The Ikea Experience: I don’t like Mondays (but they do)

Sono passati otto mesi da quando ho scritto l’ultima volta dell’Ikea. Ci sono tornato una volta, all’inizio dell’estate. E ieri. Tra l’altro con V., che faceva parte della truppa del primo capitolo (G. detto Peppino, se mai ve lo stiate chiedendo, sta bene e lo vedrò domani a cena, anche se è a dieta: riso in bianco per tutti). Missione: liberare gli ultimi libri dagli scatoloni, grazie all’acquisto e successiva costruzione di libreria Ivar (sì, proprio come la prima volta, preciso).

V. ha scoperto che l’Ikea ieri sarebbe rimasta aperta fino alle 23. “Ci sono i saldi, è vero, ma avremo tempo.”
Siamo partiti verso le sette e mezzo. Siamo arrivati alle otto meno dieci in prossimità dell’Ikea. Ho visto i primi cadaveri alle otto meno cinque. Alle otto e cinque, ormai dentro all’enorme scatolone svedese, ho pensato che avrei dovuto fare testamento, o lasciare almeno un messaggio diverso da “scongela”, sul tavolino, per ricordarmi di tirare fuori delle cose dal frigo.
II punto è che ieri all’Ikea iniziavano i saldi e, udite udite, in quel giorno (e sono quello) sarebbe stato applicato un ulteriore sconto del 20% sulla merce già in offerta. Quando l’abbiamo scoperto, io e V. ci siamo guardati in faccia e, senza dirci niente, ci siamo chiesti: “Perché?”. Troppo tardi. Mi sono rassegnato. “Intanto che aspetto l’arrivo dei caschi blu”, mi sono detto, “tanto vale provare a comprare.”

Incastrati tra carrelli, passeggini, donneincinte, tamarri e matitine appena temperate (dalla punta aguzza e dolorosa), abbiamo proceduto a passo d’uomo per i primi trenta metri. Poi un impiegato di banca è crollato e siamo riusciti a muoverci più speditamente: su di lui. È stato subito riciclato come oggetto d’arredo in un salotto ricolmo di libri di cartone e cd vuoti. “Comodo da morire, quel divano”, ha commentato uno accanto a me, segnando il numero di scaffale sull’apposito foglio-note.
D’un tratto, una voce.
“Ehi, ciao, sono Matteo! E oggi ci sono un sacco di occasioni all’Ikea! Giovanna, dove sei?”
“Ehi, ciao Matteo! Sono Giovanna! Ma lo sai che oggi al ristorante Ikea potete mangiare con soli 70 centesimi?”
Come le scimmie di 2001 davanti al monolite, le persone intorno a noi hanno iniziato a saltare, indecise se mangiare al ristorante svedese o comprare dei mobili. In quel momento sono iniziati i primi scontri, con sedie “Ossen” brandite come armi. Io e V. ci siamo rifugiati là vicino.
“Ehi, viviamo in una casa di 30 metri quadri!” recitava un cartellone che indicava una soluzione-Ikea (cheiddiomiperdoni) per una famiglia costretta in quello spazio. E lì ho capito perché l’Ikea è una delle poche cose che ha vinto sul pur resistente costume italico: perché nessuno ha scritto “Cazzi vostri” sotto il cartellone, neanche con le apposite matitine.

Placatisi gli scontri, siamo usciti, e ci siamo diretti verso la zona-librerie.
“Ci siamo”, ho detto a V., schivando un set di posate.
Ho visto da lontano la libreria che cercavo.
Ho tirato fuori il foglio-note facendo il passo del giaguaro.
Mi sono avvicinato alla libreria.
Ho guardato meglio un cartellino appeso al montante.
“Momentaneamente non disponibile”

“Ehi!”, mi ha detto Matteo di Radio-Ikea. “Gentile cliente Ikea, oggi ci sono i saldi! E al ristorante-Ikea vi tirano la roba addosso! Che meraviglia i cibi svedesi. Però io non so pronunciarne i nomi! E tu, Giovanna?”
“Li pronuncio di brutto! E col 20% di sconto, ma solo per oggi! Anzi, da adesso in poi, sai cosa faccio, Matteo? Pronuncio tutto con il 20% in meno! E al rist sved lo sform di truciolat si montda sol!”
“Ehi, Giovanna! Sembra proprio che parli svedese! Tutti al ristorante!”

“Momentaneamente non disponibile”
La missione è cambiata: il nome in codice è “Uscirne vivi”. Un uomo tenta di azzopparmi con un carrello: solo quando straccio il foglio-note davanti a lui capisce che non sto scherzando, che io non c’entro nulla con questa brutta storia. Vedo V. alle prese con una cassettiera: è una trappola. Da dentro il modello “Tombal” sbuca una mamma rifatta e tenta di strangolare il povero V. Tramortisco la donna con un sacchetto di viti e scappiamo verso l’uscita, non degnando neanche di uno sguardo le offerte del settore bagno: solo prendiamo due assi da cesso e le usiamo come scudi, fino a che siamo all’aria aperta.
Mentre saliamo in macchina, sentiamo ancora provenire da dentro il magazzino il vociare di Radio-Ikea, ma non capiamo se Giovanna stia facendo un ulteriore sconto a se stessa o se qualche cliente sia salito in postazione e la stia strangolando con un metro di carta.

