Prospettive

In questo fine settimana ho scritto un breve articolo su un documentario di produzione svedese che parla dei movimenti di emancipazione degli afroamericani tra la fine degli anni ’60 e la metà degli anni ’70: nel pezzo mi sono soffermato sull’importanza della distanza prospettica (culturale, sociale, storico, geografica, temporale) come mezzo per capire meglio determinati fenomeni.

Vi propongo, con lo stesso spirito, un servizio realizzato dalla maggiore rete televisiva australiana (più lontano di così) sulla concezione della donna nel nostro Paese. Il video non si può incorporare, quindi dovete vederlo nella sua pagina, qua.

Poi, se vi va, ne parliamo.

5 commenti

Archiviato in Eight Days A Week, I Me Mine

5 risposte a “Prospettive

  1. utente anonimo

    Da commentare ce n'è per ore e ore.. Come notano nel documentario, da rimettere in discussione è la cultura popolare italiana degli ultimi trent'anni. Forse anche di più. Berlusconi ha dato agli italiani quello che gli italiani volevano, cioè un modo semplice e gigione per scamparla dai problemi seri. E' innegabile che anche i talk show più scrausi partano sempre da uno spunto serissimo (tipo l'esempio del sondaggio sui calendari), per poi trasformare tutto in farsa, roversciando i toni tramite l'aggiunta di tette e culi. Alla fine la gente ha la sensazione di aver affrontato un problema pur avendo assistito a tutt'altro.

    Per questo non posso sopportare programmi come Striscia la Notizia, che la gente è convinta che le loro inchieste facciano del bene quando il 90% del programma è tette e culi e battutacce da avanspettacolo di quarta categoria. E poi Antonio Ricci si permette di pontificare sullo stato delle cose? ma va' va'

    Solo che tutto questo non mi sembra figlio del Berlusconismo. Anche Totò usava un'immagine stereotipata delle donne. E la commedia sexy? 
    Tutta 'sta roba mi pare sia nel DNA degli italiani da un bel po', ed è forse più figlia della cultura democristiana che di Berlusconi. E questo lo dico anche per ridimensionare la figura di demonio con cui spesso si tende a dipingerlo. Non è un demonio. I demoni fanno paura. Berlusconi non deve far paura. Chiamarlo "lui" o "papi" mi ricorda troppo da vicino come ci si riferiva a Mussolini. E' uno sbaglio mitizzare una figura del genere.

    E mi scuso per la filippica

    Quanto poi al discorso sulle prospettive, una cosa che mi ha colpito del documentario è che le battute di Greggio o Mammuccari rilette nei sottotitoli, quindi svuotate dell'inflessione ironica e del contesto in cui venivano pronunciate, fanno molta più impressione. I signori australiani lì devono essersi fatti un'immagine mentale veramente orribile, sicuramente più orribile di quanto non possiamo vederla noi dal di dentro. 
    Da qui in poi però mi fermo. Chi ha ragione? Noi ad analizzare la cosa ben consci del contesto, o loro che adottano un punto di vista totalmente candido? E' forse il discorso della trave nell'occhio?

  2. cara anonima o caro anonimo, hai perfettamente ragione. neanche io ho mai pensato di demonizzare berlusconi (l'errore in cui sono caduti i progressisti nel lontano '94 e dal quale pare che la sinistra – o ciò che è – non abbia mai preso davvero le distanze). e sono anche certo del fatto che c'è qualcosa nel dna del paese che berlusconi ha potuto sfruttare.
    certo, c'era totò, l'avanspettacolo, la cultura democristiana.
    ma nel frattempo qualcuno, nel mondo, è andato avanti.
    noi, invece, rimaniamo aggrappati alle divisioni e agli schemi degli anni '50, caricati però in maniera grottesca e pesante di tutto ciò che è successo nei cinquant'anni che ci separano da quell'epoca. viviamo un revival coatto dei costumi, ma anche del modo di intendere il mondo e la politica.
    grazie del commento, davvero.

  3. Ops, chiedo scusa per l'anonimo. Tra l'altro mi accorgo ora di avere un account su splinder. How convenient!

    Per concludere, si, il resto del mondo è andato avanti, noi no. Comprensibile, in parlamento ci sono ancora persone che erano IN COSTITUENTE. Gerontocrazia uber alles. Questo E' un paese per vecchi. Specie se vecchi maiali.

  4. utente anonimo

    Potrei scriverci un romanzo sulla visione che gli aussie hanno dell'Italia e della concezione della donna nostrana. Magari un giorno lo farò!

    Stammi bene Fra,
    Rob.

  5. ciao, antipòdico. eh sì, prendi appunti, almeno!

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