Archivi del mese: luglio 2004

Referrers – Gente che cerca altro – 7

Dagli stessi produttori di Neighbours, in associazione con Google, Virgilio, Yahoo! e Shinystat
7. bon ton fischiettare

Continuava a guardare l’invito e non gli pareva vero. Il suo nome era stampato sulla busta e anche sul cartoncino all’interno. Era proprio lui che volevano. A cena dalla contessa Floris. Una delle donne più importanti del paese. “Del mondo, altro che.”
Era stato un anno magico, culminato con l’esibizione al Radio City Music Hall, solo un paio di settimane dopo la conclusione della tournèe italiana, davanti a cinquantamila persone, allo stadio Olimpico di Roma.
Poteva dire di essere il fischiatore più famoso del mondo. Riusciva ad eseguire di tutto, dalle sinfonie di Mahler ai pezzi dei Cannibal Corpse. Il pubblico batteva le mani, si alzava in piedi, lo invocava. Non fischiava, no, sarebbe stato un affronto.
Tra poco più di un’ora sarebbe stato in mezzo a chissà quali persone importanti, nella splendida residenza estiva della contessa. Sarebbe passata una macchina e l’avrebbe portato alla villa.
Era vestito come al concerto di New York, non se ne sarebbe accorto nessuno: gli stava bene quello smoking rosso. Non troppo fine, è vero, ma doveva distinguersi, in qualche modo. Ma aveva un dubbio: e se la contessa l’avesse invitato per prenderlo in giro? La sua musica era per il popolo, per la gente, mica per i nobili. Fu preso dal panico. Non doveva fare brutte figure. Ripassò tutto quello che sapeva sulle buone maniere a tavola. Si sentiva preparato per consumare alla perfezione una cena da dodici portate, e da dodici posate, anche. La cena sarebbe finita, avrebbero fatto due chiacchiere, o forse neanche quelle, poi se ne sarebbe andato. Si sarebbe congedato, cioè, si dice così.
E se gli avessero chiesto un’esibizione? Avrebbe fischiettato uno dei suoi cavalli di battaglia davanti a tutti? Il suo repertorio era pronto. Avrebbe eseguito il secondo movimento della sinfonia “Jupiter” di Mozart. Gli sembrava una scelta appropriata per quel pubblico.
E se fosse stato un tranello? Guardò l’orologio, c’era tempo. Doveva informarsi: si poteva fischiettare ad una cena? Internet. Un motore di ricerca. Guardò ancora l’orologio. C’era tempo. Si rilassò sulla sedia, attento a non spiegazzare la camicia con gli sbuffi.

Rimase a leggere un blog stupido. Nessuno gli suonò al citofono. Semplicemente, l’autista della contessa Floris, conosceva il bon-ton. Un quarto d’ora di attesa sotto casa del fenomeno da baraccone, come lo chiamava la contessa, era più che sufficiente. Evidentemente il grande fischiatore se la tirava, aveva pensato l’autista.
Il grande fischiatore, invece, quando si rese conto del tempo passato, imprecò ad altissima voce, infischiandosene delle buone maniere e di quello che potevano pensare i vicini. Puntualmente i vicini commentarono con un “Ma insomma!”, che risuonò nell’aria. Lui si vergognò, ma non gli venne da fischiettare per nascondere l’imbarazzo.

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Per grazia ricevuta – karaoke version

Capita venerdì scorso di essere in piazza Santo Stefano intorno all’ora dell’aperitivo. Un palco davanti alla chiesa, e sopra, a fare il soundcheck, i P.G.R. Sigla che starebbe per “Per grazia ricevuta”. Adesso però si chiamano P.G.G.G.R. “Però Giovanni, Giorgio, Gianni Resistono”. Il numero dei componenti di quelli che erano i C.S.I. diminuiscono, che manco in Dieci piccoli indiani, però il nome diventa più lungo. Misteri.
Non ho alcuna intenzione di vedere il concerto dei P.G.R., la sera di quel venerdì. Credo di essere stato già abbastanza fortunato a vederli a Montesole il 29 giugno 2001. Avevo appena dato un esame tremendo e pesantissimo, era andato bene. E la sera le stelle, il fresco e un concerto che ho sentito e risentito, ma che non riesco a staccare dal senso di pace e beatitudine interiore che stavo provando. Poi avevo sentito il disco in studio. Qualcosa di tremendo.
E dire che, ai tempi dell’uscita di Tabula Rasa Elettrificata, ho visto i C.S.I. dal vivo quattro volte in pochi mesi.
E dire che, ai tempi dei C.C.C.P., ascoltavo decisamente altro, tipo le sigle dei cartoni animati e True Blue di Madonna.
Non mi interessa più ciò che fa Giovanni Lindo Ferretti, perché non trovo più una briciola di ironia. Loro, tanto per fare un esempio, non si prendevano sul serio, anzi. Quando hanno iniziato a farlo, le cose sono andate male, e infatti hanno smesso di suonare insieme.

