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Denti bianchissimi


Forse avrete notato in molte città italiane alcuni manifesti in cui si pubblicizzano cure odontoiatriche in Romania. Queste affissioni, piuttosto grezze esteticamente, parlano di pacchetti che comprendono tutto, dal viaggio di andata e ritorno, all’alloggio, all’intervento dentistico vero e proprio.
Ora, non so quale sia la qualità dei dentisti romeni, ma per esperienza indiretta so che in Slovenia ci sono ottimi medici che danno prestazioni di ottima qualità a costi che sono circa la metà di quelli medi dei tariffari italiani. Insomma, è il mercato, no?
Bene.
L’ANDI (una delle associazioni di categoria dei medici dentisti) è recentemente insorta: nulla di strano né di male, ogni categoria difende i propri interessi, i prezzi che applica, e quindi lo status quo dei suoi iscritti, no? Il problema è che questa protesta ha preso la forma di manifesti come quello che vedete quassù (cliccatelo per ingrandirlo: ne ho trovato uno relativo alla Regione Marche, ma è lo stesso). “Vu curà”, un “calco” da “vu cumprà”, l’orrendo nomignolo con cui negli anni ’80 e ’90 si chiamavano i venditori ambulanti, per lo più africani, che iniziavano a vedersi nelle vie e spiagge italiane.
Ecco l’ennesimo segno del razzismo che prende sempre più piede in Italia: un tempo questo era il linguaggio deprecabile di una parte politica ben precisa, ora è diventato patrimonio comune. Oppure tutti i dentisti dell’ANDI sono tendenzialmente razzisti? Non credo proprio: anzi, se così fosse sarebbe meno preoccupante. Invece si tratta di una diffusione lenta e vischiosa, a macchia d’olio. La goccia la vidi personalmente a Milano una decina di anni fa, quando i miei cugini (meridionali) che vivevano nel capoluogo lombardo per motivi di studio, portarono a casa un volantino simile a questo. Le avete lette le scritte sotto i disegnini? Il meccanismo “linguistico” è lo stesso, solo che adesso è diventato “patrimonio comune”. E per ora (per quanto ne so) nessuno ha detto niente, fomentando ancora una volta quel pericolosissimo silenzio-assenso che è stato alla base, anzi, la base di innumerevoli drammi nella storia del Paese (dalle mafie al fascismo) e non solo.

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L’importante è la salute

Sono stato dal medico, l’altra settimana. Già che c’ero, in previsione di prossimi viaggi, gli ho chiesto: “Dottore, ma che sapete voi medici dell’influenza suina?”. “Niente di ufficiale”, mi ha risposto il mio medico. “Nel senso che dal Ministero non ci arriva nulla”, ha continuato. “O meglio, qualcosa ci hanno mandato”, ha aggiunto. Il mio sguardo indubitabilmente interrogativo l’ha fatto proseguire. “Ci hanno mandato una mascherina…” “Mi scusi”, l’ho interrotto, “ma se c’è una cosa sicura è che il virus è più piccolo e che la mascherina non serve a nulla.” Lui, giustamente, mi ha guardato come per dire “Ehi, bello, e che, non lo so? Il medico sono io, tu hai una laurea in Scienze della comunicazione, ah ah ah.” Poi ha continuato: “E ci hanno anche mandato un camice monouso.”

E allora capisco che la grande forza cialtronesca che ci governa (e non pensate a un individuo, un soggetto, neanche una classe politica: intendo qualcosa di più ampio) ormai è veramente ovunque: una sorta di pandemia, appunto. E ha del suino anch’essa.

