Archivi categoria: Doctor Robert

Denti bianchissimi


Forse avrete notato in molte città italiane alcuni manifesti in cui si pubblicizzano cure odontoiatriche in Romania. Queste affissioni, piuttosto grezze esteticamente, parlano di pacchetti che comprendono tutto, dal viaggio di andata e ritorno, all’alloggio, all’intervento dentistico vero e proprio.
Ora, non so quale sia la qualità dei dentisti romeni, ma per esperienza indiretta so che in Slovenia ci sono ottimi medici che danno prestazioni di ottima qualità a costi che sono circa la metà di quelli medi dei tariffari italiani. Insomma, è il mercato, no?
Bene.
L’ANDI (una delle associazioni di categoria dei medici dentisti) è recentemente insorta: nulla di strano né di male, ogni categoria difende i propri interessi, i prezzi che applica, e quindi lo status quo dei suoi iscritti, no? Il problema è che questa protesta ha preso la forma di manifesti come quello che vedete quassù (cliccatelo per ingrandirlo: ne ho trovato uno relativo alla Regione Marche, ma è lo stesso). “Vu curà”, un “calco” da “vu cumprà”, l’orrendo nomignolo con cui negli anni ’80 e ’90 si chiamavano i venditori ambulanti, per lo più africani, che iniziavano a vedersi nelle vie e spiagge italiane.
Ecco l’ennesimo segno del razzismo che prende sempre più piede in Italia: un tempo questo era il linguaggio deprecabile di una parte politica ben precisa, ora è diventato patrimonio comune. Oppure tutti i dentisti dell’ANDI sono tendenzialmente razzisti? Non credo proprio: anzi, se così fosse sarebbe meno preoccupante. Invece si tratta di una diffusione lenta e vischiosa, a macchia d’olio. La goccia la vidi personalmente a Milano una decina di anni fa, quando i miei cugini (meridionali) che vivevano nel capoluogo lombardo per motivi di studio, portarono a casa un volantino simile a questo. Le avete lette le scritte sotto i disegnini? Il meccanismo “linguistico” è lo stesso, solo che adesso è diventato “patrimonio comune”. E per ora (per quanto ne so) nessuno ha detto niente, fomentando ancora una volta quel pericolosissimo silenzio-assenso che è stato alla base, anzi, la base di innumerevoli drammi nella storia del Paese (dalle mafie al fascismo) e non solo.

2 commenti

Archiviato in Doctor Robert, Taxman

L’importante è la salute

Sono stato dal medico, l’altra settimana. Già che c’ero, in previsione di prossimi viaggi, gli ho chiesto: “Dottore, ma che sapete voi medici dell’influenza suina?”. “Niente di ufficiale”, mi ha risposto il mio medico. “Nel senso che dal Ministero non ci arriva nulla”, ha continuato. “O meglio, qualcosa ci hanno mandato”, ha aggiunto. Il mio sguardo indubitabilmente interrogativo l’ha fatto proseguire. “Ci hanno mandato una mascherina…” “Mi scusi”, l’ho interrotto, “ma se c’è una cosa sicura è che il virus è più piccolo e che la mascherina non serve a nulla.” Lui, giustamente, mi ha guardato come per dire “Ehi, bello, e che, non lo so? Il medico sono io, tu hai una laurea in Scienze della comunicazione, ah ah ah.” Poi ha continuato: “E ci hanno anche mandato un camice monouso.”

E allora capisco che la grande forza cialtronesca che ci governa (e non pensate a un individuo, un soggetto, neanche una classe politica: intendo qualcosa di più ampio) ormai è veramente ovunque: una sorta di pandemia, appunto. E ha del suino anch’essa.

