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Se dieci anni vi sembran pochi…

… a me non lo sembrano per niente.

Tanti auguri, blogghetto. Grazie per esserci, ancora, e per sopportare malnutrizioni reiterate. E grazie a tutti voi che continuate a passare di qua. Qualcuno da dieci anni: scommetto che neanche a lei o lui sembran pochi.

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Chi non viene stasera fa una scelta sbagliata

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Ferie d’agosto

E, come da diversi anni a questa parte, anche io me ne vado in vacanza ad agosto. Gas e acqua spenti, allarme inserito, valigia pronta, libri e film scelti. Si va nell’antica Lesina, provando a fare una capatina anche a Zara, Spalato, Dubrovnik e Mostar. Ma soprattutto si spegne quasi tutto per un po’.
Come al solito, il blog festeggia il suo ottavo compleanno tra una decina di giorni, in contumacia: gli auguri sono graditi, regali e torte anche, ma al mio ritorno su queste pagine. Tra un po’. Senza fretta, né date precise.
Buone vacanze a tutti!

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31 anni fa

Lo sapete tutti dell’orrore di ciò che è successo in quel 2 agosto 1980 e in tutti i giorni successivi fino ad oggi, ricolmi di bugie, insabbiamenti, depistaggi. Io mi ricordo benissimo di quando i miei genitori mi raccontarono perché quell’orologio era fermo e cos’era quello squarcio nel muro. Non saperlo prima, ma impararlo là, nel luogo in cui tutto era avvenuto, ha fatto sì che ogni volta, ogni singola volta che ho messo piede in Piazza Medaglie d’Oro abbia pensato a quel giorno. Anche questo è non dimenticare: credo che talvolta la memoria sia un fardello faticoso, quotidiano e insostituibile. E la stiamo perdendo.

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Ladies and gentlemen, rock’n’roll

Pare incredibile, ma esattamente 30 anni fa iniziava le trasmissioni MTV. Si sa che il primo video trasmesso fu “Video Killed the Radio Stars” dei Buggles, ma le prime vere immagini sono state queste.

Capito? Rock’n’roll. Trent’anni dopo, mi pare che MTV sia morta, ma ne vorrei conferma. La guardate? Che guardate? Che c’è su MTV? Lo fanno il rock’n’roll? A rileggere la storia di come e quando MTV è stata portata in Italia, ben prima della nascita della sua branca italiana, ci si commuove: qua si parla di Tele+, di ReteA, di Telemontecarlo. Lacrime. Ed è forse questa sequela di nomi, più che l’anniversario di oggi, che mi fa pensare davvero di avere vissuto con coscienza un’altra era culturale e tecnologica. Mi ricordo lo stare in attesa dei video per poi registrarli su VHS. Lo stare in piedi per vederli, nella fascia da mezzanotte alle 2. Andare a scuola e vantarsi delle clip catturate, come farebbe un cacciatore di farfalle.
Giovanissimi all’ascolto, fidatevi: era una rottura di palle, le videocassette facevano schifo, pesavano e ingombravano assaje. YouTube è molto, ma molto meglio. Un po’ come comprare (quasi gratis) “Farfalle da collezione” in edicola, invece che inseguirle nei boschi.

Nota: nessuna farfalla è stata ferita o uccisa per scrivere questo post. L’autore del blog disapprova la caccia alle farfalle e le collezioni da edicola.

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Anniversari

Oggi compio il mio trentatreesimo anno di vita, e il quinto nella casa da cui scrivo.
Per celebrare degnamente gli anniversari, il fato ha deciso che oggi inizieranno dei lavori di due mesi nel palazzo dove abito, lavori che (oltre ai rumori derivanti da demolizioni di intonaci) mi obbligano a tenere chiuse per due mesi quattro finestre su cinque che il mio appartamento ha. Chiuse col cellophane.
Aiuto.

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La prima volta di “Smells Like Teen Spirit”

Devo avere sentito la canzone cardine degli anni ’90, per la prima volta, intorno alla fine del 1992: i dischi arrivavano lentamente in provincia, come tartarughe spiaggiate. Ma, oltre ai Nirvana e al loro entourage, altri esseri umani la sentirono per la prima volta nell’aprile del 1991, il 17 per la precisione, in un concerto all’OK Theatre di Seattle, mesi prima dell’uscita di Nevermind. Se i miei ricordi rispetto al primo incontro con “Smells Like Teen Spirit” sono confusi, non penso possano esserli quelli degli spettatori che si vedono nel video qua sotto.
Sì, lo so che era meglio scrivere questo post il 17 di aprile, ma fate che sia lo stesso, eh.