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E. R. – Medici in prima linea (dove E. R. sta per Emilia-Romagna)

E ad un certo punto mi sono detto: “Ho bisogno di un check-up, devo fare il tagliando, insomma. La situazione economica non è delle migliori, ma, hey!, vivo in un paese che ha ancora la sanità pubblica”, e ho prenotato una serie di visite mediche, analisi, eccetera.
Non starò qui a raccontarvi tutto: mi limiterò alla parte più saliente, coraggiosa e – teoricamente – più vantaggiosa dal punto di vista economico del farsi una serie di controlli all’ASL. Quella che riguarda i miei denti, il loro controllo e manutenzione.
Alla metà di settembre prenoto le varie visite. La prima visita odontoiatrica è il 5 ottobre scorso. Durata della visita: cinque minuti netti. Costo: 18 euro.
Il dentista è un uomo enorme, dall’aria incazzata. Insomma, uno che non vedete l’ora vi infili degli strumenti affilati in bocca. Mi chiede che ci faccia lì, come lo si domanderebbe ad una suora in un night club. Gli rispondo che – incredibile! – sono lì perché vorrei sapere se la mia dentatura è a posto, denti del giudizio compresi, e per fare l’igiene. Solo che lui non capisce quello che dico, perché ha le mani nella mia bocca. (Questa è una caratteristica dei dentisti: perché si ostinano a fare conversazione quando la tua bocca sembra un portapenne? Perché non amano essere contraddetti?)
Il dentista toglie le mani dalla mia bocca e mi prescrive una radiografia. Vado su e giù tra ambulatori e CUP, pago, prenoto, torno su, mi fissa un’altra visita.
Secondo appuntamento: la radiografia, il 21 novembre. Costo: 25 euro.
Terzo appuntamento: ritiro delle lastre, o meglio, del cd con la radiografia, il 29 novembre.
Quarto appuntamento: la seconda visita odontoiatrica, il 30 novembre.
Il dentista è sempre lo stesso, ma deve avere avuto un mese difficile, perché è ancora più incazzato. E anche le sue mani sono diventate più grandi. Gli consegno il dischetto con la radiografia, e intanto mi fa sedere. Non appena prendo posto sulla poltrona, appoggiando i piedi su un cestino pieno di rifiuti medici, parte una sequela di bestemmie, imprecazioni e parolacce. Il dottore non riesce a leggere il contenuto del cd e la cosa lo fa imbestialire. Se la prende con tutti, da Dio al Ministro della Sanità.
Con quello stato d’animo pensa bene di rilassarsi facendomi la pulizia dei denti, con la grazia con cui un muratore bulgaro con la gastrite asfalterebbe il vialetto d’accesso della villa del padrone che lo sfrutta.
In cinque minuti d’orologio ha finito, e torna all’attacco del cd, chiedendo rinforzi. Arriva un collega e con due clic le mie arcate dentarie compaiono sullo schermo del computer del dottore. Mi siedo di fronte a lui, e inizia a scuotere la testa.
– Eh, – dice sospirando – lei deve rivolgersi ad un chirurgo maxillo-facciale.
Io sbianco, i miei denti anche.
– Vede? – continua il medico. – Le radici dei denti del giudizio pescano nel canale mandibolare, dove c’è il nervo. Se io vado ad operare, rischio di fare un danno. E se si arriva ad una lesione di quel nervo, lei rischia di avere la faccia storta tutta la vita. E lei non vuole avere la faccia storta tutta la vita, vero?
Non rispondo neanche. Ma, in un momento di silenzio, mormoro: – Comunque a me i denti del giudizio non danno alcun fastidio.
Il dottore spalanca la bocca. Evito di fare a lui quello che lui ha fatto a me. Poi dice: – Ah, ma davvero? Mo soccia, poteva dirlo prima! Allora tenga mo’ questo dischetto, se poi fa male, ne riparliamo.
Durata totale della visita (imprecazioni, problemi informatici, tutto incluso): quindici minuti. Costo: 19 euro.

Per risparmiare, ho risparmiato, non c’è dubbio. Il check-up continua, tra due settimane, con una visita oculistica. L’ultima volta trovai un oculista greco con tendenze antisemite. Chissà cosa mi riserva la prossima puntata.