Insomma, sono lì che bevo una birra con C. e intanto ascolto quello che fanno sul palco. Abbozzi di taranta (orrore!), una ragazza che si dimena goffamente su un palo sullo sfondo: non so se faccia parte della coreografia, oppure se si tratti di uno sfogo personale suo.
Ci avviciniamo, curiosi. E inizia un pezzo che credo faccia parte del disco nuovo. Credo. Perché mi ritrovo a cantare il ritornello di “Fuochi nella notte”, e ci sta benissimo. Io canto “Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è” sulla musica, mentre Ferretti canta tutt’altro. Funziona.
Il sorriso che ho quando me ne vado dalla piazza, ciondolando la testa, è amaro, non ironico. A che servono i P.G.R., o come si chiamano, oggi? Non tutto ciò che deve accadere accade.

P.S. Questo blog, ultimamente, parla molto di musica. Ma presto ci saranno post sulle diete estive, sulle attività per gli anziani in città, su quando e come prendere il sole.
Ah, non c’entra nulla, ma è una cosa curiosa e divertente. È nato H.

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Il Pelù sullo stomaco – terza e ultima parte

E così siamo finalmente arrivati ai Litfiba. O meglio, al famoso gruppo Piero e i Litfiba. Il solito revisionismo storico, di cui ho già detto. Del resto anche McCartney, un uomo decisamente inferiore a Pierone dal punto di vista artistico, parlava del suo poco noto passato musicale con l’espressione Paul e i Beatles. Ma per un artista poliedrico come Pelù un gruppo solo non basta mai. Infatti…

Assieme a Ringo, Piero ha portato avanti un progetto musicale alternativo ai Litfiba, una band chiamata Tradimento (suo quarto nome di battaglia dopo Pierotten, Peter Punk e Sordido) nel quale Pelù cantava e suonava il basso e i chitarristi cambiavano in continuazione. Contemporaneamente ha studiato altre forme d’arte espressive: teatro (con Orazio Costa), mimo (Yves Le Breton) e maschere (Commedia dell’Arte e Maschere Neutre di Basilea). Per il gruppo sperimentale teatrale Krypton nacque la colonna sonora dello spettacolo post-moderno “Eneide” del 1983. Di quel periodo è anche una cover di “Yassassin” di David Bowie.
Dunque. Ognuno di noi ha dei soprannomi. Io, per esempio, ne ho quasi una decina, un giorno ne scriverò (argomento imprescindibile). Ma il nostro ne ha di terribili. Il suo nome parziale potrebbe essere Sordido Tradimento. Già, ma dimenticavo l’ironia che contraddistingue PierNomen (omen?). E non si accontenta della musica, ma perché farlo, quando ci sono tante arti da violentare. Orazio Costa, maestro di mimo, è solo parzialmente colpevole dell’esuberanza mossettistica che Pierre Marceau sfodera sul palco. Già che c’è, poi, si mette a musicare l’Eneide e coverizza Bowie. Viene fermato poco prima di mettere in musica Guernica di Picasso.