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Come al solito, si festeggia in contumacia

Sono in ferie da un po’, e tra un po’ me ne vado proprio. Il blog è trascurato, la città si svuota, i telegiornali aprono con notizie sui cuccioli nati negli zoo del mondo, e ADayintheLife compie, tra qualche giorno, sette anni.

Avrei voluto scrivere un post mistico esoterico sul numero sette, avrei voluto scriverne uno sociologico musicale su Best Coast, ma invece mi accontento di questo “chiuso per ferie”. Va bene così: il blog di cinema va avanti ancora per un po’, poi si ferma anche lui. Tanto si sa che il vero ricominciamento è a settembre, no?

State bene.

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Ladies and gentlemen… The Menlove!

Sono passati quarant’anni, ma sembra ieri: migliaia e migliaia di giovani uomini e donne (e non solo), nel maggio del 1970, ancora non ci credevano. “Ma come, si sono sciolti davvero i Beatles?”.
Per ricordare tutto questo, domani per tutta la durata di Pigiama Party, dalle 1035 circa, avrò in studio The Menlove, ottima tribute band beatlesiana felsinea che allieterà la trasmissione con cover in acustico. E poi altre mille cose beatlesiane. Per ascoltare in streaming, andate sul sito della radio.

A splendid time is guaranteed for all!

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Spam, spam, spam, space and spam

Magari arrivo dopo la puzza, come si suol dire, ma io l’ho trovato per caso su YouTube. Se non lo capite, evidentemente non avete mai visto l’originale, poco di buono che non siete altro.
A proposito, il 7 ottobre è il quarantesimo anniversario della messa in onda del Flying Circus. Niente, così, per dire. Festino?

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Se cinque anni vi sembrano pochi

Dal 2004 ogni agosto non è un mese come gli altri. A parte le ferie, i lavori, gli amori, la vita, il 26 agosto, oggi, cade l’anniversario della morte di Enzo Baldoni.
Quest’anno non ho intenzione di scrivere le solite cose: voglio che questo ricordo sia intimo. Spazio ai commenti e ai vostri ricordi di Enzo, se volete.
Piuttosto, una riflessione. Da ieri e fino alla mezzanotte di oggi è aperta a tutti la mailing list che Enzo creò tanti anni fa, e che da quel tremendo giorno del 2004 è servita a diffondere notizie su Enzo o intorno alla sua figura. Ricevendo le tante mail di ricordo di persone che, come me, non hanno mai conosciuto Enzo di persona o di altre che, invece, hanno percorso buona parte della vita insieme a lui, mi rendo conto che una delle grandi capacità che Enzo aveva era quella di fare conoscere le persone, di fare incontrare esseri umani, di capire subito le affinità che intercorrevano tra persone anche apparentemente diverse. È una caratteristica preziosa, e io cerco sempre di lavorare su di me, anche da questo punto di vista.
Perciò, in questo post di ricordo, vi lascio con un link: si tratta del blog del fratello di un caro amico, che, dopo essere stato in Portogallo, ora si trova in Angola, da dove scrive il suo Diario Angolano. Ecco, io noto in Sandro una curiosità e una capacità di raccontare e, quindi, di guardare, affine a quella di Enzo.Enzo, non sai quanto vorrei che tu leggessi il mio ultimo libro. È dedicato anche a te. Perché, da lontano e da vicino, anche ora che non ci sei più, continui a essere una guida. E in questi tempi di penombra, quando va bene, non è poco.

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My London from A to Z – 3

Rough Trade. Sono andato anche in uno dei mitici negozi dell’etichetta inglese. Non ho comprato alcun disco. Indecisione? Segno dei tempi? Non so. Ho scartabellato tra gli scaffali, ma prezzi e/o titoli non mi hanno convinto. Risultato dello shopping? Il nuovo numero di Mojo, due spillette e una borsa di tela. Mmm.

St. Bartholomew the GreatSt. Bartholomew the Great. Ecco, questa è stata la vera scoperta del viaggio londinese. Una chiesa vicino all’ospedale di St. Bartholomew, ovviamente, più o meno nella City, non distante dalla più famosa Temple Church, chiesa dei Templari. Solo che quella è stata abbastanza distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, mentre St. Bartholomew è rimasta più o meno com’era quando è stata costruita, alla fine del 1100. Intendiamoci, sono ateo e materialista, ma entrare in questa chiesa mi ha davvero emozionato, e non succedeva da tanto. A trovarla suggestiva non sono solo io: qui sono state girate scene di Elizabeth: the Golden Age, Shakespeare in Love e Quattro matrimoni e un funerale. E c’è anche qualche simpatico burlone che l’ha definita “la chiesa più infestata (di spiriti) del mondo”. Cliccate sul link, vedete le altre foto che ho pubblicato, ma, soprattutto, se andate a Londra non mancate di visitarla. Davvero spettacolare.