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Il dottor Kildasl

Sapete, ci sono gli ipocondriaci. E ci sono anche le persone che vanno dal medico per ogni minimo sentore di un’eventuale possibiltà che esso sia segnale di malanno, probabilmente incurabile.
Io ho una sola perversione: il medico di base.
Da quando ce l’ho qui a Bologna, l’ho sempre scelto attraverso un unico criterio: la prossimità al domicilio. Avendo recentemente traslocato, come i miei piccoli lettori sanno, ho superato me stesso. Ho cambiato medico di base, nonostante il fatto che il dottore che avevo prima distava qualche metro dalla mia vecchia casa: adesso il mio medico di base abita davanti a casa mia. La prossima mossa sarà trasferirmi a casa di un medico di base.
Ma insomma, ieri sono andato per la prima volta dal dottor F. La scusa era la prescrizione di alcuni antistaminici, visto che quelli che prendo adesso non mi fanno niente, anche se non li taglio. In realtà la mia idea era quella di farmi conoscere dal mio nuovo medico, e di conoscere lui.
Esco di casa baldanzoso, faccio due passi due e sono di fronte alla porta del medico. “Mitico”, penso. Mi giro e vedo un’altra persona già in fila in strada. “Doh”, penso. “È in fila per il dottore?”, chiedo. “Sì”, dice l’omino. E rimane praticamente immobile sul posto, ma muovendosi continuamente in uno spazio di un metro quadro. Spero che non marchi il territorio con una pisciatina, quand’ecco che arriva il medico.
Un bel medico, sapete, di quelli che ti danno fiducia appena li vedi, una di quelle facce che non ti dispiacerebbe fosse l’ultima cosa da vedere prima che l’anestesista combini un casino e ti mandi all’altro mondo. Uno di quelli che sicuramente hanno molte donne belle tra la clientela. Donne belle, ipocondriache e con tendenze alla ninfomania. Un mix perfetto per un Dottore. Dottore che saluta, e ci apre la porta dello studio.
Ora, ogni studio medico ha le sue particolarità. Quello del mio medico ha le poltrone comodissime, e diverse prove da superare. Intanto il dottore dice di prendere un numerino. Io sono il due, subito dopo i signore già in coda che, ovviamente, rimane in piedi. E continua a muoversi. Arrivano altre persone, e qualcuna inizia a sfogliare un misterioso quaderno verde, appeso ad un muro. Mi chiedo cosa ci sia. Altri strani sistemi di prenotazione? La collezione privata di radiografie dei pazienti del dottore? Ricette?
Intanto pare che nessuno sappia dei numerini da prendere. Non si scatena una rissa grazie ad un signore che prende il comando e dà gli ordini, distribuendo e ridistribuendo i cartoncini. Io decido di tenere il mio tra la gengiva e la guancia. Immune da perquisizioni.
Finalmente tocca a me. Sono emozionato. Incontrerò il mio nuovo Dottore, l’uomo che mi prescriverà fantasiose medicine inutili, che mi ausculterà e che mi farà andare a fare le terme. Se mai ne avessi bisogno.
Entro, mi siedo, buongiorno, no, sono nuovo, ecco perché non mi ha mai visto. Noto che è giovane e ha una perfetta barba da medico. Terrorizzato gli chiedo come funzioni il quaderno verde. Già mi immagino di essere sbattuto fuori, con una voce che riecheggia nella sala d’attesa “Non ha guardato il quaderno verde”, e i pazienti abituali del medico che mi indicano e ridono di me. Invece mi spiega che è “per i fornitori”. Sul momento penso di dover rispondere come “Sono stato anche io un fornitore, a Lubecca, nel ’46”, di ricevere la merce in una ventiquattrore e andarmene, invece sto zitto.
E arriva la domanda.
“Dove abita?”
“Proprio qui di fronte”, faccio io, accendendomi un sigaro cubano e ondeggiando le sopracciglia.
Non sembra particolarmente colpito. Mi chiede il numero preciso, inserisce i miei dati nel computer e mi chiede: “Beh, mi dica.”
Ma come mi dica. Ma come? E una visita? Un’anamnesina? E se avessi una gamba di legno? Incidenti gravi, malattie in famiglia, niente? Niente. Non mi chiede neanche l’età, ha visto tutto sulla mia tessera sanitaria. Penso che se me la dovesse chiedere, con una mossa repentina mi solleverei la maglietta sulla schiena e direi trentatré. Ma non succede nulla.

