Archivi del mese: ottobre 2007

Thumb Tech

Ricordate la drammatica giornata di lunedì, che si è conclusa con l’immagine dell’icona universalmente nota come “iPod triste”? Bene, ci sono sviluppi. Positivi, grazie al cielo.

Giovedì tornavo dal concerto dei Rosolina Mar al Locomotiv Club e raccontavo le mie disavventure tecnologiche alle persone con me. Ad un certo punto se ne viene fuori Matteo, collega radiofonico e bassista dei Discodrive, e con l’aria di chi la sa lunga, esordisce dicendo: “Tranquillo. Ad un certo punto, mentre ascoltavi una canzone sull’iPod ti si interrompeva e ti si bloccava tutto e dovevi riavviarlo? E ad un certo punto questa cosa non ha funzionato più, è apparsa l’icona universalmente nota come ‘iPod triste’, e l’iPod non si vedeva su iTunes, non partiva, non si vedeva sul pc, non si ricaricava, insomma, pareva defunto?”
Io ho risposto “Sì” a tutte le domande.
“Quello che devi fare” ha continuato Matteo “è premerlo forte.”
“Eh?”
“Davvero. Premilo forte tra la rotella e lo schermo: sentirai una specie di vuoto. Vedrai che tutto torna a posto.”

Sono arrivato a casa, quella sera, scettico. Ho guardato l’iPod, l’ho messo sulla scrivania e ho premuto per qualche secondo qua:

ed è ripartito. Trattasi (lo dico per i precisini) di un iPod Photo da 20Gb fuori garanzia.
Non ci potevo credere. Capito? Il fichissimo iPod, oh, che design meraviglioso, quanto know-how tecnologico… E poi funziona né più né meno del mitico juke box di Happy Days, quello che Fonzie faceva partire con una botta sul lato.

Diffondete questo sapere. Farà risparmiare soldi e preoccupazioni a tanti.

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Hitting Everybody The Police Live, Torino 02.10.07

Uno si rende conto di come passi veloce il tempo quando nota che ha parlato di questa data dei Police sette mesi fa. Alla fine, possiamo dirlo, i tre hanno mantenuto la parola chiesta. Nessun disco nuovo, almeno finora. Ma anche niente “Mother” in scaletta. Comunque.

È stato un bel concerto, c’è poco da dire. Che però è iniziato alle 9 e 40. Niente di male, se non fosse che le danze sono state aperte da “La notte della Taranta”.
Primo problema del fatto che due membri su tre dei Police abbiano rapporti con l’Italia: Copeland, che ha lavorato con i “tarantolati”, li ha chiamati sul palco. E quindi alle sette di sera, eccoli là: seimila musicisti sul palco e duemila tamburelli, a suonare una taranta inutilmente contaminata con altro. Già a me la taranta sta sulle palle, quando poi per ringiovanirla, riadattarla, rifarla la mischiano con blues, rock ed elettronica… Ah, tra i musicisti c’era anche Raiss degli Almamegretta. Ma non è finita qua.
Secondo problema del fatto che due membri su tre dei Police abbiano rapporti con l’Italia: Sting ha fatto aprire il concerto di Torino, come gli altri del tour, dalla band di suo figlio, tali Fiction Plane. Io non lo sapevo e quindi il mio ragionamento, quando è iniziato il loro set, è stato: “Toh, una band con basso/cantante, chitarra e batteria. Come i Police. Toh, il loro suono ricorda i Police. Ehi, ma il cantante assomiglia a Sting.” L’italico nepotismo è stato però incrinato da una dichiarazione che il giovine leader della band ha rilasciato a Repubblica il giorno dopo. Ha detto qualcosa come: “Siamo meglio dei Police, perché mio padre è un precisino.” Mah.

