Archivi del mese: marzo 2008

Più vicino Di Pietro di Veltroni?!

Ma soprattutto cos’è la lista “Per il bene comune”?

Annunci

10 commenti

Archiviato in Taxman

Cartoline da un altrove vicino

L’effetto che mi fa Olivier Adam, ad ogni suo libro, è devastante. Ho già scritto qua di Scogliera, ma Stai tranquilla, io sto bene (suo primo romanzo, uscito da poco per minimum fax) mi ha colpito ancora di più. Ci sono delle situazioni di lettura che creano qualcosa di incredibile: io amo leggere in treno, per esempio. Concentrato sulle parole, con la musica nelle orecchie, di solito lascio che le pagine mi evochino dei volti, mentre sto a capo chino sul libro.
Quale è stato il mio turbamento quando ho visto, seduta davanti a me, Claire, la protagonista del romanzo che avevo appena iniziato a leggere. Una ragazza come la descrive Adam, con parole che conosci bene e che sai che devi limare qua e là per farle combaciare a un’immagine vera. La mia Claire, per esempio, non era bella quanto la Claire descritta nel romanzo. Ma questa imperfezione l’ha resa ancora più vicina al personaggio, rendendo quest’ultimo, a sua volta, ancora più vivido, in uno scambio serrato e ubriacante tra la realtà vissuta e quella scritta.
E mentre la mia Claire dormiva, tanto che mi è bastato guardarla due volte sole per imprimere il suo volto nella mia mente, mi sono reso conto che le parole di Adam mi avevano catturato, ancora una volta. Poche parole, secche, precise come sempre, una breve frase dopo l’altra, ed ecco, sei preso, per sempre, fino alla fine del romanzo. Talmente preso che non mi sono più reso conto di cosa facesse la ragazza davanti a me: non era importante, ero impegnato con la vera Claire, quella che correva tra le parole, capitolo dopo capitolo, tra il supermercato di Parigi dove lavora, i suoi ricordi, la casa dei suoi genitori che stava andando a trovare, proprio come me, che stavo andando a trovare i miei, con quel treno.

Il mio respiro sarà aumentato di intensità, la mia temperatura sarà cresciuta di qualche grado, come diceva Checov: Adam ha raggiunto ancora una volta il suo obiettivo. E avrà reso “creature di carne e sangue” me e Claire, me e la ragazza di fronte, e le due Claire, ognuna ignara dell’esistenza dell’altra, a qualche decina di centimetri d’aria di distanza.

“(…) bisognava partire, scappare, lasciare la Francia, che sapeva di chiuso, che ti soffocava, oppure al contrario immergercisi completamente, percorrerla in lungo e in largo, andare verso l’oceano, cercare delle radici là dove si sarebbe deciso di metterle, inventarsi una vita, andare ovunque o da nessuna parte, perché quando venivi da lì, dalla periferia parigina, non venivi da nessuna parte, venivi da una no man’s land e dovevi costruirti da zero.” (Olivier Adam, Stai tranquilla, io sto bene, minimum fax, Roma 2007, pag. 42, trad. di Maurizia Balmelli)

1 Commento

Archiviato in Paperback Writer

Pixel rubati all’agricoltura: una rubrica un po’ rubata al blog di Gago (che mi fa sempre molto ridere)

Maddai?

6 commenti

Archiviato in I Am The Walrus

RadioCose

Dice, ma come va con la radio? Ma va bene.
È andato in porto il secondo progetto che ho co-curato per il ventennale di Radio Città del Capo: dopo Fellini alla radio ecco a voi Matite per la radio, una serie di opere inedite di fumettisti più o meno famosi creata apposta per festeggiare RCDC. E domani celebriamo l’uscita del cofanetto con una festa che mi vedrà in consolle insieme ad altri amici, colleghi, fumettisti e dj.
Pitchfork, la snobzine più amata dall’indiepianeta, continua ad apprezzare Maps, la trasmissione che conduco ogni giorno dalle 16 alle 1730: grazie a don Clancy, coautore e fondamentale “master of puppets”, ecco un altro live della trasmissione sparato oltreoceano.

Quando la stanchezza viene ripagata, si sa, sembra un bel po’ più sopportabile.

Lascia un commento

Archiviato in Things We Said Today

Quando il gioco sfugge di mano

La notizia, riportata dal “New Musical Express”, aveva dell’incredibile: mandando dello sperma in Irlanda si aveva un pass per un festival musicale a scelta in Europa. Ma no, il sito è vero: basta iscriversi, ti mandano a casa un contenitore, fai quello che devi fare, lo rimandi.

Sono state vere anche le migliaia e migliaia di richieste che sono arrivate agli organizzatori dell’iniziativa. Troppe, anche per le critiche riserve di seme irlandesi. Quindi solo i primi sono stati premiati col pass.