Alla fine mi prescrive un antistaminico nuovo. Tenta di sollevare la mia evidente delusione descrivendomi la molecola della medicina che prenderò. Me ne parla con voce ferma e sicura. Ma si vede che, fondamentalmente, il dottor Kildasl se ne fotte.

P.S. Non c’entra nulla, ma stasera a Monolocane ci sono in premio dei pass per il Biografilmfestival. Ascoltatevill’.

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Miopia

Vado a fare una visita oculistica. Il dottore, greco, è molto cordiale. Fa una rapida anamnesi, poi mi chiede che cosa faccio nella vita. Quando viene a sapere che lavoro in radio, dice una battuta semiseria sui giornalisti, qualcosa come “sono tutti al soldo di qualcuno”. Io, di contro, esalto le magnifiche sorti e progressive dell’informazione indipendente e continuiamo a chiacchierare, tra un esame e l’altro.
“Francesco, lei è mai stato in Grecia?”
“No”, rispondo io. E mi fermo un secondo prima di aggiungere una frase fuori luogo come “però sono stato a Istanbul”.
Il dottore mi sta simpatico, esprime pensieri contro la guerra in Iraq e l’occupazione americana, dimostra un senso europeista, insomma, ci chiacchiero volentieri.
Il discorso sulla guerra in Iraq continua in uno stanzino buio. Mi fa appoggiare il mento su un affare di plastica e mi guarda letteralmente negli occhi.
“Che poi, diciamolo, non sono veramente gli americani quelli che comandano, ma, non voglio fare discorsi di razza, eh, ma insomma, sono quelli… Un popolo di strozzini.”
Deglutisco e sento qualcosa che mi sale da dentro.
“Apra bene l’occhio, Francesco”, dice il dottore. E accende una lucina.

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Sentire un sorriso

Questa mattina, sulla strada per la radio, mi sono sentito chiamare. Ho visto due ragazzi che reggevano una signora vecchissima, che non parlava, bianca, con gli occhi chiusi. Stava su come un pupazzo sbilanciato, sorretta da due paia di braccia, che lottavano contro il richiamo della forza di gravità.
“Chiamo l’ambulanza”, ho detto.
E’ arrivata un’altra ragazza, che ha iniziato a dire alla signora “Nonna nonna nonna nonna nonna ci sei mi rispondi nonna”. Poi è arrivata un’altra signora, e ha iniziato a dire “Mamma mamma stai bene mamma mi senti”
In quel momento la voce del 118 mi ha chiesto ancora una volta dove mi trovassi. E poi anche se la signora fosse cosciente. “Sì, mi pare di sì”, ho detto. “Le pare? Ma le sta davanti o no?” “Sì, le passo una parente.” Ho sentito la figlia della signora dire “Ha novantaquattro anni, e ha l’Alzheimer”, mentre la nipote continuava a dire “nonna nonna dove hai male me lo indichi con la mano.”
L’ambulanza è arrivata poco dopo, e la signora ha iniziato a riprendersi lentamente.
Ho sentito uno dei due ragazzi scendere dall’ambulanza e sono stato investito dal tepore del suo “Come andiamo”, rivolto, prima di tutti, alla vecchia signora. Ho visto il sorriso del ragazzo del pronto soccorso, nonostante fosse di spalle.

Dedicato a Serena, Roberta e tutti quelli che affrontano ogni giorno il dolore, la malattia e la morte con un inestinguibile, modesto e grandioso senso di umanità.