Insomma, alla fine i Police sono saliti sul palco allestito al “Delle Alpi” davanti a 65000 persone. Solo il pubblico, visto dall’alto delle tribune, era uno spettacolo. Scaletta ben congegnata, con pezzi più soft per prendere fiato alternati ad altri brani suonati veramente con indole rock: e le età dei tre, sommate, arrivano quasi a 180 anni. Molti brani sono stati riarrangiati, con un picco in una meravigliosa versione di “Wrapped Around Your Finger”, veramente emozionante. Schermi giganti e giochi di luce hanno esaltato una scenografia comunque sobria. E poi, che dire della scaletta? Un successo dopo l’altro, dai cinque dischi usciti in poco più di cinque anni. “Roxanne” ci ha invaso di luci rosse, Sting non si è risparmiato, Stewart Copeland ha percosso ogni cosa, Andy Summers ha fatto il suo (e si anche messo una giacchetta, ad un certo punto: si sa, a volte basta un colpo di freddo…). E’ stato un concerto divertente, ben suonato, che ha coinvolto il pubblico più enorme che mi sia capitato di vedere finora. E alla fine, dopo una versione davvero tirata del primo pezzo di Outlandos d’amour, “Next to You”, tutti a casa sorridenti, dai quindicenni che hanno spulciato nei dischi di papà, ai papà, appunto. E la sensazione di avere visto un mito, sì, venticinque anni dopo, ma pur sempre mito.

Setlist: Message in a Bottle – Synchronicity II – Walking On The Moon – Voices Inside My Head/When The World Is Running Down – Don’t Stand So Close To Me – Driven To Tears – Truth Hits Everybody – Hole In My Life – Every Little Thing She Does Is Magic – Wrapped Around Your Finger – De Do Do Do De Da Da Da- Invisible Sun – Walking In Your Footsteps – Can’t Stand Losing You – Roxanne – King Of Pain – So Lonely – Every Breath You Take – Next To You

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“Potrebbe essere peggio: potrebbe piovere” (cit.)

Ci sono delle giornate che dovrebbero finire ad un certo punto, e invece vanno avanti inesorabilmente.
Oggi è stato tutto molto faticoso, ma perfetto: lavoro di mattina, trasmissione al pomeriggio, Timothy Brock come ospite è stato fantastico, poi ci sono stati i provini finali per la nuova conduttrice di Seconda Visione. Insomma, giornata impegnativa, ma nella norma.
Ma proprio quando uno si dice “Ok, faccio la spesa e torno a casa”, ecco che si abbatte la sfiga. Impetuosa.

Arrivi alla cassa del supermercato. “Ha la tessera?” “No” “Vuole una busta?” “No”. E l’ultima domanda te la fai tu: “Hai il portafoglio?” e ti rispondi “No”. Quindi lasci la busta della spesa lì e torni in radio. Trovi il portafoglio, stai per tornare al supermercato, quando ecco che ti rendi conto che non hai le chiavi. Vai negli studi dove sei stato e ti rendi conto con orrore che potrebbero essere nella redazione musicale: l’hai chiusa dall’esterno, diligentemente, con le chiavi dentro. E tu sei l’unico dei tuoi colleghi presenti a quell’ora ad avere le chiavi di quell’ufficio. Panico. Ma poi, no, non sei stato così diligente: la porta è aperta! Entri. E le chiavi non ci sono. Le ritrovi in un altro studio, che hai utilizzato sì, ma hai abbandonato poco diligentemente, e qualcuno l’ha già fatto notare ai tuoi colleghi. Inizi già a pensare ad una mail di scuse, ma devi tornare al supermercato, pagare la spesa e andare a casa.

Vai alla cassa dove sei stato: non c’è la stessa cassiera, evidentemente in quel posto praticano un turnover spietato. La nuova ragazza ti dice che la tua spesa è stata spostata (con la cassiera di prima) alla cassa 12. La cassa 12 ha una fila di trenta metri. Aspetti, aspetti, ma poi non ce la fai, e chiedi gentilmente di passare avanti, dovendo solo pagare la spesa. Tutti ti guardano un po’ così, ma alla fine ce la fai. Ma la cassiera non può farti pagare la spesa e basta, deve chiamare il responsabile casse con il telefono interno. Mentre lo attendi tutti quelli che hai superato pagano la loro spesa, e ti guardano come per dire “Ma allora, cazzo chiedi?”
Finalmente arriva il responsabile. Paghi la spesa. Palpi le chiavi nella tasca. Tutto è a posto. Ci vuole un po’ di musica. Accendi l’iPod e…

Andato: dopo due ore passate a cercare di capire che ha, so che dovrò affidarlo ad altre costosissime mani.
Questa giornata sta finendo. Domani vado a Torino a vedere i Police, ma spero di non essere io a portare sfiga, perché domani è anche il compleanno di Sting. Mi dispiacerebbe per lui.

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