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Efficienza fiscale

No, diciamolo, perché se no qua non ci accorgiamo mai dei progressi che si fanno: l’altro giorno mi è arrivata una raccomandata dalla Agenzie delle Entrate. Ora, quando arriva una missiva di tal guisa, è bene spaventarsi, perché solo raramente la suddetta busta contiene, che ne so, un rimborso. Solitamente la lettera è del tipo “Ricordati che devi morire”, oppure è una multa.
Avrei quasi preferito un bigliettino “memento mori” scritto a mano, ma invece no. “Irregolarità nella dichiarazione dei redditi 2010”. Multa. Di dodici euro e cinquanta centesimi. Che sono andato a pagare mezz’ora dopo avere ricevuto la raccomandata, ché è bene non scherzare con certe Agenzie.
In fondo sono contento di questa sanzione: perché se l’ho ricevuta io, che guadagno neanche novecento euro al mese, chissà quanti soldi entreranno nelle casse dello Stato dai milionari: un errorino l’avranno fatto anche loro, no?

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Le parole di altri

È da giorni che penso a Renzi e allo show alla Leopolda di Firenze, ma non trovo le parole per dire, ancora una volta, quanto sia deluso da tutto: dall’elegante vuoto pneumatico, da personaggi messi là perché “Oh, hai visto, c’è anche _____”, da mancanza di contenuti. Per fortuna le parole le ha Leonardo:

Forse è un’esigenza mia: io, di fronte a Renzi, vorrei concentrarmi sui contenuti. La cosa mi risulta faticosa perché tutt’intorno a Renzi continua a vorticare una coreografia che magari è irrilevante, eppure sembra studiata apposta per dar fastidio a me: cioè è proprio come se dietro la Leopolda ci fosse un team di strateghi della comunicazione che, per nessun motivo al mondo, si fossero detti: mettiamoci dentro tutto quello che può risultare molesto a Leonardo, avete presente? Quel blog che fa sì e no mille accessi. Per cui: Jovanotti. L’autocoscienza di Baricco, uno che si presenta ciao non voglio fare il presidente. E meno male, sennò al Teatro Valle Occupato dovresti mandarci i carri armati. Il frigorifero Smeg che fa pendant col Mac. (Donde il dubbio: ma la Smeg ha capito tutto perché fa i frigoriferi a forma di Mac o è Steve Jobs che…) Potrei andare avanti a lungo, però non vorrei farne una questione estetica. Anche Veltroni aveva intorno a sé un’estetica che mi urticava, ma non era quello il suo problema. Il problema non era il suo ridurre il Novecento a figurine: in fondo era una cosa anche simpatica, funzionale a un certo tipo di divulgazione eccetera. Il problema è che sotto la figurina non c’era niente: che quando Veltroni si ritrovò a dirigere il PD, per sei mesi non fece niente. Io vorrei capire cosa farebbe Renzi e non m’interessa se Jovanotti gli piace o no.

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La farsa di una parodia di una commedia

Nella foto: la prova che Berlusconi non ha un cellulare. Ma che vorrebbe tanto averne uno.

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Confondere il gesso con il porfido

Non riesco ancora bene a farmi un’opinione su quello che è accaduto a Roma sabato scorso: pensadoci, sono ancora pervaso dall’ansia che avevo mentre ascoltavo la diretta di Popolare Network (quanto sono bravi i miei colleghi?). Ma in rete pare che ognuno dica la sua, soprattutto quando a Roma non c’era, quel pomeriggio. Per capirci qualcosa, è bene ascoltare chi c’era, anche se si tratta di un estremista, come il “black block” che firma questo intervento. Leggetelo: probabilmente non sarete d’accordo con tutto quello che dice (e non lo sono neanche io), ma si tratta comunque di un punto di vista interessante che mostra, ancora una volta, come ciò che è risaltato di più dalla manifestazione (o meglio, da ciò che è derivato dalla stessa) sia un senso di disfatta.
Certo, passi che il black block in questione scriva “ubriaci” invece che “ubriachi”, ma passi meno quando dice:

No, seppur non cattolici non ci saremmo mai permessi di distruggere sampietrini offendendo credenze altrui.