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E.R. (medico d’a mutua)

Porto i risultati delle analisi al mio medico.
Ne avevamo già parlato“, mi dice. “Lei si deve rilassare.”
“Eh”, faccio io.
“E poi i valori qui”, continua, leggendo il foglio che gli ho dato, “non sono… Questa intolleranza…”, dice indicando una riga del referto. Fa una lunga pausa che tradisce uno sguardo perplesso. Sempre in silenzio scorre il foglio, non trova niente, lo gira, arriva in fondo “è molto bassi” conclude soddisfatto, ripetendo pedissequamente ciò che è scritto nella legenda delle analisi.
Che faccio, cambio medico o, semplicemente, mi rilasso?

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Sangue

Venerdì mattina sono andato a fare le analisi del sangue, per la prima volta da quando sono a Bologna. Mi sono messo seduto in un corridoio, con altra gente, come me a digiuno. Una voce da un altoparlante chiamava le persone per l’accettazione, per nome e cognome. Quando è arrivato il mio turno sono entrato e mi sono messo di fronte ad un tipo seduto dietro ad una scrivania, che ha preso le mie carte e ha iniziato ad inserire i miei dati nel computer. Poco dopo è entrato nella stanza, senza bussare, un uomo che credo fosse pachistano
– Io otto e cinquanta, ma macchina rotta. Posso lo stesso?
L’uomo dietro la scrivania guarda l’ora.
– Sono le nove e cinquanta.
– Rotta macchina – ripete l’altro.
– La chiamiamo dopo – dice l’uomo, e gli fa segno di uscire. Poi si rivolge a me. – Ne hanno sempre una. Sono sempre in ritardo.
Tento di non reagire.
– Ne hanno sempre una – ripete l’uomo, mentre estrae dei fogli da una stampante e me li porge. – Non sono mai puntuali.
– Gli ariani, invece… – dico io.
L’uomo mi guarda, per la prima volta da quando sono entrato.
– Non è mica per. È che non hanno il senso del tempo.
Mi viene in mente l’immagine del selvaggio con la sveglia al collo. Non dico niente.
– Non è razzismo – continua l’uomo. – Sono loro che…
– Quando mi mandate i risultati delle analisi? – lo interrompo.
– Tra qualche giorno – mi risponde l’uomo. Prende una penna e cancella il mio nome da un elenco.

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No news is good news … but we have news

Poco prima di finire una mattinata di lavoro abbastanza inutile ti balza agli occhi un flash dell’Ansa che dice che Andreotti è stato assolto, almeno per le cose che ha fatto dopo il 1980. Prima: vabbè, è passato del tempo, stai a spaccare il capello…
Mentre pranzi il telegiornale ti informa che è passato il progetto di stupro costituzionale di Calderoli.
Vai dal medico che quando guarda l’irritazione che ti tormenta entrambi i popliti da mesi non trattiene un “E la madonna.” Inizia a sciorinare nomi di pomate e unguenti scrivendoli sulla ricetta, tu lo ascolti solo un po’, fino a che non dice qualcosa come “Relaxar Sin”, allora drizzi le orecchie ti rendi conto che ti ha detto “Bisogna rilassarsi“, e ti rendi conto che il “Relaxar Sin” non si compra. Aggiunge che non se ne parla di mangiare latticini. E ovviamente ieri ti sei comprato dei formaggi buonissimi. Poi aggiunge “E niente crostacei” e ti viene da rispondergli “Ma come, ho sei chili di aragoste nel congelatore, e come faccio, adesso?”. Ma sai che lui non riderebbe.

Vado a mettere i dischi per la festa della mia radio, al posto di mr. Papero. Solo musica stupida e danzereccia. Ci mancherebbe altro.

P.S. Questo potrebbe anche valere una candidatura ai Poverino’s, ma attenzione: per i primi due punti i poverini siamo tutti noi.

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Mens sana in corpore sano – Da cena nasce cosa

Vado sul sito di Libero. Che stranamente, con le vacanze in arrivo, parla di estate come stagione dell’ammmore, e dà a noi maschietti le sei preziosissime regole per non fare cilecca a letto.

