Archivi del mese: agosto 2007

Oltre il paradosso

I corsi e i ricorsi di cui sotto continuano. Esattamente quattro anni fa scrivevo un post, intitolato Etica, in cui mi chiedevo che limiti si potessero raggiungere nel giornalismo sventolando la bandiera del “diritto all’informazione”. Allora ancora non facevo parte di una categoria alla quale mi dimentico spesso – colpevolmente – di appartenere, quella appunto dei giornalisti.

L’omicidio di Garlasco ha spostato la questione ancora più in là: prima che di etica, infatti, è possibile parlare molto oggettivamente di paradosso della comunicazione, o di sindrome della faccia-come-il-culo (e scusate i tecnicismi). Nell’edizione del TG1 delle 20 dell’altroieri, una giornalista ha redatto un intero servizio sull’accanimento dei mezzi di comunicazione nei confronti dei protagonisti di quel fatto di cronaca. Mentre la voce parlava degli innumerevoli tentativi di interviste andate a vuoto, delle continue richieste ai giornalisti da parte di amici e familiari della ragazza uccisa di smetterla di assediare le loro case, le immagini mostravano il fidanzato di Chiara in lacrime, il dolore della madre e del padre della ragazza, microfoni appoggiati ad altoparlanti di citofoni, riprese di persone in macchina che se ne vanno.
Non contenta di questo, la direzione del TG1 ha proseguito con un secondo servizio, di tono vagamente vittimistico, in cui un’altra giornalista “si lamentava” del fatto che lei e i suoi colleghi fossero chiamati “sciacalli” e “mostri”, concludendo con una frase simile a “i mostri sono altrove”.

Io non ho parole. So benissimo che, in questi giorni, non parlare di quell’omicidio (anche solo per ricordarne i momenti, per fare delle ricostruzioni, solo per citarlo) significherebbe “bucare la notizia” (altro paradosso: di notizie non ce ne sono), nel meccanismo perverso che ormai regola l’informazione nel nostro Paese (e non solo qua). Ma, quanto meno, che si abbia la decenza di non contraddirsi in maniera così esplicita e di non fare le vittime. In tutta questa faccenda, di vittima certa ce n’è una sola.

(E, ovviamente, penso a Enzo, morto tre anni fa, e a quanto si sarebbe incazzato, ancora una volta, per tutto questo schifo.)

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Definizioni

Bipolarismo: il disturbo con la mente intorno.

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Tema: “Le tue vacanze”

Sono stati giorni splendidi, oh, sì. Ecco quello che ho fatto:

  • dormito;
  • mangiato (da ricordare dello splendido tonno alla brace e delle salsicce incredibili);
  • bevuto (il Bordeaux, anche quello di qualità, costa pochissimo perfino in Corsica, e ho quasi imparato a fare i mojito);
  • andato al mare (se volete farvi del male, date un’occhiata al pur sempre valido A Pic in the Life o alla mia immancabile pagina di Flickr);
  • letto due libri: una raccolta di tre atti unici di Woody Allen, Sesso e bugie (qualsiasi cosa faccia Woody Allen mi fa stare bene e mi dà senso di familiarità, anche quando, come in questo caso e altri, non c’è nulla di nuovo) e una biografia di Frank Zappa che mi ha fatto capire, ancora una volta, che per comprendere il genio e l’opera di Zappa ci vuole una vita. C’è qualcuno di voi che lo conosce bene e mi dà delle lezioni?
  • sentito un bel po’ di dischi e musica: niente di nuovo, a dire il vero, a parte il programma della BBC per celebrare il quarantennale di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, andato in onda agli inizi di giugno. Hanno chiamato delle band britanniche (manco le migliori o le più in vista, a parte rari casi) e hanno detto loro: oh, se volete registrate una traccia del disco, ma, eheh, con i mezzi e gli strumenti di allora. Pare che molti abbiano gettato la spugna. Il risultato finale non è male, anche se sono davvero poche le cover degne di nota. Potete sentire il tutto in streaming qui;
  • giocato con la mia nuova macchina fotografica: in un giorno di pioggia ho realizzato il mio primo squallido filmino in stop motion, Reperibilità. Quindi pregate che il mio autunno sia soleggiato e molto impegnato. Sulla seconda caratteristica, però, potrei scommetterci.

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Corsi e ricorsi

Finalmente parto, me ne vado. Esattamente come nell’estate di quattro anni fa, quando aprii il blog, raggiungo la Corsica. Nel 2003 il viaggio era stato un giro completo dell’isola pernottando in diversi campeggi. Quest’anno io e i miei tre compagni di avventure siamo talmente distrutti che, come le civiltà più evolute, abbiamo optato per l’essere stanziali, abbiamo affittato una casa e non ci muoveremo da Saint Florent. Ma credo che trascorrere otto giorni nel posto che vedete raffigurato in foto non sarà male.

Ho bisogno di ricaricarmi, di rimettermi insieme, di recuperare energie: mi aspetta un nuovo inizio a settembre, un po’ come fu qualcosa di nuovo aprire questo blog, che festeggia il suo compleanno, ancora una volta, in mia assenza.

Statemi buono.

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As a Rose

Qualche anno fa avevo scritto un post su Bologna di domenica, su come i non italiani che ci abitano vedessero davvero quel giorno come una giornata di riposo, durante la quale uscire e stare in giro.
L’estate, fondamentalmente, è un’enorme e lunghissima domenica (sarà per questo che non mi piace?), e in questo periodo mi rendo conto di come i non italiani occupino spazi e tempo, di come si trovino fuori, insieme, di come vivano la strada e la piazza. Dei modi che ormai sono diffusi solo tra gli italiani che vivono nei piccoli paesi.

Ma ultimanente una cosa mi ha colpito più delle altre. Quando vado al lavoro passo sempre vicino ad un enorme supermercato, circondato da un prato, che dà direttamente sulla via Emilia. Non esattamente un luogo ameno. Nonostante ciò, ho visto innumerevoli volte sostare sull’erba, sotto la scarsa ombra degli alberi giovani e piantati da poco, gruppi di pakistani, cingalesi, ucraini, russi, albanesi. Stanno là, si tolgono le scarpe, fanno pausa pranzo con un panino e una birra, chiacchierano o non si dicono nulla. Fanno quello che sempre meno fanno gli italiani in parchi, giardini, cortili, lo fanno in un posto che io non vivrei come un prato, ma come “il prato davanti al supermercato”. Per loro non è così. E in fondo, come contraddirli se mi dicessero Un prato è un prato è un prato è un prato?

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