PierCar

Nel 1985 arrivò finalmente il primo album di canzoni di Piero & Litfiba: “Desaparecido” vendette la bellezza di cinquemila copie, un risultato strabiliante per il circuito underground, infiammando d’entusiasmo la critica. Era il primo album della trilogia dedicata alle vittime del potere, di qualsiasi forma di potere: dopo la parentesi di “Transea” (con una cover che ritrae Pelù come un icona del dark coperto di rosari e croci), la trilogia si è completata con “17 RE” (1986) e “Litfiba 3” (1988), anticipato nel 1987 dal live “Aprite i vostri occhi”. Fra tutti i dischi pubblicati da Piero & Litfiba negli Anni 80, “17 RE” era, e rimane ancora oggi, quello preferito di Pelù, che nel frattempo aveva assunto un nuovo nome di battaglia: Piotre degli Urali, in omaggio alla cultura tzigana, una passione ancora oggi fortissima. “L’unico aspetto che non condivido di questa cultura è che raramente i figli dei Rom vengono mandati a scuola, si preferisce farli elemosinare o peggio”.
Quindi Piero e i Litfiba finalmente pubblicano il loro primo disco. Stranamente, nelle copie del disco che abbiamo oggi, scompare la scritta “Piero e”, essendo solo “Litfiba” visibile. Cose strane. Nel frattempo Piero assume un altro soprannome, rifacendosi alla cultura Rom. Spera in questo modo di non subire furti. Ma i Rom lo conoscono con il soprannome di Peter Sordido Punk Tradimento, e gli rubano continuamente l’autoradio dalla Ritmo. Neanche un adesivo applicato al lunotto con scritto sopra “Io sarei Piero Pelù, che in lingua inca vuol dire Piero Fiume, bella storia, ma mi piace molto la cultura Rom, quindi mi chiamo anche Piotre degli Urali. Attenzione: cantante punk-underground a bordo”, serve a niente. L’unica cosa che non gli rubano è il lunotto.

Nel 1988, “Tex” (un brano dell’album “Litfiba 3”) metteva in musica il rispetto per i pellerossa, forte in Piero fin dai tempi delle scuole medie, quando lesse “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee”, un libro illuminante sulle bugie che il governo di Washington raccontava ai nativi americani prima di farli marcire nelle loro “riserve”. Undici anni più tardi, nell’estate del 1999, Piero Pelù ha avuto l’onore di conoscere personalmente un capo tribù dei Lakota: “Si chiama Dwainn. È un uomo solare, sereno e profondo che, quando fu ricevuto in udienza in Vaticano, salutò il Papa dicendo: noi vi perdoniamo per tutto il male che avete fatto colonizzandoci”.
Pochi sanno che in quel periodo i Litfiba, anzi, Piero e i Litfiba, anzi, Piero e basta, aveva in mente un’altra canzone-omaggio, un manifesto politico a favore di un’altra minoranza bistrattata. Fu solo il provvido intervento della nonna Tina a fermarlo, quando gli disse che i Puffi, in realtà, non esistevano veramente. Piero, prendi esempio dal capo Dwainn. Chiedi scusa.

Fra le tante esibizioni live che seguirono “Litfiba 3”, uscito a maggio del 1988, fu memorabile “S.O.S. Racism” a Parigi con Bruce Springsteen, Ziggy Marley e 200 mila spettatori. È dell’88, anche la collaborazione di Pelù con Teresa De Sio in una lunga suite intitolata “La storia vera di Lupita Mendera” che faceva parte di “Cinderella Suite”, l’album prodotto da Brian Eno e Peter Brooks. Datata 1988 è pure la sua prima canzone scritta per altri musicisti: “Sogni d’oro” per l’album “Senza rumore” dei Moda. L’anno successivo fu scritturato per l’opera “Giovanni Sebastiano” di Gino Negri, al teatro comunale di Firenze con Armando Testa come protagonista. L’album dal vivo “Pirata”, pubblicato nel novembre del 1989, segnò la fine dei vecchi Litfiba e l’inizio del periodo più rock.
Il maggio 1988, probabilmente, segna una data fondamentale per lui e quel gruppo là. Infatti, nonostante i duecentomila spettatori, Piero e i Litfiba riescono a vedere benissimo il concerto di Springsteen e di Ziggy Marley. E poi: ho un desiderio fortissimo: vedere che cosa ha fatto Piero in un’opera lirica. A parte vocalizzare a caso, si intende. Fatemi sapere. E tenetevi forte, siamo quasi alla fine.