1 – A tavola per un sesso da favola. Ostriche, avocado, arance, pasta, pomodori, olio, sedano e proteine: cos’hanno questi alimenti in comune tra di loro? Sono dei potenti afrodisiaci, dei Viagra naturali, ottimi per una notte di fuoco!

Ok, ci siete tu e lei, vi hanno portato il menù. Ordinare ostriche, ma anche una semplice pasta al pomodoro equivarrebbe a metterle una mano sul culo. Quindi, se non vuoi destare sospetti, riso in bianco. Che eventualmente predispone al possibile fallimento già dal nome.

2 – Usate il preservativo nei rapporti occasionali. In questo modo si può lasciare la testa molto più sgombra da pensieri e paure e dedicarsi solamente al piacere di lei.

Non continuare a toccarti il taschino. La sagoma quadrata si intuisce perfettamente. E quella non è la dimensione di un Ritter Sport, anche se ti piacerebbe. Mangia il tuo riso. E non cercare di carpire le sue intenzioni  per il dopo cena da quello che mangia lei. Ordinare brasato ad agosto non è così indicativo. E poi non sta mangiando tutta la polenta che lo accompagna.

3 – Niente “bionde” tra le dita. Centinaia di studi scientifici hanno evidenziato infatti che il fumo riduce le performance sessuali. Le sigarette sono responsabili del danno vascolare alle arterie che portano sangue e pressione al pene: una sola sigaretta riduce del 30% il flusso arterioso per 2-3 ore, fate un po’ voi i conti…

Quanto è bella quando fuma, eh? E ne avresti voglia, oh, quanto ne avresti voglia anche tu di una sigaretta. Ma niente, non si può. Quel 30% ti si è stampato in mente, e continui a fare divisioni, e calcoli (rigorosamente in centimetri). Metti caso che lei avesse voglia di farlo nel bagno del ristorante, adesso,. Be’, tu staresti lì a maledire l’unica paglia che ti sei concesso mentre la aspettavi nervoso. Quindi niente sigaretta. La guardi, e pare che quell’havana che fuma non debba finire mai.

4 – Alcol? Anche se un drink può scaldare l’atmosfera e abbassare la soglia di inibizione, attenzione a non strafare: l’abuso di alcol svolge un ruolo deleterio sia sulla capacità sessuale che sulla fertilità.

Mica avrai ordinato da bere? Anche lo spumantino orrendo di benvenuto può essere tremendo. Sì, lei sembra più sciolta e disinibita, è vero. Ha anche toccato il culo al cameriere, mentre gli portava la seconda bottiglia di barolo. Ma tu resisti e bevi solo della San Pellegrino.

5 – Corri, salta e solleva. L’attività fisica svolge un benefico effetto protettivo su tutte le arterie, quindi anche quelle del pene. Per questo una regolare attività fisica consente di migliorare le prestazioni sessuali. Naturalmente senza strafare.

Sei andato in bagno a fare qualche flessione, solo qualcuna. Così hai anche potuto eliminare con degli squassanti rutti l’effetto delle due bottiglie di minerale che ti sei fatto. Il riso era salatissimo, ma pare brutto lamentarsi con il cameriere. Insomma, è stato così gentile con voi. Soprattutto con lei, a dire il vero. Ancora un piegamento, oplà, torna di là, è tua!

6 – No stress. Meglio un sorriso! Banale dire che stress e depressione innanzitutto rovinano i rapporti interpersonali e la possibilità di conoscere nuove persone, quindi meno numeri di telefono portati a casa, meno possibilità di ritrovarsele tra le lenzuola. Ma oltre a ciò possono addirittura essere responsabili di un blocco della produzione di testosterone che riduce ulteriormente l’attività sessuale.

Quando sei andato in bagno lei ha sorriso. E hai anche il suo numero di telefono? Allora è matematico. Poi, hai mangiato un etto di riso in bianco, non hai bevuto, né fumato. Un po’ stressato lo sei, si vede, ma ormai ci siamo. Sorridi. Torna di là.
Cosa? No, lei non c’è più. Sì, indovinato. Col cameriere. Come cosa aveva lui più di te? Ma la serenità e la mente sgombra.
Sì, ora puoi fumartela una sigaretta. E finire il vino che ha lasciato. Ripassati le regole, la prossima volta.

