Archivi del mese: giugno 2011

Nounion

La moda delle reunion di band più o meno note è sempre al galoppo. Una delle migliori “pre-smentite” di reunion che ho letto di recente è legata all’uscita di un disco “perduto” degli Screaming Trees. Il comunicato stampa che accompagna l’album, per evitare le illazioni e le voci, recita:

“No plans for a reunion, as the band members are finally well-adjusted adults who actually get along with each other and have happily moved on with their lives.”

Solo per questo comunicato amo l’ex-band di Mark Lanegan ancora di più.

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Carta igienica: l’infografica

Via: Engineering Degree

Grazie a S.

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Dieci anni di cinema, sciocchezze, pretese culturali e premi

Una delle cose più divertenti della trasmissione radiofonica Seconda Visione è la consegna dei premi relativi ai film visti, alla chiusura della stagione. Questa sera, dalle 2230, c’è il Gran Galà 2011, con ospiti illustri, cotillon, rulli di tamburi e tappeti rossi, ma in più ci sono due nuove categorie di premio, create apposta per il decennale.
Scoprite tutto sul blog della trasmissione e votate: tanto, come amiamo dire, abbiamo già deciso tutto. Ma l’importante (per tutti) è partecipare, no?

Nella foto: il temutissimo premio Cesso d’Oro, dedicato al peggior film della stagione.

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Il DJ vs. il Paese reale – Appendice 2: Dell’importanza di nomi, suggerimenti e generi nelle richieste musicali

Mettere qualche disco al matrimonio di sabato con P. e F. è stato più che divertente: uno spasso. Certo, anche in una villa isolata da un bosco può mettere piede la Polizia Municipale a causa di lamentele giunte per il volume troppo alto, probabilmente da una famiglia di tassi, ma tutto il mondo è un paese, a quanto pare. Anche per le richieste che arrivano puntualmente e che (senza ironia) ti danno la possibilità di accontentare una persona e talvolta di renderla davvero felice. Per questo, a parte l’ironia che se ne è fatta in questi post, se qualcuno chiede una canzone, cerco di metterla, prima o poi. Figuriamoci ad un matrimonio. Però succedono delle cose davvero buffe: come ad esempio, sabato, una ragazza che mi chiede “Rock N Roll”.
“Dei Led Zeppelin?”, domando.
“Ah, sì, i Led Zeppeling“, dice lei tradendo la conoscenza della grammatica inglese.

“Dovrei averla…”, mormoro iniziando a cercare il cd.
“Ma anche un’altra dei Led Zeppeling“, rilancia la ragazza.
“Ah, ok: quale vuoi?”
“Non so… ‘Stairway to Heaven’?”
Per fortuna in quel momento P. tira fuori il cd con “Rock N Roll” ed evitiamo il penoso tentativo di fare ballare gli invitati sulla lunghissima epopea di Page e Plant.
Poco dopo, però, si presenta un ragazzo che chiede prima del “rap futurista” (dei Marinetti bros., presumo) e subito dopo, senza neanche darmi il tempo di stupirmi, del country.
Mi chiedono del country da ballare e qualcosa mi viene in mente, un lampo. Ma il fatto è che, sarò un dj scarso quasi quanto a fare il cowboy, ma io non ho nulla di quel genere con me. A parte…
“Johnny Cash”, fa il ragazzo, mentre mima che suona una chitarrina.
Ce l’ho, ce l’ho.
“Un attimo”, dico. Ma lo stesso ragazzo dice ancora: “Anche una canzone folk.”
Country o folk, penso. Cos’è che mi ricorda?
“O qualcosa dei Blues Brothers”, suggerisce ancora lui.
E io mi illumino. Perché era esattamente quello il film: i musicisti entrano in un locale. “Che musica si suona qui?”, chiede la band. “Oh, nel facciamo di tutti e due i tipi”, risponde il gestore che indossa un cappello a falde larghe. “Country e western”.
E io so che cosa mandare in quel momento: un pezzo che mai avrei pensato potesse trovare spazio in un djset, questo.

Capisco che abbiamo avuto successo quando vedo che anche la ragazza dei Led Zeppeling danza scatenata insieme agli sposi.

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Il matrimonio di M.