Con l’amico fotografo Alex Majoli ha realizzato, sempre nel ’93, il libretto delle novantanovefoto di “Colpo di coda” e nel ’95 la videostoria di novanta minuti allegata al cd live “Lacio Drom” (“buon viaggio” in lingua Rom). Nello stesso anno Pelù ha partecipato con altri artisti allo spot per la prevenzione dell’Aids promosso dal Ministero della Sanità. Piero ha anche ideato il cuore rosso con le corna: il CORNUCUORE, simbolo della convivenza fra gli opposti.
L’autoironia di Piero non ha limiti. “Lacio Drom”, infatti, è la scritta che gli era stata lasciata dai ladri su ciò che era rimasto della sua Ritmo. Ma questi problemi materiali non fermano il cantante pop, rock, punk, lirico, nonché mimo, attore e fotografo, Piero “Bella Storia” Pelua. Ispirandosi direttamente ad uno dei suoi soprannomi, infatti, il nostro sintetizza in maniera raffinata il tradimento amoroso. Ma non è solo art director, il caro Pelù, è anche un brillante copywriter. Ecco quindi la nascita di Cornucuore, nome scelto dopo avere scartato altre soluzioni come “CuoreAmore”, “Muccuore”, “Cuornuto”. Il concetto della convivenza fra gli opposti viene quindi sintetizzata brillantemente, dopo essere già stata manifestata dalla convivenza tra Piero e la musica.

Dal 1997 Piero Pelù si è fatto carico dei problemi della Sierra Leone, il paese del west Africa più povero del mondo (dati ufficiali ONU): “È il tipico esempio di paese sfruttato dal colonialismo occidentale, visto che le infinite risorse del sottosuolo arricchiscono soltanto le multinazionali europee e americane”. La guerra civile liberiana è sconfinata in Sierra Leone e migliaia di bambini vengono mutilati orrendamente: per aiutarli non serve cibo, ma protesi. Così Pelù ha avviato il Progetto Sierra Leone per costruire gli ospedali necessari assieme ai missionari del Murialdo e ad Emergency.
Capito, amici? Piero si informa, prima di aiutare. Non è che aiuta un paese povero a caso, aiuta il più povero, così nessuno può lamentarsi. E poi, guarda caso, è un paese sfruttato dall’occidente. Per non provocare traumi dialettici, a Piero viene detto che la Sierra Leone non è nell’Africa occidentale, ma nel west Africa, facendo biecamente leva sulla passione per il Far West, ma stando attenti a non parlare di cowboy cattivi, se no il capo Lakota si incazza, giustamente.
Laggiù in Sierra Leone sperano fortemente di non salire la classifica dei paesi poveri: solo l’ultimo posto gli garantisce gli aiuti di Piemergency.

Negli Anni 90 Piero & Litfiba pubblicarono i dischi che compongono la “tetralogia degli elementi”: “El Diablo” 1991 (il fuoco), “Terremoto” 1993 (la terra), “Spirito” 1995 (l’aria) e “Mondi sommersi” 1997 (l’acqua). Il quinto elemento (il tempo) fu anche quello decisivo nella storia di Piero con i Litfiba: “Infinito” uscì nel gennaio 1999, ma già da sei mesi le divergenze fra Pelù e alcuni membri del progetto Litfiba erano diventate insanabili nonostante il successo di pubblico in ascesa che gli fece vendere quasi 5 milioni di copie negli anni ’90. A dare nuovo entusiasmo a Piero in crisi fu anche la band: Daniele “Barni” Bagni (basso),Frank Caforio (batteria) e Roberto Terzani (tastiere) lasciarono i Litfiba per seguirlo nella sua avventura solista. Ai tre musicisti si è aggiunto subito il chitarrista Cristiano Maramotti, formando il gruppo chiamato SUPERCOMBO.
Qui il biografo ci delizia con arguzie logiche da brivido. Non credo che ci sia da commentare nulla, a parte il fatto che un gruppo diventi, nel giro di qualche riga e qualche anno, un progetto. Piero lascia il gruppo, ma tanto che gliene importa? Piero è un artista modesto, ha fatto la gavetta e la fame, è stato per ben un mese a Parigi, ha suonato nelle cantine. Piero può ricominciare dal nulla, sottotono. Ovviamente con i SUPERCOMBO.