Tamigi. Sembrerà un’osservazione banale, ma questa è stata la visita londinese in cui ho sentito di più il fiume che attraversa la città. Ho passeggiato lungo il South Bank, ho percorso più ponti avanti e indietro, e il marrone, zozzo, affascinante fiume mi è parso fondamentale più che mai, nel panorama di Londra. Ehi, mica uno deve sempre scrivere di folgorazioni o di scoperte. Comunque, non fateci il bagno. Sai mai.

Underground. Sebbene abbia girato molto in autobus, in questo viaggio, non riesco a non amare le metropolitane. Mi piace guardare le stazioni, le mappe colorate, essere portato da una parte all’altra della città in qualche decina di minuti, ma soprattutto amo guardare la gente in metropolitana. Sì, perché, soprattutto i nativi, in metropolitana pensano. E ti sembra, talvolta, di poter indovinare su cosa stiano meditando, dietro gli occhi socchiusi dalla stanchezza della prima mattina o della sera, mentre vanno a lavoro o tornano a casa. E, come al solito, mi incanto davanti alle facce.

Vegetariani. Londra è una città cosmopolita, no? Anche nel cibo, voglio dire. Questo assunto di base ha permesso all’amica V., vegetariana e amica degli animali, di trovare più o meno sempre del cibo per lei. Tranne che nel ristorante brasiliano, la cui poitica era: prezzo fisso e carnazza servita direttamente dallo spiedo alla tavola, di varia provenienza, dall’agnello al maiale, dal vitello al prosciutto. “Avete un menù vegetariano?”, abbiamo chiesto. “No”, ci è stato risposto. “Perché?” E quando abbiamo rivelato l'”handicap” di V., ecco che una bella V verde è stata posta di fronte al suo posto. Vagamente inquietante.

Westminster Abbey. Avrei voluto visitarla, ma… 15 sterline d’ingresso? Per fortuna a Londra, come a New York, i maggiori musei sono a entrata libera. Ho rinunciato alla Chiesa, insomma, ancora una volta.

X. Come è proverbialmente noto, l’incognita in Inghilterra è il tempo atmosferico, che può cambiare anche tre o quattro volte al giorno. La soluzione è il vestiario “a cipolla”, si sa. Comunque ci ha detto bene: pioggia solo un paio di volte, di cui una nel pub di cui ho parlato ieri: l’acquazzone + stata ovviamente l’occasione per intavolare una bella discussione del tempo, argomento di cui i britannici vanno ghiotti. Proverbiale anche questa osservazione, ma talvolta gli stereotipi sono più veri della realtà.

Polka DotsYayoi Kusama. “La mia arte è un’espressione della mia vita, in particolare della malattia mentale.” Così si descrive l’ottantenne artista giapponese, uno dei nomi della mostra che ho visto, “Walking in my mind”. La malattia mentale di Yayoi Kusama si è manifestata molto presto, quando lei aveva dieci anni: a quell’età ha iniziato a vedere dei pois, dappertutto, e lei si è iniziata a sentire un puntino in mezzo a milioni di altri. La sua installazione alla Hayward Gallery (con estensione sugli alberi del lungofiume) è particolarmente emozionante: una stanza di specchi dentro alla quale sono sistemate delle sculture gonfiabili tondeggianti, rosse a pois bianchi. Da rimanerci secchi.

Zzz. Avrei avuto bisogno di vacanze riposanti, ma so che quando vado in una grande città mi prende la frenesia da metropoli. E quindi ho dormito poco. Recupero adesso, con la consapevolezza che dormire poco, macinare chilometri e riempirsi occhi, orecchie e bocca è stata l’unica cosa da fare in una delle città che più amo al mondo.

fine

P.S. Oggi il blogghetto compie sei anni. Lo mandiamo a scuola.

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Pronti, partenza, via. Da tutto

Latito io nei confronti di me stesso, figuriamoci il blog.
Comunque, come si conviene, i saluti prima delle vacanze. E qualche regalo.

Me ne vado per dieci giorni in un paese sperduto in un’isola croata, che vedete nella foto. Obiettivi minimi: considerando la sfiga che si è abbattuta su di me negli ultimi mesi, mi basta che la camera dove alloggio non prenda fuoco, né venga travolta da un’onda anomala (beffardamente intervenuta per domare le fiamme).

