Daniela Santanchè: il dito medio del potere – seconda parte

All’università, però, sono guai: Daniela è circondata da comunisti. E lei, per reazione, diventa una “cremina”.

I cremini stavano a Torino, come i sanbabilini a Milano: avevamo la gonna blu a pieghe, la camicia Oxford azzurra, i golfini, le prime borse firmate Chanel e Vuitton, i jeans stretti Levi’s, le scarpe Scott blu.

Incredibile come non avendo una lira si possa diventare una cremina: o Daniela Saintchanel si vestiva solo con capi taroccati? Rimane il mistero. Ma inizia a capire che è la destra quella che conta, anche se ancora non sa che è il dito medio di quella mano il vero centro di tutto.

Poi, il biografo viene rapito e sostituito di punto in bianco dal mago Horus.

Daniela ritiene di essere “una parte tipo animale, intuizione e fiuto, e per l´altra parte un tipo fortemente razionale”

E il mago Horus viene a sua volta sostituito da un’articolista di Cosmopolitan. O da un autore di The Club.

Per conquistarmi, un uomo deve farmi sentire una principessa, coccolarmi, viziarmi, ma viziarmi di modi, farmi sentire la prima del mondo, occuparsi solo di me, che vuole solo me, importante, unica. Deve farmi sentire amata. Nella conquista mi affascinano i modi, non le cose o i gioielli…

Il tutto senza soluzione di continuità. Daniela, iniziamo a parlare di politica o no?

Il primo uomo politico che mi ha conquistato è stato Ignazio La Russa, ma prima avevo già conosciuto Paolo Cirino Pomicino. (…) Ignazio, invece, l´ho conosciuto nel 1995. (…) Poi di lì abbiamo cominciato a frequentarci, siamo diventati amici, e con quest´uomo brillante, capace, molto intelligente, ho cominciato ad appassionarmi di politica…

Appassionarsi di politica con La Russa? Allora ci si può anche interessare di musica con Drupi.

Daniela, prima che una politica, è una donna, che ha conosciuto l’amore e anche il dolore che c’è quando l’amore finisce. Il suo primo matrimonio con il chirurgo plastico che le ha rifatto il naso giunge ad un termine, come abbiamo visto, ma non senza che Daniela lo faccia diventare “il chirurgo più famoso d’Italia” (sic). E peccato per la presenza ossessiva del dottor Kildare oltreoceano, se no si poteva tentare lo sbarco in America…

Ho lavorato dodici anni della mia vita (…) per le pubbliche relazioni. Facevo il campionario, gestivo gli studi e le cliniche, tenevo la contabilità, incassavo i soldi ero una che gestiva la sua azienda, la nostra era una Spa. E c´ero e non c´ero, faceva la differenza. Lui non faceva niente di questo, operava e basta.

Un chirurgo che opera e basta? Incredibile. Come un politico che si occupa solo di politica. Ma Daniela Santasubito si rifà col suo nuovo uomo, Canio.

Canio mi ha detto: come mi piacerebbe avere un figlio da te. Figuriamoci, io avevo un marito che mi portava i libri sulle patologie neonatali e mi diceva: quali figli, ma tu sei pazza, e di colpo mi trovo un uomo che parla di continuità, che crede nella famiglia, nelle cose importanti, nei figli e tutto…

Ma esattamente come il matrimonio di Daniela Santanciak sembra un film, lo è anche il modo in cui ha lasciato il marito (sì, è un flashback nel flashback nel flashback…)

“Paolo, ti devo parlare”. “Adesso? Non vedi che sto studiando?”. “Adesso si, guarda che forse per te è meglio adesso”. “Che c´è?” “Tra noi è finita, mi sono innamorata di un altro, che vuole un figlio da me. Me ne vado”. “Ma che stai dicendo?”. “Non sono fesserie. Ti lascio” Ah, va bene. Però ti chiedo solo una cosa. Potresti, prima di andare via, organizzare la festa dell´undici di agosto in Sardegna?”

La logica biografia ci fa tornare indietro (ancora!) alle aspirazioni della diciassettenne Daniela, che, intervistata durante “Viva le donne” (sì, il programma con Amanda Lear), dice di voler fare il Ministro del Tesoro.

Allora, non è che volevo fare il ministro per diventare famosa, ma per fare una cosa in cui si diventa autorevoli, senza essere un numero, e dove si arriva solo se si ha una testa… Giulio Tremonti, ad esempio, per me era un genio…

Perfetto. Continuiamo così.

fine seconda parte

9 commenti

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9 risposte a “Daniela Santanchè: il dito medio del potere – seconda parte

  1. Tutto il mare di cazzate che scrive, o ha fatto scrivere, su se stessa erano perfettamente immaginabili.
    La definirei una persona trasparente.

    In tutto questo mi sorge un dubbio: gliel’avrà data a Ignazio?

  2. voglio espatriare in Uganda.