Il 21 aprile 2000 è uscito il suo primo album da solista: “Né buoni né cattivi”, che ha debuttato dal vivo nella festosa cornice dell’Heineken Jammin’ Festival 2000 di Imola con Pelù nel prestigioso ruolo di headliner principale. Nel lungo tour successivo, più di cinquanta concerti, Piero ha condiviso il palco con trampolieri, mangiafuoco e giocolieri, allargando il Circo Pelù alle arti di strada. Altra esibizione memorabile è stata quella del 2001 al Concerto del Primo Maggio di Roma, davanti a una folla di oltre 800 mila persone.
Headliner principale? Chissà come se la sono presa gli Eurythmics, i Rage Against the Machine, e quei ragazzi tranquilli che volano sempre basso, gli Oasis, tutti presenti a quell’edizione? Ma Piero non scorda il passato e il suo mese a Parigi. Lancia baguette sul pubblico, durante il Circo Pelù, va in giro per le stanze dell’albergo, svegliando gli altri ospiti, fa feste punk autodistruttive, nel senso che distrugge da solo la sua stanza. Poi, forse, limona al chiaro di luna.

L’11 ottobre 2002 esce l’album “U.D.S. L’Uomo Della Strada” (Teg – Wea Records), capitolo secondo della “trilogia dei sopravvissuti”. Piero Pelù è autore, arrangiatore e produttore artistico del disco, registrato presso le Officine Sonore O-Zone di Firenze. Il cast artistico di “U.D.S. L’Uomo Della Strada” è imponente: la cantante indonesiana Anggun duetta con Piero nel brano “Amore immaginato”; fra i musicisti, assieme all’inseparabile SUPERCOMBO (Caforio, Bagni, Maramotti), troviamo Robbi Terzani, Francesco Magnelli e Boosta dei Subsonica (tastiere), Vinnie Colaiuta (batteria), Roy Paci (tromba) e Paolino “Ramingo” Baglioni (percussioni e cori).
“Imponente”, “supercombo”, “Boosta”. Parole che vorremmo leggere meno di quanto facciamo. Da notare il soprannome del percussionista: l’ha scelto lui stesso, perché, fosse stato per Piero, avrebbe chiamato il suo musicista qualcosa come “er puzzone”, o “minchietta”. Purtroppo Pelù scrive anche i testi del disco. Roba come: “Mai Nana nanna nanna… / Ricorda abbiamo la stessa natura / E abbiamo lo stesso futuro… / Ricorda abbiamo la stessa natura / E abbiamo lo stesso futuro… / ONE NATURE ONE FUTURE / ONE NATURE ONE FUTURE…” (da Stesso futuro).

L’album [Soggetti Smarriti, n. d. R.] sarà anticipato dalla diffusione del primo singolo, “Prendimi così”, in tutte le radio dal 9 aprile. Con uno sguardo più verso il suo mondo interiore ed i rapporti interpersonali, nella realizzazione di “SOGGETTI SMARRITI” Piero ha ritrovato il Pelù che tutti conoscono, quello grintoso e dolce al tempo stesso, che unisce con naturalezza potenza rock e melodie. L’album affonda le sue radici anche nella storia dei Litfiba, tanto che Piero ha inserito in “SOGGETTI SMARRITI” una canzone tratta da “17 RE”, l’epico disco del marchio Litfiba, totalmente ri-arrangiata. “SOGGETTI SMARRITI” è il risultato di tre ingredienti che danno l’idea del lavoro creato e sviluppato da Pelù: la sua voce, sferzanti melodie e grandi chitarre.
Piero finalmente ha ritrovato Pelù. Ha cacciato Pierotten, Peter Punk, Sordido, Tradimento e anche Piotre degli Urali. Ha ritrovato l’adolescente che era in lui, quello che distruggeva le case degli altri a colpi di vomito, quello che stava in cantina perché era underground, quello che appena si chiudeva in camera con una tipa gli piombava addosso la nonna. Il Piero punk e romantico, quello delle sferzanti melodie, delle grandi chitarre e dei mediani di spinta, delle mezze stagioni che non ci sono più, quello dei migliori, che sono sempre loro che se ne vanno. Il Piero-fiume, insomma.

Bella storia, Piero. Continua così. Te lo auguro dal profondo del Cornucuore.

fine

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Il Pelù sullo stomaco – seconda parte

Siete sul filo, eh? Che sarà successo al nostro Piero, dopo gli artistici natali, il periodo di vacanza studio a Parigi, le prime letture, la scoperta (e la ricopertura) dell’ironia?