16 commenti

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16 risposte a “The Ikea Experience: I don’t like Mondays (but they do)

  1. Sono qui a rotolare dalle risate. Sì, fino a 30 secondi fa ero steso a terra

  2. secondo me Giovanna in salotto ha un canapè di Divani&Divani.
    Giovanna vive e lotta con noi.

  3. DcD

    Tu pensa che IKEA si è appena messa a vendere pure le case prefabbricate:
    http://tinyurl.com/tkbow

    DeCaDe

  4. Anch’io poco tempo fa ho subito come te la terribile freddezza svedese nel comunicarmi che il tanto agoniato pezzo di libreria era “momentaneamente non disponibile” e ritornava martedì. Era domenica e abito a 100 km dall’ikea…Hai la mia solidarietà.
    Lifespotter

  5. Guarda, per me IKEA è una droga. Non ci sono cazzi.

  6. grande post.

    le polpette svedesi con salsa di lampone però sono da orgasmo.
    cioè 20% di orgasmo. appena un sospiro, insomma.

  7. E gli hot dog a 0.70 € ???
    La mia ragazza non ha gradito la pellicola dei wurstel. Gli ho detto:
    Lifespotter

  8. Anch’io mi sto sganasciando dalle risate.
    Ma se ti confesso quante volte sono andata da Ikea negli ultimi due mesi inorridisci. (E’ che adesso ce l’ho pericolosamente vicina, e devo arredare una casetta di 40 mq…)
    L’ultima volta domenica alle 19.15, dimenticandomi che avrebbe chiuso alle 20, e non alle 22. Per tutto il tempo le voci di giovanne o mattei invitavano i clienti ad avvicinarsi alle casse perché l’orario di chiusura si avvicinava… Sono riuscita a spendere solo 49 euro.

  9. L’IKEA, più grande esempio di brand awareness al mondo nonchè simbolo del futuro del commercio, è esattamente un luogo pensato e gestito per ottenere tre cose:
    a) chi entra non deve comprare, ma lasciare una o due ore del proprio tempo nel labirinto appositamente creato;
    b) una volta venuto per queste due ore, egli parlerà con almeno 9 persone di questo e loro ne parleranno con altri 3; in tal modo il marchio si espande, nella “rete delle menti”, ad un ritmo di 50000 nuovi conoscitori del brand al giorno;
    c) tramite questa forza e solo tramite questa forza (ad Ikea non interessa vendere merda in scatola o nuvole in busta piuttosto di quei mobili indegni), Ikea può dichiararsi monopolista, sovrana, sempre in crescita e può ricattare qualunque fornitore o qualsiasi cliente semplicemente perchè tutti sanno che Ikea c’è.

    Signori, il futuro del commercio è fatto di nulla: respirare la tua aria, impegnare il tempo, creare e poi incatenare le possibilità.

  10. … o la stia trafiggendo con la matita aguzza come in una scena tratta da Casinò di Scorsese.🙂 e li avete viste le micro-filosofie del 30mq? tipo il cartello “vita da single in 30 mq: ogni angolo è una scoperta!”

  11. pity: spero tu stessi rotolando su “pavimentaal”. un tappeto assolutamente da avere.rael: secondo me giovanna è arrivata alle liquidazioni totali di se stessa. ma da un pezzo.dcd: non ho parole.lifespotter: grazie della solidarietà, ma… che hai detto alla tua ragazza?swan: no, dai, non fare così. puoi sempre iniziare a farti di aiazzone, poi lo scali, un po’ alla volta, e ne esci. credici.stranigiorni: grazie. però, giuro, mai assaggiate le polpette al lampone. microrgasmi persi come se piovesse, mi rendo conto.giorgi: io con i miei 60euro al minuto ti batto. (e voglia iddio che mr ikea legga tutte ‘ste fregnacce e apra un blog pure lui, in cui racconta come ci compra.)medo: per curiosità, i dati dove li hai presi? sisternet: rabbrividiamo.poi, magari, ci avvolgiamo in una “kaldcopert”, per riprenderci – e farci riprendere.

  12. è successo anche a me. con l’aggiunta di tornare a casa con un letto infilato in macchina. per cambiare marcia dovevo chiedere al passeggero, io non c’arrivavo

  13. a me quest’estate è capitato di essere la leva del cambio.

  14. Ma forse non ti è mai capitato di tornare da Roma a Napoli con due librerie foruscenti dal finestrino destro posteriore della TUA alfa33,con la polizia che giocava alla morra cinese per sorteggiare chi dovesse multarmi di milioni.Che esperienza!
    Saluti
    Max

  15. Pingback: Neighbooks | A Day in the Life

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