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Cats and cigarettes

Ho una confessione da farvi. I miei genitori non sanno che fumo. O meglio, non sanno che fumo sigarette. Cose strane, lo so, ma tant’è. Quindi, dopo il pranzopasquale, dopo il caffè, niente sigaretta. Guardo il mio fratello di parole (special guest per queste festività nel profondo nordest) che se la fuma, la sua, e muoio anche io dalla voglia di una sigaretta. Niente. Fino a che non mi accompagna in stazione, domenica. Nel sottopassaggio, finalmente, posso accendermene una. Salgo le scale e continuo a fare due chiacchiere con il fratello di parole che ha deciso di fermarsi con me fino a che non arriva il treno. Dopo un paio di minuti, qualcuno mi chiama.
“Francesco!”
Mi giro e non ci posso credere: è il medico di famiglia dei miei, nonché loro amico. Personaggio alquanto buffo e strano. Bravo, eh. Tanto bravo che non appena ho potuto ho cambiato medico.
“Uhm, ciao” faccio io.
“Eh, ma sei tu, non ti riconoscevo! Ho visto un fumatore…”
“Ahiacazz'” penso io: mi ha etichettato, è la fine. “Fumatore… Ogni tanto…”, tento di giustificarmi. E mi viene in mente di una delle ultime visite che mi ha fatto. Avrò avuto tredici-quattordici anni. Ausculta, batte, le solite cose. Poi mi guarda là, tutto a posto, ma mi chiede repentinamente: “Sesso? Dico, qualche pippetta?” (testuale). Io divento viola e dico “Nooooooooooo”, ma seriamente. E lui, trattenendo un sorrisino: “No, no, certo”. Tanto per dirvi che tipo bizzarro sia.
Scopro che faremo il viaggio fino a Mestre insieme. Io avrei voluto leggere, ma pazienza. Quando ci sediamo gli chiedo se può mantenere il segreto professionale, per modo di dire, sulla questione delle sigarette, onde evitare che precari equilibri familiari vengano mandati in fumo (ops). Lui acconsente e iniziamo a parlare. Mi dice, tra le altre cose, che:
1. è triste perché gli è morto il gatto, anzi, la gatta a cui la figlia ventenne è affezionatissima. “Non ha amici”, mi confessa. “Non aveva amici”, correggo io pensando si riferisca alla gatta defunta;
2. ha sepolto la gatta in giardino, mettendo delle viole come decorazione, in un punto in cui la figlia – in vacanza con la madre e ancora ignara della disgrazia – possa vedere la tomba dell’amato felino mentre studia. Poi ci pensa e dice: “Va a finire che questa guarda fuori dalla finestra, si intristisce e non studia un cazzo”. Io lo convinco a non chiamare il vicino per fargli disseppellire il cadavere;
3. deve andare in Sicilia, ma non ha preso l’aereo perché ha paura di attentati (era l’11 aprile): evito di dirgli che l’ultimo attentato è stato fatto in un treno, pensando che quel povero uomo ha davanti a sé un giorno intero di viaggio;
4. i genitori sbagliano tutto e sono troppo emotivi;
5. la nostra generazione è fottuta;
6. lui, però, ha problemi alla prostata, che lo faranno sicuramente andare in bagno molte volte di notte, disturbando i suoi compagni di vagone letto. “Dovevo portarmi il pappagallo di carta”, conclude. Io rido. Lui no. Penso a come può essere fatto un pappagallo di carta.
Finalmente arrivo a Mestre e lo saluto. Prima di scendere gli dico: “Oh, mi raccomando. Mantieni il segreto, eh”. “Quale segreto?” chiede lui. “Sul fatto che fumo”. “Ah, pensa, non me lo ricordavo già più. Vedi, io con il segreto professionale non ho problemi, sono un ottimo medico: infatti non mi ricordo un cazzo”.