Una volta tanto ad avere la meglio sono stati i più veloci.

3 commenti

Archiviato in I Am The Walrus

Squali

La riflessione che segue viene stimolato da un post del sempre valido Petunio, che parla di libri con prime tirature a quattro zeri e film che escono in qualcosa come 835 copie sul territorio nazionale. Come dice giustamente Petunio, questo significa “cagare sul mercato” e “distruggere il pubblico”.
Partiamo da lontano, cronologicamente e dal punto di vista dell’oggetto: negli anni ’80 Reagan e la Thatcher hanno portato sull’orlo della recessione (e a volte un po’ più in là) i Paesi che governavano. Questo risultato è da imputarsi anche alla loro politica economica, basata su un ragionamento che logicamente fila, ma pragmaticamente fa acqua da tutte le parti. Togliamo tasse ai grossi imprenditori, in modo tale che possano reinvestire il capitale sulla produzione. Cosa che, ovviamente, non si è verificata.
Tenendo fermo il concetto di reinvestimento, passiamo al nostro Paese, negli anni ’50 e ’60. Il cinema va benissimo, sotto ogni prospettiva. Record di produzione di film, record di spettatori, record di premi vinti dai film italiani. È il periodo dei grandi Fellini, Antonioni, Visconti. Che incassavano pochissimo (a parte le eccezioni degli scandalosi La dolce vita e Rocco e i suoi fratelli), ma portavano via dai festival chilate di riconoscimenti. Cosa accadeva? I grandi produttori investivano poco su film di genere che incassavano un sacco di soldi, e giravano gli utili per realizzare film “alti”, che di certo non costavano poco.
Certo: c’era il pubblico che permetteva queste cose, visto che il cinema era un modo per evadere a poco prezzo. E c’erano anche degli imprenditori che non pensavano soltanto al soldo, ma rischiavano. E, soprattutto, amavano la cultura, ed era per loro fonte di orgoglio produrla, anche in forme scomode. Per dire: Pasolini non era uno che si pagava i film da solo.

E oggi Grande, grosso e Verdone esce in 835 copie. Praticamente lo vedi anche se non vuoi. Perché? Perché i produttori devono andare sul sicuro: ed ecco spiegate le dozzine di sequel, prequel, spin off, adattamenti. Non si può rischiare, né su un titolo né su un nome nuovo.
Voi direte: c’è la legge sul cinema. Sì, ma la legge sul cinema dà i soldi per produrre non per distribuire. Quindi Silvio Muccino, tanto per fare un esempio, ha avuto i contributi statali (oh yeah), ma è uscito in un buon numero di copie grazie ad altri accordi e capitali. La maggior parte dei film che vengono prodotti con il contributo del Ministero non escono nei cinema. O meglio, stanno un giorno in programmazione a Roma e Milano: tanto basta per dire che sono usciti.

Passiamo all’editoria. Da poco di tempo lavoro in una piccola-media casa editrice “di nicchia”. O meglio, lo era, di nicchia, perché fino a poco tempo fa i fumetti non venivano considerati dalle major editoriali. Adesso cosa succede? Che tutti si buttano sul fumetto. Il punto è che “cagano sul mercato”. Si portano via autori con anticipi pazzeschi, fregandoseli l’un l’altro. Chi rimane a bocca asciutta? Indovinate un po’… Il bello è che, nella maggior parte dei casi, stampano male, promuovono malissimo e distribuiscono peggio. L’importante è avere messo la zampa su Tizio Caio, che magari è abituato a guadagnare niente e viene – ovviamente – tentato e firma contratti con clausole strettissime, praticamente non rescindibili.
E quindi nelle grandi librerie (che a loro volta ammazzano le piccole) c’è praticamente un unico grande scaffale, con un centinaio di titoli in vista, e basta. In questo modo non si promuove la cultura, la si impone.

Ora, miei piccoli lettori, mi chiederete: ma come, un Paese allo sfascio, le morti sul lavoro, la monnezza, e questo mi parla di cultura? Il punto è che lo stato di salute di una nazione si vede anche da cose come queste. E in ogni caso ci sarà sempre un problema più importante “d’a’cultura” da risolvere. Mettiamoci, quindi, l’anima in pace, non saremo soli: gli schieramenti in lizza per le prossime elezioni, ancora una volta, sfiorano appena l’argomento.

13 commenti

Archiviato in Act Naturally, Paperback Writer, Taxman

Tranquilli, il blog è ancora vivo…

… e anche loro, anche se non sembra.

 

(Grazie alla Pupona che mi ha mandato il link via mail.)

4 commenti

Archiviato in I Am The Walrus