E quindi M., conosciuto nell’ottobre del 1996, con il quale ho passato più Capodanni che con chiunque, con il quale sono andato in vacanza più volte, con il quale ho visto concerti, ballato a feste e festini, preparato numerosissimi esami, condiviso centinaia di ore di studio, di piatti di pasta, di altre cose che non diciamo, con il quale ho fatto viaggi in treno, macchina e traghetto (ma mai aereo, chissà perché), con il quale ho visto centinaia di film e ho fatto tante ore di diretta radiofonica, con il quale ho scambiato libri e dischi, si sposa.
E io sono il suo testimone di nozze. Ma testimoni di quando tutto iniziò siete stati anche voi, sparuti lettori del blog.
Sarà bello, emozionante e divertente. Anche perché, dopo la festa, sarò io, insieme a P. e F. (che hanno ruoli altrettanto se non più importanti del mio nel matrimonio) a mettere un po’ di dischi per far ballare tutti gli invitati. Danzare a distanza non è un granchè, ma se sabato sera siete in una balera, qualche passo di danza fatelo con noi.

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Positive thinking

Repubblica titola “Niente lavoro sopra i 35 anni” e io penso che me ne vado in pensione tra poco.

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Esami

Quindi, domani inizia la maturità. Quest’anno sono quindici anni che mi sono diplomato: ricordo molto bene alcune cose degli esami, altre un po’ meno. Ma ho due riferimenti assoluti: uno di cui ho in mente ogni particolare, l’altro che, invece, è stato completamente cancellato.
Ciò che ricordo bene, durante l’orale, fu la correzione del compito di italiano: il membro interno, professore di scienze, fu particolarmente stronzo. Il tema ricevette un giudizio molto positivo, ma lui si impuntò su un paio di cose: la prima era una specie di sfida sul significato del termine “affatto”. “Vuol dire ‘per niente’?” mi chiese con aria viperesca. “No”, dissi io, cercando di dissimulare il terrore suscitatomi da quella domanda. “Ecco”, rispose lui. Poi prese i fogli del mio compito d’esame e mi indicò un segno rosso, senza dire nulla, stavolta. Io, che facevo davvero di rado errori di ortografia, avevo messo un apostrofo tra “un” e il sostantivo maschile che lo seguiva. Perché? Distrazione, chissà. Fatto sta che tuttora mi capita di rifare quell’errore. Ma chiedetemi pure che vuol dire “affatto”, risponderò senza timori.
Quello che ho totalmente rimosso, invece, è stato il compito di matematica. Ho fatto il Liceo scientifico e, verso la fine del triennio, complice anche la coeva canzone dei Rage Against the Machine, pensavo che avere fatto matematica fosse stato il modo migliore per mettere in pratica il “Know Your Enemy” di Zack de la Rocha e soci. Nonostante questo atteggiamento spavaldo, sono morto d’ansia prima di ogni compito di matematica dei cinque anni del liceo: dato che ricordo bene quella sensazione letale ancora oggi, mi domando spesso come accidenti abbia affrontato il compito di matematica dell’Esame di Stato. Eppure anche quello è andato bene. Ma non ricordo nulla, niente, se non una parabola, non intesa nel senso evangelico né elettrotecnico: la funzione della parabola, quella c’era. Tutto il resto: zero (è il caso di dirlo).
Parlando di ciò con altre persone, mi sono reso conto di non essere il solo ad avere attuato queste rimozioni: e sono in buona compagnia quando collego questo fatto bizzarro a una scena di Top Secret di cui ho compreso la valenza sono molti anni dopo avere visto quel capolavoro di demenzialità. Il protagonista, Val Kilmer, si aggira per i corridoi di una scuola, nel panico: chiede informazioni a un ragazzo su un esame, ma quello gli dice che è già iniziato, ha perso la sua occasione. Kilmer è disperato… quando si rende conto che è tutto un sogno: si risveglia legato a un ceppo, mentre due energumeni lo frustano. “Ah, la dolce realtà”, sussurra in un sorriso sotto i colpi.
Così, quando mi sento giù di corda, penso che quel maledetto esame l’ho dato, sebbene non me ne ricordi. Sperando che, come capita in certi film, non riceva una lettera dal Ministero: proverò comunque a barattare la ripetizione della prova con qualche frustata.

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