Ma non vi lascio senza niente. Intanto, scaricate Live@MAPS vol. 1, un doppio cd gratuito con il meglio dei live che ho ospitato nella prima stagione della trasmissione che è finita venerdì scorso, e riprenderà a settembre. Tutte le info qua.

E poi, un assaggio del libro, che dovrebbe uscire tra la fine di questo mese e l’inizio del prossimo. Qui c’è la copertina e qui potete scaricare “la titletrack”, cioè il racconto che dà il titolo alla raccolta, “La guerra in cucina”.

Ci si risente dopo la metà di agosto. E ancora una volta il blog festeggia il compleanno in contumacia del suo padrone. Del resto, aprire un blog a Ferragosto… Sono cinque anni. Cinque anni. Ok. Meglio andare.

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Corsi e ricorsi

Finalmente parto, me ne vado. Esattamente come nell’estate di quattro anni fa, quando aprii il blog, raggiungo la Corsica. Nel 2003 il viaggio era stato un giro completo dell’isola pernottando in diversi campeggi. Quest’anno io e i miei tre compagni di avventure siamo talmente distrutti che, come le civiltà più evolute, abbiamo optato per l’essere stanziali, abbiamo affittato una casa e non ci muoveremo da Saint Florent. Ma credo che trascorrere otto giorni nel posto che vedete raffigurato in foto non sarà male.

Ho bisogno di ricaricarmi, di rimettermi insieme, di recuperare energie: mi aspetta un nuovo inizio a settembre, un po’ come fu qualcosa di nuovo aprire questo blog, che festeggia il suo compleanno, ancora una volta, in mia assenza.

Statemi buono.

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A year in the life

Un anno fa pensavo di trasferirmi a Milano. C’era la prospettiva di un lavoro là. Milano mi appariva come una città ostile e inospitale, a meno che uno non abbia molti soldi. Attendendo notizie sulla mia nuova vita, progettavo piani di rapine a gioiellerie del centro e bevevo Bacardi Breezer. Nessun maledettismo. Ho detto Bacardi Breezer, non whisky liscio, insomma. Ogni volta che racconto del mio agosto 2003 passato in parte da solo a bere Bacardi Breezer, la gente mi guarda come se avessi confessato loro la mia zoofilia. Quella non l’ho mai confessata a nessuno. A parte ad un paio di veterinari. Pensavo che, una volta a Milano, facendo un certo tipo di lavoro, la cosa difficile sarebbe stata mantenere una certa abitudine alla scrittura. Come fare? Un blog, semplice. Avrei scritto quotidianamente di un giorno della vita di un non milanese a Milano. Che idea geniale, eh? In quel momento hanno suonato alla porta. Era Sting, che mi ha cantato An Englishman in New York. “Pirla”, mi ha detto poi, in perfetto italiano. Dopo un iniziale momento di smarrimento, gli ho rinfacciato che era stato lui a sciogliere i Police, e che dopo si era messo a fare dischi di merda. Se n’è andato senza salutare. Sono cose che capitano.
Invece sono rimasto a Bologna, ho lavorato saltuariamente a Milano, che mi è sembrata meno inospitale ed ostile di quanto pensassi, anche se ogni volta che la lasciavo per tornare a Bologna, mi trovavo attaccato sulla schiena un biglietto che diceva “Pirla”. Ho sempre sospettato che fosse Sting, non Milano, il colpevole di questo scherzo.

Sting che aspetta con ansia l'arrivo di un carico di Bacardi Breezer

Il 15 agosto di un anno fa faceva caldo. Caldo a Ferragosto. Ha dell’incredibile. E ho aperto lo stesso un blog, nonostante il mio veterinario me lo sconsigliasse. Perché mi piaceva l’idea che le mie parole si facessero dei giretti, di tanto in tanto.
In quest’anno le mie parole hanno girato un sacco, si sono trovate bene, talvolta sono state molestate, ma in generale sono state ricoperte d’affetto, e io di conseguenza. Per questo: grazie a tutti voi, davvero.
In quest’anno sono cambiato. Ho buttato via i piani di rapina, non bevo più Bacardi Breezer, e ieri mi è arrivato un messaggino di Sting. Adesso lo beve lui, è in difficoltà e vuole che io gli dia una mano ad uscirne.
Quindi me ne vado in giro con lui, tenterò di fargli aprire un blog. Ci si risente tra una settimana scarsa.

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