Ten Days in the Life

“Capitolo primo. Adorava New York. La idolatrava smisuratamente”. No, no, è meglio “La mitizzava smisuratamente”, ecco. “Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva in bianco e nero, e pulsava dei grandi motivi di George Gershwin”. Ahhh, no, fammi ricominciare da capo. “Capitolo primo. Era troppo romantico riguardo a Manhattan, come lo era riguardo a tutto il resto. Trovava vigore nel febbrile andirivieni della follia e del traffico. Per lui New York significava belle donne, tipi in gamba che apparivano rotti a qualsiasi situazione”. Eh, no… stantio, roba stantia… di gusto uhm… Insomma, dai, impegnati un po’ di più. Da capo. “Capitolo primo. Adorava New York, anche se per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. Com’era difficile esistere in una società desensibilizzata dalla droga, dalla musica a tutto volume, televisione, crimine, immondizia”. Troppo arrabbiato. Non voglio essere arrabbiato. “Capitolo primo. Era duro e romantico come la città che amava. Dietro i suoi occhiali dalla montatura nera, acquattata ma pronta al balzo, la potenza sessuale di una tigre”. No, aspetta, ci sono. “New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata”.

Ci rivediamo tra una decina di giorni.

17 commenti

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17 risposte a “Ten Days in the Life

  1. Nooooo, non dirmi che vai a…nooooo…non ci credo. Ma guarda te. Buonviaggio. Che invidia.

    Paolo

  2. Eh sì, beato te. Divertiti

  3. utente anonimo

    oh, Fra, buon viaggio!
    Arianna

  4. Dopo New York non sarai mai più la stessa persona. La più straordinaria città che abbia mai vissuto. E ho rifatto quella stessa foto: autoscatto, biancoenero, treppiede, me stesso seduto su quella panchina🙂
    [Ste]

  5. fio

    enniente, ci incontreremo in aria, mentre tu volerai indietro e io starò andando a reykjavik. pessima organizzazione dei tempi, come al solito🙂

  6. un qualche giorno di luglio nell’anno 2000, ultimo pomeriggio a manhattan, discussione: saliamo sulle torri gemelle o percorriamo il ponte che va a brooklyn? non so che strano ragionamento ci ha fatto spendere quasi venti dollari per guardare il tramonto sul continente dal punto più alto dell’isola. prossima volta: ponte di brooklyn.

  7. Donoratico era il suo paese, e, cazzo, lo sarebbe sempre stato.
    Che sfiga.

  8. che bello.. divertiti🙂

  9. utente anonimo

    del buon maffi val la pena anche NY, l’isola delle colline.

    cmq, NY is unspeakable.

    mario

  10. spero tu prenda un cupcake alla Magnolia Backery….
    da urlo!

  11. bè, ben ritornato.

    torno qua anch’io dopo altre visite

    grazie per la chiacchierata di oggi

    mics

  12. Ehm…
    Ciao, sono Nicola, amico di Ivan di Gorizia, ci conosciamo di vista per aver frequentato il DAMS, nonché ero l’autore di “Sei la mia passione” (menzione speciale al 50 ore dell’anno scorso) e “Monday Tuesday e P-DAY” (secondo al 50 ore di quest’anno).
    Lunedì prossimo presso Sala Cervi, annessa alla Cineteca, proietto -privatamente per addetti ai lavori- il mio secondo lungometraggio dal titolo “anoir” e mi piacerebbe che tu, o un paio di voi di “Seconda Visione”, veniste alla proiezione. Pesanti stroncature e critiche sono ben accette.
    Per ogni ulteriore info o contatto, scrivimi pure a info@chaosmonger.com
    ciao

  13. in questo blog si scomoda Woody Allen senza troppi complimenti o sbaglio?
    Ben fatto, comunque bene fatto.
    Sconosciuta in cerca di blog da frequentare.Cruna

  14. ringrazio tutti per il buon viaggio e per i consigli che, essendomi divertito alla grande, ho seguiito alla perfezione. un saluto a chi arriva qua cercando blog interessanti, sperando li abbia trovati, a chi mi ha invitato, ma mi ha colto in un brutto momento, a chi ho intervistato e trasmesso, a chi idolatra woody allen, come il sottoscritto. poi torno alle risposte ad personam.

  15. utente anonimo

    Io da quando ci sono stata ho il “Mal di New York”. Niente potrà mai guarirmi.
    fede

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