3 commenti

Archiviato in Doctor Robert, Taxman

E. R. – Medici in prima linea (dove E. R. sta per Emilia-Romagna)

E ad un certo punto mi sono detto: “Ho bisogno di un check-up, devo fare il tagliando, insomma. La situazione economica non è delle migliori, ma, hey!, vivo in un paese che ha ancora la sanità pubblica”, e ho prenotato una serie di visite mediche, analisi, eccetera.
Non starò qui a raccontarvi tutto: mi limiterò alla parte più saliente, coraggiosa e – teoricamente – più vantaggiosa dal punto di vista economico del farsi una serie di controlli all’ASL. Quella che riguarda i miei denti, il loro controllo e manutenzione.
Alla metà di settembre prenoto le varie visite. La prima visita odontoiatrica è il 5 ottobre scorso. Durata della visita: cinque minuti netti. Costo: 18 euro.
Il dentista è un uomo enorme, dall’aria incazzata. Insomma, uno che non vedete l’ora vi infili degli strumenti affilati in bocca. Mi chiede che ci faccia lì, come lo si domanderebbe ad una suora in un night club. Gli rispondo che – incredibile! – sono lì perché vorrei sapere se la mia dentatura è a posto, denti del giudizio compresi, e per fare l’igiene. Solo che lui non capisce quello che dico, perché ha le mani nella mia bocca. (Questa è una caratteristica dei dentisti: perché si ostinano a fare conversazione quando la tua bocca sembra un portapenne? Perché non amano essere contraddetti?)
Il dentista toglie le mani dalla mia bocca e mi prescrive una radiografia. Vado su e giù tra ambulatori e CUP, pago, prenoto, torno su, mi fissa un’altra visita.
Secondo appuntamento: la radiografia, il 21 novembre. Costo: 25 euro.
Terzo appuntamento: ritiro delle lastre, o meglio, del cd con la radiografia, il 29 novembre.
Quarto appuntamento: la seconda visita odontoiatrica, il 30 novembre.
Il dentista è sempre lo stesso, ma deve avere avuto un mese difficile, perché è ancora più incazzato. E anche le sue mani sono diventate più grandi. Gli consegno il dischetto con la radiografia, e intanto mi fa sedere. Non appena prendo posto sulla poltrona, appoggiando i piedi su un cestino pieno di rifiuti medici, parte una sequela di bestemmie, imprecazioni e parolacce. Il dottore non riesce a leggere il contenuto del cd e la cosa lo fa imbestialire. Se la prende con tutti, da Dio al Ministro della Sanità.
Con quello stato d’animo pensa bene di rilassarsi facendomi la pulizia dei denti, con la grazia con cui un muratore bulgaro con la gastrite asfalterebbe il vialetto d’accesso della villa del padrone che lo sfrutta.
In cinque minuti d’orologio ha finito, e torna all’attacco del cd, chiedendo rinforzi. Arriva un collega e con due clic le mie arcate dentarie compaiono sullo schermo del computer del dottore. Mi siedo di fronte a lui, e inizia a scuotere la testa.
– Eh, – dice sospirando – lei deve rivolgersi ad un chirurgo maxillo-facciale.
Io sbianco, i miei denti anche.
– Vede? – continua il medico. – Le radici dei denti del giudizio pescano nel canale mandibolare, dove c’è il nervo. Se io vado ad operare, rischio di fare un danno. E se si arriva ad una lesione di quel nervo, lei rischia di avere la faccia storta tutta la vita. E lei non vuole avere la faccia storta tutta la vita, vero?
Non rispondo neanche. Ma, in un momento di silenzio, mormoro: – Comunque a me i denti del giudizio non danno alcun fastidio.
Il dottore spalanca la bocca. Evito di fare a lui quello che lui ha fatto a me. Poi dice: – Ah, ma davvero? Mo soccia, poteva dirlo prima! Allora tenga mo’ questo dischetto, se poi fa male, ne riparliamo.
Durata totale della visita (imprecazioni, problemi informatici, tutto incluso): quindici minuti. Costo: 19 euro.

Per risparmiare, ho risparmiato, non c’è dubbio. Il check-up continua, tra due settimane, con una visita oculistica. L’ultima volta trovai un oculista greco con tendenze antisemite. Chissà cosa mi riserva la prossima puntata.

