Noi e loro

Il mondo non è dei giovani, tanto meno è degli adolescenti: gli adolescenti ci sono, ma vengono sfruttati, forse più di altri segmenti di mercato, come puri e semplici consumatori. Non determinano, vengono determinati. Non è colpa loro, o almeno non del tutto.
Il nuovo libro di Andrea Bajani, Domani niente scuola, non dice mai queste cose esplicitamente, ma il suo approccio è un modo diverso e originale di parlare di adolescenza. Qui siamo lontani dalle notizie dei telegiornali, in cui capi redattori eccitati dalle nuove tecnologie potevano sperimentare l’ebbrezza di mandare un video di YouTube in prima serata: vi ricordate, c’era un periodo in cui le scuole italiane venivano rappresentate come un incrocio tra l’Iraq e un bordello. Sex&violence, una formula vincente da sempre, sotto la quale stavano le “notizie” dei ragazzi che davano fuoco, toccavano culi, fumavano in classe, “notizie” che davano la stura all’esercito dei Crepet e a usi e abusi dell’espressione “disagio giovanile”.

Bajani, invece, che fa? Segue, o meglio, si mette in mezzo a tre classi di liceali in gita: va due volte a Praga e una a Parigi. Osserva, chiacchiera, ascolta con loro la musica (a questo proposito, se vi interessa, qui c’è un’intervista che gli ho fatto a Maps). Ma, intelligentemente, evita ogni pruderie, e non entra nelle loro camere. Perché? Ma perché la privacy – seppure condivisa con i compagni di classe – è fondamentale a quell’età, e non solo). Parla con loro, ma non li interroga, ci chiacchiera, ma non li intervista. Sta in pullman insieme a ragazze e ragazzi, ma non fa finta di essere uno di loro. Quello che viene fuori è un bel libro, dentro al quale c’è un ritratto (chiaramente parziale) del nostro oscuro oggetto, gli adolescenti. Ma cosa sono, quindi? Sono tutto: c’è chi si interessa di politica e chi no, chi è timido e chi è sempre sotto i riflettori, chi ama la musica commerciale e chi ne preferisce altra. Un’ulteriore prova della veridicità del ritratto e dell’onestà intellettuale di Bajani.

Il libro è divertente, molto divertente. E tenero: attenzione, tenero, non pietistico. La tenerezza è un sentimento puro, che non va perso, credo. Se ne proverete mentre sfogliate le pagine di Domani niente scuola, beh, c’è ancora speranza. Potete ancora fidarvi di voi stessi e quindi, forse, degli altri.

“(…) è una fissazione degli adulti, quella di cercare riparo dalla pioggia, di pensare all’acqua come a una minaccia. E’ una fissazione degli adulti, esattamente come è una fissazione degli adulti quella di smettere di cantare a voce alta, o di smettere di correre. O come quella di smettere di fidarsi.”
Andrea Bajani – Domani niente scuola – Einaudi, Torino, 2008, p. 140

4 commenti

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4 risposte a “Noi e loro

  1. Ciao Fra, sto per lasciarti un commento lungo e senza capo né coda, ti avverto. Dopo aver visto Entre Les Murs in Ottobre mi sono riletta Diario di Scuola di Pennac (che secondo me funziona meglio del film, ma possiamo poi dibatterne altrove), e adesso mi fai venire voglia di leggere questo. Dicevo proprio ieri che insegnare a questi studenti – i miei sono universitari, ma qui si va all’università da piccoli: hanno tutti meno di 21 anni, e sono molto giovani da tanti punti di vista – è la cosa più faticosa, ma sicuramente più intressante che abbia fatto nella mia vita lavorativa. Perchè mi sembrava che non avessero molto da dire, nè voglia di pensare, ma poi una volta che mi sono messa ad ascoltare, invece che a cercare di soddisfare le mie aspettative, si sono aperte le dighe. Le differenze tra questi ragazzi, e quelli che eravamo noi che orai siamo trentenni o giù di lì, è enorme in apparenza, però poi alla fine il divario si riduce quando ci si mette davvero ad osservarli, senza limitarsi come dici tu al Crepettismo e alla shock theory.Poi ho anche letto questa frase di Kubrick oggi che dice così: I think the big mistake in schools is trying to teach children anything, and by using fear as the basic motivation. Fear of getting failing grades, fear of not staying with your class, etc. Interest can produce learning on a scale compared to fear as a nuclear explosion to a firecracker.
    Ecco, insomma, tante cose tutte insieme. Un abbraccio, Irene x

  2. utente anonimo

    Ciao Francesco! sono Bruno(el follador)jaja! solo volevo salutarti! un abbraccio

  3. Mi hai fatto venire la voglia di leggerlo!

  4. irene: il tuo commento è bellissimo. è vero, bisogna ascoltare. oggi ho fatto una verifica in classe (fear mode on?) e dopo li ho ascoltati. ne scriverò presto.brunello: ma una mail no? cabron!🙂wizard: leggilo, poi mi dici che ne pensi…

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