Première

Ho sempre cercato di andare alle anteprime stampa dei film che mi interessano, ma (per questioni di lavoro) era da molto che non riuscivo ad assistere ad una di esse. Ieri, finalmente, ce l’ho fatta. E ho osservato  la varia umanità presente. Ho già parlato di gente da festival, ma l’anteprima cinematografica è un’altra cosa, soprattutto in una città come Bologna, dove proiezioni di questo tipo non sono frequenti come a Milano o Roma. Non c’è una vera routine, per questo motivo. Cionostante, ci sono delle tipologie ben definite di personaggi, spesso orribilmente incrociate tra loro.

Il giornalista generico di cultura contrasta, in effetti, quello che ho detto. Già, perché il GGC, chiamiamolo così, è inserito nella routine quotidiana degli appuntamenti culturali da-non-perdere. Entra in sala mollemente un quarto d’ora dopo l’effettivo orario previsto per la proiezione, ma tutti stanno aspettando lui. Ha quel posto di lavoro da trentacinque anni: può fare ciò che vuole. Scorre sinuoso tra le file delle poltrone salutando tutti, ma facendo cenni di assenso più intimi e misteriosi agli altri GGC che, bah, sono arrivati meno in ritardo di lui. Il GGC non si è ancora seduto e gli altri iniziano a spazientirsi: lui, allora, fa un cenno all’addetta stampa, le ricorda che hanno una partita a burraco in sospeso, e finalmente inizia la proiezione.

Il giovane stagista fiuta l’aria come un cerbiatto in pericolo: e lo è. È una farfalla nella stagione degli amori, oppure una talpa depressa, a seconda di quanto sia distante la fine del contratto (fotodegradabile) che ha firmato rinunciando a ogni diritto umano e civile. È alla proiezione per due motivi: per sbaglio o perché il caporedattore cultura ha avuto un ictus fulminante. Ma è la sua grande occasione: ha letto tutto sul regista, conosce a menadito la filmografia di ogni singolo membro del cast e non dorme da due giorni per l’agitazione. Ha la penna, il bloc-notes e ogni altro mezzo di registrazione immaginabile. È pronto per l’Intervista, ma deve prima guadagnarsi la fiducia (o anche solo una minima attenzione) dell’addetta stampa.

L’addetta stampa è come nei film polizieschi: nel senso che di solito c’è l’addetta stampa buona e quella cattiva. L’addetta stampa buona lo è a tal punto che dà una cartella stampa anche al giovane stagista, pensate un po’. Promette interviste di un’ora e mezzo. Poi passa a rassicurare altri giornalisti. E lascia il campo alla sua gemella cattiva. L’addetta stampa cattiva ha rispetto solo per gli ospiti (attori, regista, o chi per loro) e per il giornalista generico di cultura con il quale, forse, ha anche avuto una storia, o ci sono questioni di soldi di mezzo, o entrambe le cose. Ha un particolare gusto sadico, sfogato ovviamente soprattutto sul giovane stagista. Talvolta, addirittura, lo iscrive alla lista, in fondo, però. Così trova l’intervistato stanco e spossato per la sequela di domande identiche e fuori tema alle quali ha dovuto rispondere: al primo segno evidente di stanchezza o rottura di balle che l’intervistato esprime, l’addetta stampa cattiva irrompe sulla scena e interrompe tutto, anche dopo la prima mezza risposta. Caccia via il giovane stagista, poi si volta verso l’intervistato e sorride, sorride al punto tale che i suoi lineamenti si modificano, accostandosi molto a quelli dell’addetta stampa buona.

Il giornalista-zerbino è la causa dell’unico rumore che si sente durante la proiezione. Come una pentola di zuppa sul fuoco, il giornalista-zerbino gorgoglia apprezzamenti, borbotta consensi e poi esplode in fragorose risate anche laddove d’ironia ve n’era solo una punta, così, tanto per alleggerire una scena violentissima e cruenta. Ma lui coglie il Film come fa la terra secca con l’acqua ed esprime questa comunione non appena può. Ovviamente è suo il primo intervento, quando l’addetta stampa dà il via alle domande. Ma lui non chiede, afferma, scandendo di solito complimenti talmente esagerati e fuori luogo da fare vergognare chiunque: il tutto dà luogo a ipotesi dietrologiche che sbocciano nella sala come gemme, nel tentativo di rispondere alla domanda: “Ma perché si spreca in sperticate lodi? Qual è il vantaggio?”. Nessuno lo sa. Forse il giornalista-zerbino ha sempre voluto intraprendere una carriera nell’ambito della settima arte: si spiega spesso, così, la sua scarsa riuscita nel campo della scrittura.

Quello capitato lì per caso ha due possibilità, a seconda dell’addetta stampa che incontra per prima. Se è quella buona, la sua ingenua domanda “Ma c’è un film gratis?” verrà accolta da un sorriso e da un invito a entrare. Se è quella cattiva, la risposta sarà glaciale al punto tale da lussare una vertebra del capitato lì per caso e, nello stesso tempo, fargli morire le piante del salotto. Talvolta quello capitato lì per caso, però, viene fatto entrare: in fondo è sempre una presenza utile, quando c’è il sentore che l’anteprima stampa possa venire disertata da molti.

Poi ci sono attori, registi, produttori, eccetera. Ma sono persone molto, molto meno divertenti, di solito.

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