In seconda media ha cominciato a radunare idee e spunti per fare musica: Jannacci, Bennato, i Black Sabbath di Tommy Iommi e Ozzy Ousbourne… Fino a Ennio Morricone. E i Beatles: “Il primo disco che ho comprato personalmente è stato ‘Revolver’. Mi piaceva ‘Eleanor Rigby’, così l’ho incisa su un piccolo registratore casalingo, senza conoscere le parole né capirne il senso. È stata la mia prima registrazione in assoluto: solo voce, perché non sapevo gli accordi”. Ha preso lezioni di chitarra classica, ma si è stufato alla terza lezione: cercava l’hard rock di Tommy Iommi, ma trovò solo estenuanti lezioni di solfeggio.

Si vede da subito come la voglia di vocalizzare di Pieruoa si trasporti anche su altri musicisti. Come non ricordare il vuocalist dei Blueack Sueabbath Ozziuauay Ousbourne? Per non parlare del cugino di Toni, Tommy Iommi. Mi immagino il piccolo Pierino che canta “Shuauauaon shauauauaon”, con le musiche di Ennio a fargli da compagnia… Ovviamente anche il nostro parla dei Beatles. Oh, ma che ci sia mai nessuno che come primo disco ha comprato Afrik Simon. No. Tutti i Beatles. I Bluvertigo, probabilmente, Stockahusen. E poi: notate come è furbo Piero Peloo. Già ci dice che esiste, da qualche parte in una cantina di Firenze, un home tape in cui si sente un bimbo cantare: “Eleuanoar Rigbyiea, picks uauap the riauiace in a chuarch…”. Siamo già pronti per il disco di inediti?
Una piccola nota per il primo maestro di musica di Pelùa. Coraggio, tu ce l’hai messa tutta. Non è stata colpa tua, dai.

Al liceo scoppiò l’amore per i Genesis di Peter Gabriel e per gli scantinati, perfetta espressione del suo animo underground: in quello sotto casa ha fondato la sua prima band, i Mugnions.

E già, l’animo underground è uguale a passione per gli scantinati. Ma, volendo, anche per le tombe, i rifugi antiatomici. Peccato che a Firenze non ci sia la metropolitana, eh, Pierground? Certo che però negli scantinati è custodito il vino. Ah, non mi dire che il nome “Mugnions” ti è venuto da sobrio. Lo spirito underground, è a causa di quello?

I Mugnions non miravano al successo: “Io suonavo per trovare uno sfogo alla mia inquietudine, al disagio, alla certezza di non appartenere a nulla di quel che mi circondava ma solo alla musica!”.. Il punk gli ha riservato anche qualche delusione, come un vecchio live di Patti Smith a Firenze: “Uno strazio: lei e i suoi deliri mistici. Aspettavo quel concerto da un anno, avevo comprato il biglietto sei mesi prima, sono tornato a casa dopo mezz’ora”.

Allora, prendiamo nota. Sfogo, c’è. Disagio, c’è. Certezza negata, c’è. Non appartenenza a X, c’è. Perfetto, sei punk. Patti Smith, invece, non lo è mai stata. Forse Piero ha sbagliato a comprare il biglietto, pensava che Patti Smith avesse a che fare con gli Smiths? O forse ha letto male, perché immerso nel buio del suo underground interiore ed esteriore (cioè nella cantina di casa sua), un articolo che la riguardava? I deliri mistici, uno strazio. Sono d’accordo, Piero. Uno strazio tipo questo: “Spirito libero / sto contento quando mi parli dentro / Libero Spirito / sto contento quando mi balli dentro / Sei la scintilla che scatena l’intensità / fratello libero sei il Genio della lampada / cambia la rabbia dal mio corpo quando ci sei / e ogni problema è un labirinto fantastico / Vaea vae vaea vae oh oh Spirito” (da “Spirito”.)

