Archivi del mese: settembre 2011

Can’t touch this

La notizia è di qualche giorno fa: pare che Apple abbia deciso di non produrre più l’iPod classic, puntando tutto sulla tecnologia “touchscreen” o sulla minaturizzazione. Quindi: niente più iPod-per-sentire-la-musica, ma solo iPod per fare tutto o iPod dove ci stanno due o tre dischi e ciao. Ma perché? Se c’è una cosa che amo è avere un sacco di musica con me: il mio iPod classic del 2007 ha 80 giga di memoria e mi permette di ascoltare i dischi migliori degli ultimi mesi senza dimenticare album jazz degli anni ’50 o quelle raccolte un po’ pappone che però danno tanta soddisfazione, signora mia.
E invece no. Mi toccherà, una volta defunto l’iPod che ho, spendere 400 euro per averne uno “touch” con un quarto della memoria (ma l’imprescindibile possibilità di fare filmati hd), oppure spenderne molto molto di meno per avere con me una robetta per i miei usi davvero inutile.
Quasi quasi speculo e ne compro tre o quattro, di iPod classic, prima che escano di produzione. Sai mai che un giorno…

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Dalla monnezza può nascere…


Certe volte si trovano in rete cose sorprendenti, come dei giochi di ombre cinesi fatti con la spazzatura. Se vi va, su Environmental Graffiti ci sono altri esempi.

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Le cerchie della vita

Quassù c’è la situazione del mio profilo su Google+ dopo un mese dalla mia iscrizione. Devo dire che mi sono iscritto più per curiosità che per reale “passione”: dopo avere scritto quello che ho scritto su Facebook, volevo provare (e mettere alla prova) questo nuovo social network.
A prescindere dalle cazzate che ci sono (comunque in maniera minore che su Facebook, forse perché c’è meno gente iscritta, notava qualcuno tempo fa), sono abbastanza contento. Mi pare che la gran parte dei miei contatti non posti in maniera compulsiva, né pubblichi troppe scemenze.
La cosa che, però, mi sorprende sempre, è la quantità di persone del tutto sconosciute che mi aggiunge alle sue cerchie. Come sapete, in Google+ io posso aggiungere alle cerchie (il “diventa amico di” di Facebook) qualcuno senza che lui aggiunga me, e viceversa. Quindi i membri dell’insieme “Chi sei?” sono effettivamente delle persone che non ho conosciuto né personalmente, né per motivi di lavoro. Un controsenso, quindi, aggiungerli? No. Perché queste persone sono quelle che, sì, non conosco e mi hanno “aggiunto”, ma:
1. scrivono in italiano;
2. non postano video di Vasco Rossi;
3. non scrivono “buongiorno” di mattino e “buonanotte” alla sera.
E, in fondo, c’è una bella soddisfazione a fare queste cernite, volta per volta. Poca roba? Embè? Sono una persona semplice.

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Manca solo la musica…

Se qualche band di black metal fosse senza nome, copertina e titolo del disco, fornisco tutto io.
(Grazie a Peppino, in verità, e a ZombieBooth.)

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Maps V

Come passa il tempo, signora mia: oggi alle 1535 inizia la quinta stagione di Maps, il programma che ho il piacere di co-condurre e co-curare, in onda su Città del Capo – Radio metropolitana di Bologna.
Quest’anno la squadra è stabile: insieme a me Federico (il lunedì), Laura (martedì e giovedì) e Titti (mercoledì e venerdì). E abbiamo già una prima settimana stracolma, in cui parleremo del roBOt Festival, degli Who e di mille altre cose. E già da oggi pomeriggio partiamo con un live in studio, quello di My bubba and Mi, che andrà a rimpolpare la schiera di session acustiche fatte e registrate in questi anni. Vedo ora che sono duecento giuste (e le potete trovare sul sito, scaricabili nelle raccolte Live@Maps): un buon numero per ricominciare.
Che bellezza.

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Such a perfect death

Quando, qualche mese fa, è uscita la notizia che Lou Reed e i Metallica stavano incidendo un album insieme, sono stato tra i pochi a non reagire così.

Mi sono detto “Aspettiamo, stiamo a vedere, metti che.” Perché? Perché ho fiducia nelle persone. Perché spero che i Metallica tornino a fare un album buono dopo vent’anni. Sì, la linea tra l’essere fiducioso e fesso è sottile, lo so.
Nel frattempo qualcuno si è fatto delle domande (come “Ma santiddio, perché, perché?”), ha avanzato ipotesi (“Sono impazziti tutti”), si è chiesto che accidenti avrebbero fatto insieme quei cinque. Pensa, parla, ipotizza e il tempo passa.
Passa fino a che escono i primi trenta secondi di “The View”, la seconda traccia di Lulu, un disco che trae la sua origine da alcune composizioni che Lou Reed ha scritto per le rappresentazioni di due testi teatrali di Wedekind.

Ecco, ora sono triste e preoccupato anche io.

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It’s the end (as we know it)

Michael Stipe

Sperando che la dignità che li ha sempre contraddistinti si mantenga, e che quindi non si rimettano insieme tra due anni, dico ciao e grazie di tutto ai R.E.M., pensando che, alla fine, una volta dal vivo li ho visti (e ho fatto delle foto e dei video a cui sono davvero legato).

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