Quarantott’ore dopo

Cari Flavia Mastrella e Antonio Rezza,

ho visto il vostro ultimo spettacolo alla GAM di Bologna, mercoledì. Aspettavo da tempo di vedere un vostro spettacolo dal vivo, dato che ho visto e rivisto i vostri cortometraggi, e anche diversi brani di vostri altri spettacoli in programmi e registrazioni varie. Immaginatevi, quindi, con che emozione ho assistito a Fotofinish.
I contenuti sono sempre geniali. Non c’è che dire. Così come l’uso rivoluzionario delle parole e dei gesti e le bellissime soluzioni sceniche di Flavia. Quello che però mi ha perplesso è stato l’atteggiamento di Antonio. Aggressivo, incazzato, nervoso. Questo non sarebbe un male di per sè, se non fosse qualcosa che va oltre la scena, e che, di riflesso, entra molto più a fondo, secondo me, del personaggio-Rezza. Più volte, Antonio, ti sei interrotto durante lo spettacolo. Una volta, incazzatissimo, per intimare duro ad una ragazza di non fare fotografie. Un’altra volta dicendo a noi, spettatori paganti, che “non avevamo ritmo”, e hai concluso dicendoci testualmente che ci stavi detestando. Una terza volta quando hai detto “ti uccido” ad uno del pubblico che aveva ridato un cappotto che tu avevi preso dal grembo di un altro spettatore e tirato fortissimo dall’altra parte della (piccola) platea.
Ora, un teatro aggressivo, in sè, non è un peccato. Così come non lo è una personalità aggressiva. Ma credo che i contenuti di Fotofinish siano abbastanza forti per conto loro, e che la scelta di andare a vedere un vostro spettacolo non sia proprio una scelta facile, una risposta ad una domanda come “Uff, che faccio stasera?”
Perché, quindi, darci dei “poveri di spirito”, dicendocelo fuori dal contesto scenico? Perché inscenare un’aggressività fastidiosa, quando, ancora, le parole e i gesti sulla scena possono bastare?
Se il pubblico non vi ha dato quello che vi aspettavate, beh, è uno dei possibili risultati del gioco, del giocare, del recitare-jouer. Rappresentare qualcosa, esattamente come pubblicarla, è una sfida, è comunque un lanciarsi nel vuoto. E combinare una forma vecchia con un contenuto nuovo e innovativo, tentando di èpater le bourgeois in questa maniera così diretta e immediata, facendo mangiare pomodori al pubblico, leccando la faccia di una in prima fila, sfiorando gli spettatori con una specie di frusta, stride con la violenza di tutto quello che è il vostro spettacolo, con la geniale violenza della vostra rappresentazione.
E poi, noi borghesi e poveri di spirito? Ma avete visto da chi era composta la platea? Da ragazzi, molti dei quali erano a me noti di vista. Persone che, se sono borghesi, lo sono per nascita, non per ambizioni o per senso di vita. Sempre che nel 2006 abbia ancora senso parlare in questi termini.

Il vostro teatro è meravigliosamente nuovo. Non invecchiatelo con queste cose.

Con stima,

Francesco

20 commenti

Archiviato in Act Naturally

20 risposte a “Quarantott’ore dopo

  1. Non ha sputato sul pubblico? A volte lo fa…
    Matteo

  2. Mi pare un’intelligente lettera aperta. La prima cosa che mi verrebbe da dire è che un artista – e in quanto tale dotato di sensibilità – dovrebbe essere pronto a sentire il suo pubblico sulla punta delle dita, a percepirne le vibrazioni e a reagire di conseguenza. Mi chiedo se all’ennesima provocazione sopra le righe non si sia accorto che forse non era il pubblico ad avere una reazione sbagliata.

  3. Mi è capitato da poco di vedere su la7 pezzi un loro cortometraggio (forse mediometraggio…) di cui ricordo il nome del protagonista, Giuseppe detto GiusePP, con le P fatte come ad imitare il suono di uno stappamento (o stappatura, o stappazione…), personaggio negativo, egocentrico, freddo ecc.
    Se qualcuno sapesse il titolo…

  4. utente anonimo

    Confermo quanto dici Mateo. Vidi lo spettacolo “Io” prima ancora di “Troppolitani” al cinema teatro Dehon diversi anni fa e ricordo che nudo come un verme si smanazzava e poi passava la mano tra i capelli del malcapitato in prima fila chiedendogli “ti ricordi, eh?” oppure diceva che non ci sopportava ecc ecc…secondo me sono peccati veniali per un genio. Non scherzo. Evitiamo di criticarlo ma sosteniamolo andando a vedere i suoi spettacoli. Ne ho abbastanza di comici e attori ruffiani. Consiglio la visione di “Suppiettiji” se riuscite a recuperarlo. Jubin

  5. evitiamo di criticarlo?
    eh no, mi dispiace. lo si può appoggiare andandolo a vedere (come ho fatto), ma essere proni di fronte al “genio” credo sia una cosa che neanche lui approverebbe.

  6. Non conosco Rezza, però non sopporto quelli che si considerano geni, quelli che ‘il pubblico non capisce’. Fosse capitato a me, mi sarei alzato, platealmente, e me ne sarei andato. Che rispetti chi, pagando il biglietto, gli consente di continuare a lavorare in teatro, anzichè in un cantiere edile.