Che peccato che un pensiero così importante e profondo incappi in un curiosissimo fraintendimento: possibile che un esperto di guerriglia urbana non sappia cosa siano i sampietrini e, anzi, li confonda con quella Madonna di gesso la cui rottura ha riempito orrendamente le pagine on line dei quotidiani nella giornata di sabato? E così l’ombra del fallimento pende anche sull’ennesima tessera del puzzle di sabato scorso.

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Denti bianchissimi


Forse avrete notato in molte città italiane alcuni manifesti in cui si pubblicizzano cure odontoiatriche in Romania. Queste affissioni, piuttosto grezze esteticamente, parlano di pacchetti che comprendono tutto, dal viaggio di andata e ritorno, all’alloggio, all’intervento dentistico vero e proprio.
Ora, non so quale sia la qualità dei dentisti romeni, ma per esperienza indiretta so che in Slovenia ci sono ottimi medici che danno prestazioni di ottima qualità a costi che sono circa la metà di quelli medi dei tariffari italiani. Insomma, è il mercato, no?
Bene.
L’ANDI (una delle associazioni di categoria dei medici dentisti) è recentemente insorta: nulla di strano né di male, ogni categoria difende i propri interessi, i prezzi che applica, e quindi lo status quo dei suoi iscritti, no? Il problema è che questa protesta ha preso la forma di manifesti come quello che vedete quassù (cliccatelo per ingrandirlo: ne ho trovato uno relativo alla Regione Marche, ma è lo stesso). “Vu curà”, un “calco” da “vu cumprà”, l’orrendo nomignolo con cui negli anni ’80 e ’90 si chiamavano i venditori ambulanti, per lo più africani, che iniziavano a vedersi nelle vie e spiagge italiane.
Ecco l’ennesimo segno del razzismo che prende sempre più piede in Italia: un tempo questo era il linguaggio deprecabile di una parte politica ben precisa, ora è diventato patrimonio comune. Oppure tutti i dentisti dell’ANDI sono tendenzialmente razzisti? Non credo proprio: anzi, se così fosse sarebbe meno preoccupante. Invece si tratta di una diffusione lenta e vischiosa, a macchia d’olio. La goccia la vidi personalmente a Milano una decina di anni fa, quando i miei cugini (meridionali) che vivevano nel capoluogo lombardo per motivi di studio, portarono a casa un volantino simile a questo. Le avete lette le scritte sotto i disegnini? Il meccanismo “linguistico” è lo stesso, solo che adesso è diventato “patrimonio comune”. E per ora (per quanto ne so) nessuno ha detto niente, fomentando ancora una volta quel pericolosissimo silenzio-assenso che è stato alla base, anzi, la base di innumerevoli drammi nella storia del Paese (dalle mafie al fascismo) e non solo.

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Scioperati

Dicevo, giusto un mese fa, che per dimostrare che la situazione in Italia è ormai davvero insostenibile, ci vorrebbe uno sciopero serio, che blocchi il Paese. Lunedì le USB hanno proclamato uno sciopero nazionale dei mezzi di trasporto: ciononostante quella mattina mi sono recato fiducioso alla fermata dell’autobus per andare al lavoro-della-mattina, pensando che i disagi sarebbero stati limitati. Ho aspettato un’ora prima che arrivasse un mezzo. Di certo non una cosa piacevole, ma se è necessario, appunto, che sia così. “Certo”, mi sono detto, “e quando mai le rappresentanze di base hanno avuto così adesioni a uno sciopero?”.
Ma poi mi sono reso conto di una cosa: che ieri, qui a Bologna, c’era la festa patronale. E che quindi le alte percentuali di scioperanti in città erano probabilmente dovute alla possibilità di fare un ponte, più che alla reale volontà di protesta.
E allora che questo Paese (e la maiuscola la metto solo per motivi ortografici) così egoista, gretto, ombelicale vada in malora. La colpa non è del Governo, no, ma di chi in Italia vive e lavora.

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Telefon

Telefon è un film con Charles Bronson che non ho mai visto, ma che vorrei vedere. Ecco a voi il trailer.

Come avrete capito, il film narra di una serie di cittadini statunitensi, “cellule dormienti” del KGB, che vengono “svegliati” e resi operativi da una telefonata in cui vengono pronunciate alcune parole-chiave.
Il titolo della versione on-line di Libero di ieri pomeriggio è un capolavoro di demenzialità. Però mi chiedo se l’espressione “abbassare-tasse” non sia altro che una parola-chiave tanto quanto “comunisti”, tanto sbraitata da Berlusconi.

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