la foto viene buia”) e forse sapendo che, in fondo, il terrazzo e la nostra vita erano già un surrogato di qualcosa. Le foto sono qua: se indovinate chi sono, vincete un giornalino. Davvero.

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