Il primo concerto dei Mugnions, l’8 marzo 1980, attirò solo pochi compagni di scuola; al secondo, il primo maggio, c’era una “folla” di trecento curiosi. Un amico del padre del bassista li fece partecipare al festival Versilia Rock ’80 con Gianna Nannini e gli Skiantos. “Fu un’esibizione imbarazzante”. Decisero di dedicare più tempo alle prove nello scantinato, ma questo provocò la rivolta di tutti i condomini. I Mugnions chiusero la loro breve e poco gloriosa carriera il 19 ottobre del 1980, con il proprietario del locale dove si erano appena esibiti che si rifiutò di pagarli perché gli spettatori erano troppo pochi.

I Mugnions: tre concerti, poco pubblico, condivisione del palco con grandi nomi, dedizione e prove, rivolta popolare contraria, meno di un anno di presenza nel mondo musicale, chiusura saldo in rosso. Mi piacciono, i Mugnions.

L’avventura Litfiba iniziò così: il tastierista Antonio Aiazzi suonava in un gruppo a cui mancava il cantante. Piero lo conosceva, ma sperava che si fosse dimenticato di lui perché… “Nel 1979 ero andato a una sua festa punk e gli avevo distrutto la casa. Ripensando a quell’episodio, ridiamo ancora”. L’incontro avvenne nella storica cantina di via Bardi 32, a Ponte Vecchio: oltre ad Aiazzi c’erano il batterista Francesco Calamai, il bassista Gianni Maroccolo e il chitarrista Ghigo Renzulli. “L’atmosfera era bellissima. Tutti mi accolsero bene, perfino Aiazzi”.

E figuriamoci se Pierompe non aveva l’episodio punk per antonomasia alle spalle. Avrà sicuramente distrutto la casa mentre lo stereo mandava a palla i Sex Pistols e Pierconato distruggeva tutto a getti di vomito, stando a terra. È abbastanza punk underground, questo?

I Litfiba hanno esordito dal vivo l’8 dicembre 1980, il giorno in cui moriva John Lennon. Piero si dimostrò subito un animale da palcoscenico e improvvisando, si lanciò più volte sul pubblico come aveva visto fare a Iggy Pop: “La gente sotto palco, impreparata, per due volte si prese il mio corpo in faccia. La terza si aprì come le acque davanti a Mosé e io rischiai la vita”.

Intanto bisognerebbe portare rispetto, e non legare due eventi abbastanza distanti con la data comune. Ma ormai ciò che è stato è stato. E poi, insomma, voi fortunelli che eravate tra il pubblico al primo concerto dei Litfiba, aprirvi più velocemente, no, eh? E come facevate ad essere impreparati ad un evento del genere? Ma da dove venite, dalle caverne? No, non intese come underground.

Firenze stava diventando la capitale del nuovo rock italiano, ma Piero non avvertiva questo fermento: la sera di Natale partì per Londra, dove sognava di vivere gli aspetti più creativi ma anche distruttivi del punk. Il risveglio fu traumatico: “I punk che incontravo nei locali erano sempre meno, tutti leccatini da salotto”. Una sera al Marquee decise di comportarsi da punk nel tempio del punk, tagliuzzandosi ovunque sempre in omaggio all’icona Iggy Pop: furono proprio i venti punk presenti a denunciarlo e a farlo sbattere fuori dal locale.” Rientrò a Firenze più confuso di quando era partito.

Grande Piero. Sempre sulla notizia, eh? Intorno a lui il fermento, ma Peloo che fa? Se ne va a Londra, fondamentalmente, per ascoltare la musica (aspetto creativo del punk) e per strafarsi come un cammello (l’altro aspetto distruttivo del punk, oltre il devastare casa di Aiazzi). Siccome nessuno lo caga, che fa? Va al Marquee e si taglia le braccia. Alcuni dei presenti lo imitano e si martellano le palle, allo sfinimento. Evviva i venti punk giustizialisti, evviva.

Tutti erano all’oscuro che Piero intendeva trasferirsi a Londra per sempre, così non fecero caso al suo fallimento e l’avventura con i Litfiba continuò senza traumi o spiegazioni. Riprese gli studi: un anno di Giurisprudenza e uno di Scienze politiche. Abbandonata l’università, rifiutò anche l’uniforme: “Ero e sono pacifista convinto: ho svolto il servizio sociale all’Arci di Firenze nel biennio 1984/1985 un’esperienza ricca di forti cariche umane”. Nel 1982, Piero & Litfiba vinsero il secondo Festival Rock di Bologna e incisero il loro primo singolo con front cover di Irvin Penn. Le canzoni erano “Luna” e “La preda”, il cui testo venne frainteso. Sempre nell’82, uscì l’ep “Guerra”: il master costò un milione e centomila lire, un vero capitale per le finanze della band.