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Enlarge your cigarette, ovvero: come usare lo spam per vivere meglio

Non capisco tutto questo accanimento nei confronti della posta spazzatura. Io, povero me, di solito la cancellavo senza leggerla, stufo di avere complessi riguardo alla grandezza del mio pene. Ma l’altro giorno sono andato dal medico e, mentre aspettavo il mio turno, stanco di sfogliare numeri di “Gente” e “L’espresso” della fine degli anni novanta, ho letto un opuscolo della Bayer sulle disfunzioni erettili. Questi porci della Bayer: quasi tutti i medici dicono che i problemi di erezione derivano soprattutto da cause psicologiche, loro invece dicono che la principale causa è di origini fisiologiche. E per forza: fino a che non ci sarà lo psicoterapeuta solubile… Comunque: faccio il test finale e scopro di non essere impotente per pochissimo, uno o due punti. Non per giustificarmi, se lo dice la Bayer sono semi-impotente, ma devo parlarvi brevemente del test. Sei domande con cinque possibili risposte per ciascuna. Ogni risposta aveva un punteggio da uno a cinque, e per non essere considerati impotenti, bisogna fare almeno 25. Basta non avere avuto una serie ininterrotta di prestazioni da urlo (vedi sotto) perché quelli della Bayer ti dicano che insomma, proprio uomo uomo uomo non sei. ‘Sti criminali della psiche.

Torno a casa e, un po’ preoccupato, inizio a guardare lo spam che mi arriva giornalmente, vedendo cosa posso fare per il mio ormai evidente problema. La prima mail che mi arriva recita testualmente: “Francesco, start smoking today!”. “Già lo faccio”, dico io accendendomi una sigaretta e non pensando ai problemi di erezione che il fumo può dare.
Altra mail:“Make her scream tonight”. Un vademecum per serial killer? Ma no, soltanto creme e pillole per farle avere orgasmi di continuo per tutto il fine settimana. Vi rendete conto? Roba da infarto. Appunto. Penso che quelli della Bayer hanno lanciato con successo la cardioaspirina e passo ad un’altra mail, senza creare teorie del complotto e dietrologie varie.
Di nuovo mi vengono offerte delle sigarette, ma stavolta le immagini che sono presenti nella mail sono inquietanti. Una donna che ride contenta, non dissimile alla donnina che rideva contenta dopo che il suo uomo aveva preso la pillola dell’amore. Anche se penso che il suo viso tirato, dati gli orgasmi continui, potesse anche essere un sintomo evidente di principio di ictus.

E poi la beffa: ma come, io vado dal medico per la mia allergia, e mi arriva subito dopo una mail con su scritto “Tutto per le tue allergie”, corredata dell’immagine qui a fianco. E io che ho sempre preso dei banali antistaminici. Volete mettere prendere un Xanax e, oltre ai suoi piacevoli effetti, non avere problemi di riniti e congiuntiviti stagionali? O magari posso prendere un bel SuperViagra. In questo modo il mio fine settimana di sesso ipotetico sarà meraviglioso: non dovrò neanche interrompermi per starnutire. Solo orgasmi. E basta. Manco un po’ di televisione e due coccole. Niente. Non si mangia neanche. Solo una sigaretta, tra un amplesso e l’altro, come da copione.
“Eh già”, dice lei. “E il mio cane? Chi lo nutre mentre mi fai avere orgasmi illimitati?”
Ci pensa lo spam.

Mi arriva un ultima mail: è una richiesta disperata, che non traduco per motivi di pudore. “i have this pain at the bottom of my stomach that I usuall get when I go more than a couple of weeks without a being fucked by a big dick”. Povera fanciulla, penso io. Il mal di stomaco è un male comune, diffuso e spesso incurabile, quello sì di origine nervosa. Per fortuna che c’è lo spam che pensa ai bisogni veri della gente. Altro che Bayer.

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