  7. Neanch’io lo conoscevo (mi era sembrato Brian May lì per lì… ma pare che Brian sia più simpatico), e anch’io mi sono chiesta: possibile che nessuno abbia reagito, si sia alzato, abbia detto qualcosa? Tanto per mostrare al “genio” che effetto faccia non sentirsi rispettati, vedersi demoliti nel proprio ruolo.
    Di artista, di spettatore pagante, poco conta. Saremmo tutti esseri umani, a rigore, ma a volte mi sembra una nozione sempre meno presente nella cultura contemporanea.
    Pensi che andrai volentieri a rivederlo, una volta?

  8. non riesco ad apprezzarlo perché l’ho visto a ponte stresa ad un concorso letterario di scrittura per bambini e si è esibito senza tener conto che l’età media era 5-8 anni.
    troppe parolacce e si è denudato dietro una tenda da doccia. dalle tribune della palestra l’effetto scenico era perfetto, peccato che 30-40 bambini invece erano ad atezza sedere e pisello. non è questione di kmoralismi. è questione di avere l’intelligenza di sapersi adattare al pubblico. non puoi pretendere che sia apprezzabile dire un 30 volte almeno cazzo di fronte a dei piccoletti. che poi loro son più sboccati di lui, ma è una decisione dei genitori far sentire parolacce ai propri figli o mostrar loro un uomo nudo. Inoltre li inseguiva e vedevi nelle facce dei bambini un divertimento misto a paura.
    sinceramente non pagherei un centesimo per Rezza, assolutamente. nessuno gli da il diritto di credersi più intelligente di me, indipendentemente dal fatto che lo sia o meno.

  9. utente anonimo

    dipende dalla grandezza del genio
    cb, ad esempio, poteva, eccome, questo e anche altro !!

  10. Quella dell’aggressività nei confronti del pubblico pare essere una costante comune in molte sperimentazioni teatrali.
    Una mia amica si è beccata un pollo in testa lanciato sul pubblico con forza in uno spettacolo della Furadelsbaus a Madrid. Non è che fosse proprio felicissima della cosa, malgrado apprezzi il teatro “furero”.

  11. Mah… almeno nel teatro sono conservatore.
    Preferisco ancora il vecchio mattatore ipocrita che, a fine spettacolo, quasi si sdraia dagli inchini, durante gli applausi.
    E mi viene in mente Albert Finney in Servo di Scena…
    Conosci?

  12. utente anonimo

    Sapete cosa credo veramente? Credo che un attore che deve lottare tantissimo e ingoiare tantissima merda per proporre a pubblici di nicchia i suoi spettacoli e vedersi occupare i cartelloni dei teatri cittadini da comici popolar-televisivi, attoruncoli da fiction e ragazze copertina col voglino del teatro sia, in fin dei conti, un bel po’ incazzato…inoltre se i sopracitati cartelloni sono occupati da costoro qualcuno li andrà a vedere no? e se qualcuno di quelli fosse tra il pubblico? e se lo stesso pubblico di nicchia apprezzasse i comici popolar-televisivi? e se poi, per essere apprezzato devi emigrare all’estero? beh, se voi foste Rezza non sareste un po’ inkazzati? jubin

  13. jubin, stai spostando il centro della discussione. voglio dire, molti di noi (compreso me) subiscono gli “abusi” che hai citato. e quindi possiamo essere incazzati. ma il discorso, qui, è un altro, non è un discorso privato. se a rezza girano le palle, lo capisco benissimo. ma questo vuol dire “sfogare il suo nervosismo sul pubblico”, secondo il tuo ragionamento. mi dispiace, ma non c’entra nulla.

  14. utente anonimo

    sinceramente credo che la frustrazione possa nuocere a un lavoro, per quanto geniale esso sia.
    se lavori in un bar e ti chiedono in cappuccio mica puoi versarglielo sul cappotto.
    paradossalmente il genio e la frustrazione camminano sugli stessi binari, un plauso a rezza e al suo lavoro, ammesso e non concesso l’atteggiamento “nevrotico” col suo pubblico pagante.
    io la vedo così.
    mi piace questo blog. ciao francesca

  15. francesca, può essere come dici tu, ma la frustrazione deve stare fuori dal palco, lontano dal bancone o dallo sportello, a seconda del lavoro.
    ovviamente è una delle cose più difficili da fare, si sa.
    grazie, contento che qui ti piaccia.

  16. il fatto è che al bar sai cosa ricevi: un caffè, un cappuccino, al limite un momento di sorpresa se ti mettono il cacao sopra la schiuma.
    il bello del teatro, invece, è che non sai cosa vedrai, ancora di più che al cinema.

  17. utente anonimo

    il teatro come ogni altra cosa dovrebbe avere lo scopo di esaltare la bellezza anche attraverso il brutto ma ad un buon fine. e quando il fine è positivo certe mancanze di rispetto e manifestazioni aggressive non avvengono. il genio moderno tanto esaltato da molti è solamente un disperato come tutti alla ricerca di qualcosa. a mio parere sta seguendo il binario sbagliato però.

    fu

  18. rael: non è questo il punto, non capisco che c’entri la sorpresa del teatro. non stavamo parlando di questo…fu: forse sì, chissà. non vorrei generalizzare l’esempio di rezza. non per niente è scritto sotto forma di lettera a loro.

  19. utente anonimo

    Il suo atteggiamento che definisci “aggressivo” è puramente scenico…a distanza di anni i suoi spettacoli sono così…con le stesse battute!
    Fa parte del suo modo di interagire e provocare.
    Per me è indiscutibilmente perfetto così.
    Zea

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