Che spalle

Questa mattina ho sentito Giovanni Russo Spena, di Rifondazione, intervistato da Radio Popolare, a proposito del terrificante risultato dei partitelli di sinistra in queste elezioni europee. Dall’altra parte c’era anche una rappresentante di “Sinistra e Libertà”.
“Non è andata bene”, ha detto il giornalista.
“Ah, no”, ha detto Russo Spena. “Ma la sinistra radicale in Portogallo ha preso un sacco di voti.” Ambè. Anche negli Stati Uniti ha vinto un democratico. E pare che ai Caraibi ci sia un mare splendido.
Ma la cosa che mi ha fatto più incazzare è che Russo Spena ha tirato fuori ancora una volta la soglia del 4% (che, se uniti, SeL e Rifondazione, avrebbero superato).Ma insomma: che, ve l’hanno detto ieri che c’era questa soglia? Cioè, stavate votando e uno vi ha detto “Cambio! Parappappà, se non arrivate al 4%, nisba”. No. E allora. Poi si può essere d’accordo o meno, con questo limite, ma, santiddio, c’è. Come c’è Berlusconi. E la fame nel mondo. Ora: possiamo continuare così, a perdere, perdere, perdere e poi dire “Eh, ma le regole fanno schifo”? Che senso ha, dico io. Se le regole non ti piacciono, non giochi. O meglio, giochi per poterle cambiare. E invece no. Almeno la palla fosse loro. Potrebbero riportarsela a casa.

Muscoli! Così non ti vengono quelle spallucce vittimiste dei tennisti italiani, che perdono sempre per colpa dell’arbitro, del vento, della sfortuna, del net, sempre per colpa di qualcuno, mai per colpa loro.

(Nanni Moretti, Aprile, 1998, capito? Novantotto)

9 commenti

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9 risposte a “Che spalle

  1. Clap clap clap. Mi unisco al coro tuo, di Moretti, e di molti altri: non abbiamo bisogno di queste “anime belle” (Scalfari sabato), di questi personaggi che pur di poter affermare di essere puri, e stare “sul loro destriero bianco a guardare l’orizzonte lambito dal vento” (Serra nel 2008), regalano il paese a gente come quella lì. Un bacio. (Sono laura, orange, eh)

  2. gen

    Per le provinciali di Torino, si sono candidate quattro liste diverse con tanto di falce-e-martello nel logo. Quattro liste che correvano ognuna per conto proprio: dagli irriducibili Rifondazione e Comunisti, al marxiano Partito Comunista dei Lavoratori, al nebbioso Sinistra Critica. E si accusano vicendevolmente di stalinismo, di trozkismo, di non-so-che-ismo. L’alternativa è come sempre il solito Giano Bifronte del Pd, fedele al motto “un calcio al cerchio e uno alla botte”: siamo cattolici ma anche riformisti, siamo di sinistra ma anche di centro, siamo la carne ma anche il pesce. E sono uscita dal seggio con la consueta acidità di stomaco.

  3. laura: sì, ma sia chiaro: io non sono per i girotondi, ma per un partito serio. gen: lo so. lo diceva beppe grillo quando faceva ancora il comico (adesso, bleah). in italia se si è in due si fa un partito e in tre c’è la prima scissione. aribleah.

  4. Ari

    non mi ci far pensare, per favore.

  5. pensiamoci, invece. anche se è già molto molto tardi.

  6. Hai ragione, ma stavolta non mi andava proprio di farmi condizionare dal voto “utile” a un partito che per quanto mi riguarda sta ancora in quarantena.

  7. ma il punto non è chi li vota, ma loro e quello che dicono dopo l’ennesima sconfitta.

  8. parole sante…. infatti io li ho puniti non votandoli… e non votando per niente.

  9. Degli alienati, fuori dal mondo, dei perdenti nati. Ogni volta che sento parlare uno di loro mi prudono le mani. Ogni santa volta.
    Berlusconi, che semplicemente odio, suscita in me un sentimento più dignitoso.

    (Bacetto)

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