Archivi del mese: settembre 2009

Spam, spam, spam, space and spam

Magari arrivo dopo la puzza, come si suol dire, ma io l’ho trovato per caso su YouTube. Se non lo capite, evidentemente non avete mai visto l’originale, poco di buono che non siete altro.
A proposito, il 7 ottobre è il quarantesimo anniversario della messa in onda del Flying Circus. Niente, così, per dire. Festino?

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Archiviato in I Am The Walrus

Rimanere senza parole

Appena ho finito di leggere L’approdo, di Shaun Tan, ho avuto due reazioni. La prima è stata una forte emozione, come non mi capitava da tempo. La seconda, strana, è stata la volontà di prestare immediatamente il libro a qualcuno che lo potesse apprezzare. In sè questo non sarebbe peculiare, se non avessi sentito la voglia di abbandonare per un po’ il volume, come per sfuggire al suo potere.
Ma andiamo con ordine: L’approdo è un racconto di emigrazione, innanzitutto. Il protagonista se ne va dal suo non identificato Paese verso un Paese altro, da ogni punto di vista: diverso l’alfabeto, i cibi, le abitudini, i mezzi di trasporto, la lingua, gli animali. Tutto. Il protagonista è spaesato, sperduto, non sa come muoversi, come esprimersi. Faticosamente si adatta, trova una stanza in affitto, un lavoro e, infine, chiama la sua famiglia, moglie e figlia, che vediamo, nell’ultima vignetta, con una mappa in mano, indicare una direzione, una strada che hanno trovato, verso la quale andare.

La particolarità de L’approdo, però, è che non c’è neanche una parola. È un racconto per immagini, e la maestria di Tan sta nell’avere un ritmo incredibile nella composizione della pagina e della singola vignetta, alternandone tante piccole a disegni enormi, che quasi soffocano per l’immensa diversità che veicolano. Solo ritraendo sguardi, volti in primo piano, dettagli, oggetti, Tan racconta tutto. Ma non pensate a un esercizio di stile: la meraviglia che desta lo scorrere con gli occhi le pagine del libro è dovuta al fatto che Tan riesce a raggiungere la comunicazione perfetta e universale. Chiunque se ne vada da casa per approdare a un altro luogo, prova il disagio, il terrore e anche l’emozione del protagonista, al punto tale che il luogo di partenza e quello di arrivo perdono di significato tranne che per la loro opposizione: conosciuto e sconosciuto, casa e non casa, orientamento e perdita, riconoscimento e totale mancanza di conoscenze. Il protagonista si guarda intorno e vede gatti-drago, frutta e verdure ignote, cartelli indecifrabili. E, vignetta dopo vignetta, anche noi non capiamo, ma siamo costretti a metterci in gioco: per sopravvivere, per continuare la lettura.

Un libro di una potenza tale che fa sfigurare tutte le campagne sull’integrazione, anche le più meritevoli: dovrebbe essere adottato nelle scuole, dalle elementari alle superiori, per capire che, in fondo,  “l’altro” è soltanto un modo per definire noi stessi.

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Si ricomincia…

Molte cose sono simili. Ma cambia l’orario: Maps andrà in onda dalle 1530 alle 17.
Pubblicità e a domani.

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Archiviato in Eight Days A Week, Things We Said Today

C’è chiacchierone e chiacchierone

Da piccolo ero un chiacchierone, i miei lo dicono sempre. E ho delle vaghe rimembranze di gente che mi picchia con un cric all’asilo urlando “E basta parlare, Cristo”. Adesso lo sono? Beh, per mestiere sicuramente devo saper chiacchierare. Ehm.

Comunque, domani co-conduco Maps insieme a Alessandro Bergonzoni, di cui ignoro completamente la loquela infantile, ma da molti anni dotato di parlantina assai adulta e pirotecnica.

Che accadrà? Quanto il povero conduttore si troverà sommerso felicemente da fiumi di parole? Perché state pensando subito ai Jalisse? Queste e altre risposte, domani, dalle 16, qua.

Update: la puntata.

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“Ascella nee-eraaa / sei pezzati-inaaaa”



Allallà al sudore?

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I migliori dj degli ultimi centocinquant’anni

… cioè MorraMC, Enzo Polaroid e il sottoscritto, vi aspettano questa sera al Locomotiv Club che, gioia e tripudio, riapre con una festa. Si entra gratis (non c’è bisogno di dare neanche un euro, conquistateci così, col vostro charme) con tessera ARCI, a partire dalle 22 circa.

Siate gli utilizzatori finali della nostra musica!

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P.I. (Pupazzi Investigator)

Durante il mio viaggio a Londra ho avuto modo di indagare sulla scomparsa di alcuni pupazzi molto popolari, con delle scoperte sconcertanti.Iniziamo dagli innocenti e lisergici Teletubbies. Che fine hanno fatto Tinky Winky, Dipsy, Nu-Nu, Po e La-La? E i loro creatori sono ancora a piede libero? Domande che chiunque abbia visto la popolare serie della BBC si è posto. I Teletubbies nascono nel 1997 e sono protagonisti di 365 episodi che sono andati in onda sulla rete nazionale inglese e in molti altri Paesi, Italia compresa. Un giro d’affari enorme, con pupazzi, dischi, dvd, tutto a base di pupazzi colorati che non parlano o quasi, non fanno niente a parte cantare musichette idiote, si limitano ad essere. e a fare versi Insomma, una boy band per un pubblico in età prescolare. Avete mai provato a vedere una puntata dei Teletubbies? L’effetto è quello di una canna pesantissima quando si è stanchi e fa caldo: annichilimento totale delle capacità cerebrali, azzeramento del senso critico e della percezione dello spazio e del tempo. E il tutto è assolutamente legale. Beh, erano anni che non si avevano notizie dei Teletubbies, ma proprio quando io ero in terra d’Albione, la bomba: i Teletubbies si riformano (il che rafforza il parallelo con una boy band) per un tour che parte questo giovedì e che toccherà diversi centri commerciali (sic) del Regno Unito (non cinema o teatri, centri commerciali, santiddio). Chissà che non arrivino anche da noi: in tal caso si potrebbe fare questo giochino dal vivo.

L’altra notizia riguarda, invece, un pupazzo nostrano, che ha occupato moltissimi dei nostri pomeriggi televisivi, rubando la scena (sembra incredibile dirlo oggi) a Paolo Bonolis e a Licia Colò. Vabbè, quest’ultima considerazione è piuttosto plausibile. Stiamo parlando, l’avrete capito, miei piccoli lettori, di Uan, vero protagonista di Bim Bum Bam, trasmissione iniziata proprio in questo periodo nel 1983. La domanda “che fine ha fatto Uan?” rimbalza da anni da una pagina web all’altra, dopo la fine del programma nel 2000. L’hanno intervistato le Iene, è stato avvistato qua e là, è stato rapito, ma un tratto è stato (finora) comune a tutte queste notizie vere o presunte: il fatto, cioè, che Uan si fosse ritirato dalle scene. Bene, io ho la prova che Uan non è scomparso, anzi. Nella metropolitana londinese, infatti, ho fotografato la locandina che pubblico qui accanto (per vedere la foto ingrandita, cliccateci sopra, ma a vostro rischio e pericolo). Uan, per quanto porti addosso i segni evidenti di un periodo difficile, è vivo e canta insieme a voi, se andrete a vedere la versione italiana di Avenue Q, il cui tour parte tra un mese circa. Nel caso ci andaste, fatemi sapere com’è.

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