9 commenti

Archiviato in Doctor Robert, I Am The Walrus, I'm A Loser

Il dottor Kildasl

Sapete, ci sono gli ipocondriaci. E ci sono anche le persone che vanno dal medico per ogni minimo sentore di un’eventuale possibiltà che esso sia segnale di malanno, probabilmente incurabile.
Io ho una sola perversione: il medico di base.
Da quando ce l’ho qui a Bologna, l’ho sempre scelto attraverso un unico criterio: la prossimità al domicilio. Avendo recentemente traslocato, come i miei piccoli lettori sanno, ho superato me stesso. Ho cambiato medico di base, nonostante il fatto che il dottore che avevo prima distava qualche metro dalla mia vecchia casa: adesso il mio medico di base abita davanti a casa mia. La prossima mossa sarà trasferirmi a casa di un medico di base.
Ma insomma, ieri sono andato per la prima volta dal dottor F. La scusa era la prescrizione di alcuni antistaminici, visto che quelli che prendo adesso non mi fanno niente, anche se non li taglio. In realtà la mia idea era quella di farmi conoscere dal mio nuovo medico, e di conoscere lui.
Esco di casa baldanzoso, faccio due passi due e sono di fronte alla porta del medico. “Mitico”, penso. Mi giro e vedo un’altra persona già in fila in strada. “Doh”, penso. “È in fila per il dottore?”, chiedo. “Sì”, dice l’omino. E rimane praticamente immobile sul posto, ma muovendosi continuamente in uno spazio di un metro quadro. Spero che non marchi il territorio con una pisciatina, quand’ecco che arriva il medico.
Un bel medico, sapete, di quelli che ti danno fiducia appena li vedi, una di quelle facce che non ti dispiacerebbe fosse l’ultima cosa da vedere prima che l’anestesista combini un casino e ti mandi all’altro mondo. Uno di quelli che sicuramente hanno molte donne belle tra la clientela. Donne belle, ipocondriache e con tendenze alla ninfomania. Un mix perfetto per un Dottore. Dottore che saluta, e ci apre la porta dello studio.
Ora, ogni studio medico ha le sue particolarità. Quello del mio medico ha le poltrone comodissime, e diverse prove da superare. Intanto il dottore dice di prendere un numerino. Io sono il due, subito dopo i signore già in coda che, ovviamente, rimane in piedi. E continua a muoversi. Arrivano altre persone, e qualcuna inizia a sfogliare un misterioso quaderno verde, appeso ad un muro. Mi chiedo cosa ci sia. Altri strani sistemi di prenotazione? La collezione privata di radiografie dei pazienti del dottore? Ricette?
Intanto pare che nessuno sappia dei numerini da prendere. Non si scatena una rissa grazie ad un signore che prende il comando e dà gli ordini, distribuendo e ridistribuendo i cartoncini. Io decido di tenere il mio tra la gengiva e la guancia. Immune da perquisizioni.
Finalmente tocca a me. Sono emozionato. Incontrerò il mio nuovo Dottore, l’uomo che mi prescriverà fantasiose medicine inutili, che mi ausculterà e che mi farà andare a fare le terme. Se mai ne avessi bisogno.
Entro, mi siedo, buongiorno, no, sono nuovo, ecco perché non mi ha mai visto. Noto che è giovane e ha una perfetta barba da medico. Terrorizzato gli chiedo come funzioni il quaderno verde. Già mi immagino di essere sbattuto fuori, con una voce che riecheggia nella sala d’attesa “Non ha guardato il quaderno verde”, e i pazienti abituali del medico che mi indicano e ridono di me. Invece mi spiega che è “per i fornitori”. Sul momento penso di dover rispondere come “Sono stato anche io un fornitore, a Lubecca, nel ’46”, di ricevere la merce in una ventiquattrore e andarmene, invece sto zitto.
E arriva la domanda.
“Dove abita?”
“Proprio qui di fronte”, faccio io, accendendomi un sigaro cubano e ondeggiando le sopracciglia.
Non sembra particolarmente colpito. Mi chiede il numero preciso, inserisce i miei dati nel computer e mi chiede: “Beh, mi dica.”
Ma come mi dica. Ma come? E una visita? Un’anamnesina? E se avessi una gamba di legno? Incidenti gravi, malattie in famiglia, niente? Niente. Non mi chiede neanche l’età, ha visto tutto sulla mia tessera sanitaria. Penso che se me la dovesse chiedere, con una mossa repentina mi solleverei la maglietta sulla schiena e direi trentatré. Ma non succede nulla.

Alla fine mi prescrive un antistaminico nuovo. Tenta di sollevare la mia evidente delusione descrivendomi la molecola della medicina che prenderò. Me ne parla con voce ferma e sicura. Ma si vede che, fondamentalmente, il dottor Kildasl se ne fotte.