  3. Facciamo espatriare lei, in Uganda. Insieme alla combriccola di amici suoi.

  4. ti prego dimmi che non c’è una terza parte, non potrei sopportarla

  5. se qualcuno mi grida figlio di puttana, stronzo, rotto in culo, io gli faccio il dito.
    se tu reagisci ignorandolo o chiedendo ad uno a caso ‘perché?’ o ad un altro a caso ‘parliamone al bar, ti offro qualcosa’ o porgendo l’altra guancia, queste sono sfumature. qualche ceffone forse se lo becca più il figlio di un padre operaio comunista che il figlio di una madre che dice stronzo al figlio.
    ma anche queste sono forzature.
    non vedo perché ti affanni a dimostrare o processare un gesto in base poi ad autobiografie.
    tu che ami la parola scritta dovresti avere rispetto per quello che ciascuno di noi scrive di sé.
    ma tu sei uno di quelli, neolaureati bolognesizzati bombaroli virtuali, che sta lì a giudicare celine per quello che scrive di se stesso, o a pontificare sulla morale di busi dopo aver letto un suo romanzo.
    ma vergognati.
    io quando ho visto quel dito medio ho riso.
    come quando ho riso quando berlusconi si è beccato quelle pacchette in testa in parlamento europeo.
    continua pure così.

  6. marcomauro, c’è una sostanziale differenza tra te e la santanchè: lei ha una carica istituzionale, tu (credo) no. quindi tu puoi mandare a fare in culo, mostrare dita e schiaffeggiare chi ti pare (nei limiti consentiti dalla legge, non vorrei mai che pensassi che ti istigo ad un reato), la santanchè, così come ciampi e il sindaco di roccasecca, dovrebbero trattenersi in pubblico.
    poi, tanto per essere precisi: non è un’autobiografia, ma una “biografia” con dei virgolettati.
    io amo le parole, e proprio per questo ho preso in giro qualcosa che è scritto male da ogni punto di vista. secondo il mio parere, è ovvio.

    il resto delle cose che scrivi sono un misto pesante di deliri, stereotipi e sanissime cazzate.

  7. dovrebbero trattenersi in pubblico? ma mi stai dicendo che vuoi dettare una norma comportamentale anche nell’uso delle dita? delirio vero.
    sei mai andato ad un comizio politico? hai mai visto cosa succede in parlamento, come allo stadio, come nelle aule universitarie, come negli ospedali? ora, prendersela con i virgolettati di una santanchè (o di chi per lei) o con i congiuntivididipietro mi sembra tempo perso.
    poi se detesti tanto gli stereotipi ti consiglio di non farne uso, magari, come fai, per bollare sbrigativamente (e altezzosamente) qualcuno. tutto ciò per dirmi sinteticamente e con un banale giro di parole quel che mi avresti detto meglio con un divertente e simpatico ‘mavaffanculo’ (ampiamente gesticolato se fossimo a tu per tu).
    secondo te insomma un politico in pubblico dovrebbe trattenersi. bella questa.
    per me un ‘inebétito’ detto da di pietro è più umiliante di qualsiasi gestaccio.
    ma io, non come te, sono da questo punto di vista un tantino più di sinistra e non costringo i politici a non utilizzare le mani. nemmeno quando in parlamento fanno i pianisti, o quando a ballarò sbattono il pugno sul bracciolo della poltrona per sostenere con un gesto violento il loro sragionare truculento.
    sì dai. magari querela pure il politico che dice vaffanculo e così via. tanto poi c’è sempre lo studentello sbarbatello anarchico cannaiolo (guai mandarli affanculo sennò sei fascista) che è pronto ad imbrattare il primo muro (magari di casa tua) per disegnare un gran bel dito medio rivolto alla prossima sant.anké di turno.
    scrivi meglio quando racconti la vita dei tuoi vicini.

  8. @marcomauro: Non per fare il ghedini della situazione, ma mi pare, così a naso, che ciò che il dito medio di daniela rappresenti sia la grettitudine e l’idiozia della parlamentare santanchè.
    Un prodotto del cervello di Ignazio La Russa, notoriamente localizzato, nel particolare caso del capogruppo di AN alla camera, tra lo stomaco e l’orifizio anale.

    Dal mio punto di vista non è il gesto che scandalizza, soprattutto visto che si trattava di una reazione alle “argomentazioni” dei contestatori di piazza montecitorio, non certo molto “elevate”.

    Quello che scandalizza è che la santanchè, la stessa che comicamente viene delineata nella sua biografia autorizzata, sia l’On. Santanchè.
    Da un onorevole non mi aspetto che ogni volta che apra la bocca dica, pensandole e meno, le bestialità e le banalità che dice, bestialità e banalità molto più offensive di qualsiasi dito medio e di qualsiasi congiuntivo sbagliato.

    Non è l’unica? Non è la peggiore? Tanti fanno e sono peggio di lei?

    Embè?
    Come direbbe tonino: “che c’azzecca”?

    Per dire, ci sono tante persone che sparano cazzate peggiori delle tue, non per questo le tue smettono di essere tali.
    Capito?

  9. utente anonimo

    simak, innanzi tutto dovresti imparare che si dice ‘sono stato chiaro?’ e non ‘capito?’.
    quando imparerai l’educazione (che evidentemente ti manca del tutto) forse imparerai di conseguenza a ragionare con la tua testa e a cogliere le differnze capendo quali sono le cazzate e quali non lo sono.

    sennò tanto vale che ti becchi questo (…)

    (gestaccio che evito di descriverti)

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