P.S. Non c’entra nulla, ma stasera a Monolocane ci sono in premio dei pass per il Biografilmfestival. Ascoltatevill’.

5 commenti

Archiviato in Doctor Robert

Miopia

Vado a fare una visita oculistica. Il dottore, greco, è molto cordiale. Fa una rapida anamnesi, poi mi chiede che cosa faccio nella vita. Quando viene a sapere che lavoro in radio, dice una battuta semiseria sui giornalisti, qualcosa come “sono tutti al soldo di qualcuno”. Io, di contro, esalto le magnifiche sorti e progressive dell’informazione indipendente e continuiamo a chiacchierare, tra un esame e l’altro.
“Francesco, lei è mai stato in Grecia?”
“No”, rispondo io. E mi fermo un secondo prima di aggiungere una frase fuori luogo come “però sono stato a Istanbul”.
Il dottore mi sta simpatico, esprime pensieri contro la guerra in Iraq e l’occupazione americana, dimostra un senso europeista, insomma, ci chiacchiero volentieri.
Il discorso sulla guerra in Iraq continua in uno stanzino buio. Mi fa appoggiare il mento su un affare di plastica e mi guarda letteralmente negli occhi.
“Che poi, diciamolo, non sono veramente gli americani quelli che comandano, ma, non voglio fare discorsi di razza, eh, ma insomma, sono quelli… Un popolo di strozzini.”
Deglutisco e sento qualcosa che mi sale da dentro.
“Apra bene l’occhio, Francesco”, dice il dottore. E accende una lucina.

15 commenti

Archiviato in Doctor Robert, I Me Mine

Sentire un sorriso

Questa mattina, sulla strada per la radio, mi sono sentito chiamare. Ho visto due ragazzi che reggevano una signora vecchissima, che non parlava, bianca, con gli occhi chiusi. Stava su come un pupazzo sbilanciato, sorretta da due paia di braccia, che lottavano contro il richiamo della forza di gravità.
“Chiamo l’ambulanza”, ho detto.
E’ arrivata un’altra ragazza, che ha iniziato a dire alla signora “Nonna nonna nonna nonna nonna ci sei mi rispondi nonna”. Poi è arrivata un’altra signora, e ha iniziato a dire “Mamma mamma stai bene mamma mi senti”
In quel momento la voce del 118 mi ha chiesto ancora una volta dove mi trovassi. E poi anche se la signora fosse cosciente. “Sì, mi pare di sì”, ho detto. “Le pare? Ma le sta davanti o no?” “Sì, le passo una parente.” Ho sentito la figlia della signora dire “Ha novantaquattro anni, e ha l’Alzheimer”, mentre la nipote continuava a dire “nonna nonna dove hai male me lo indichi con la mano.”
L’ambulanza è arrivata poco dopo, e la signora ha iniziato a riprendersi lentamente.
Ho sentito uno dei due ragazzi scendere dall’ambulanza e sono stato investito dal tepore del suo “Come andiamo”, rivolto, prima di tutti, alla vecchia signora. Ho visto il sorriso del ragazzo del pronto soccorso, nonostante fosse di spalle.

Dedicato a Serena, Roberta e tutti quelli che affrontano ogni giorno il dolore, la malattia e la morte con un inestinguibile, modesto e grandioso senso di umanità.

8 commenti

Archiviato in Doctor Robert, I Me Mine

E.R. (medico d’a mutua)

Porto i risultati delle analisi al mio medico.
Ne avevamo già parlato“, mi dice. “Lei si deve rilassare.”
“Eh”, faccio io.
“E poi i valori qui”, continua, leggendo il foglio che gli ho dato, “non sono… Questa intolleranza…”, dice indicando una riga del referto. Fa una lunga pausa che tradisce uno sguardo perplesso. Sempre in silenzio scorre il foglio, non trova niente, lo gira, arriva in fondo “è molto bassi” conclude soddisfatto, ripetendo pedissequamente ciò che è scritto nella legenda delle analisi.
Che faccio, cambio medico o, semplicemente, mi rilasso?

3 commenti

Archiviato in Doctor Robert