Insomma, del fatto che Pierwow se ne fosse andato a Londra e che fosse tornato con un biglietto che diceva “persona non gradita alla Regina”, non gliene può importare nulla a nessuno. Quindi il nostro si rimette la giacchetta e prova ad andare all’università. “Prova” nel vero senso del termine, come se fosse una degustazione. Un anno qua, un anno là. Poi il solito servizio a cazzeggio all’ARCI, in cui avrà sicuramente trombato come un ossesso (l'”esperienza ricca di forti cariche umane”). Fino all’inizio del successo, ahimè nella mia città adottiva. Notate come non sono i Litfiba a vincere il festival, ma Piero e i Litfiba: ottima prova di revisionismo storico. Ma il successo porta subito all’esborso economico e alle incomprensioni. In effetti il testo in questione è veramente ambiguo. Ma i grandi artisti non sono mai capiti, Piero. O per raffinato cripticismo, o per sovrabbondanza di vocali.

fine seconda parte

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Il Pelù sullo stomaco – prima parte

Quel simpaticone di Piero Pelù è tra gli artisti firmatari della petizione contro il file sharing. Sono andato a vedere il suo sito, stanco di prenderlo in giro senza sapere molto della vita di questo artista. È ora di finirla di scherzarlo per come canta, anzi, peroa comea canta-a. C’è ben altro materiale. Sentite qua cosa recita la sua biografia.

Venuto al mondo alle sei e mezzo del mattino, in un gelido 10 febbraio 1962, Piero è Acquario ascendente Acquario: segno d’aria totale, intuizioni e idee a getto continuo.

Come il protagonista di Memento...

Intuizioni e idee, ma mica una ogni tanto. No, sempre. Roba come “e allora basta Risiko / molla quei blocchi, / sgonfia il fisico / e apri i tuoi occhi” (da “UDS Uomo della Strada”).

L’etimo del cognome Pelù è sconosciuto, questo gli consente d’ipotizzare origini sarde. Piero non ha mai consultato gli esperti di araldica: “Nella lingua degli Incas il mio cognome significa ‘fiume’. Bella storia: mi piace sapere che sono un fiume”.

Potrebbe fare comunella, che ne so, con altri musicisti come lui: per esempio, lo saprà che Stevie Wonder è una meraviglia e che Sting è pungente? Bella storia, eh? Per non parlare del valore di uno dei co-firmatari dell’appello contro il P2P: er Piotta.

Ribelle in famiglia, nel suo periodo punk aveva adottato i nomi di battaglia Pierotten, anche in onore di Johnny Rotten, e Peter Punk. Suonava con i Mugnions e viveva il punk come una fede.

Anche in onore di Johnny Rotten, certo. Soprattutto in onore delle palle dei suoi genitori, che gli hanno dato natali astrologicamente artistici, come abbiamo visto. Come si è ribellato il nostro Pierpacchen? Vediamo.

Ribelle

Nel 1979 ha vissuto un mese a Parigi: giorno e notte al Beabourg assieme a punk, saltimbanchi e artisti di strada.

Una gita a Parigi, insomma, città in cui immagino che il suo nome d’arte fosse Pierrot. E poi: i saltimbanchi! Gli artisti di strada! Pensare che se questi personaggi incontrati a Parigi avessero avuto più influenza su di lui, a quest’ora starebbe in qualche piazza a giocare con le pallette e non avrebbe inciso versi come “ebenebenebenebeneaaa e malemalemalemaleuaaaa”.

Nonna Tina, scomparsa a 102 anni, vigilava sull’integrità morale di Piero, piombando nella sua stanza quando si appartava con qualche amichetta e criticando ferocemente la frequentazione di Ponte Vecchio e del Banana Moon, fino agli Anni 80 punto di ritrovi del mondo alternativo hippy.

Per fortuna la nonna Tina se n’è andata, se no sarebbe deflagrata, a quest’ora. E per fortuna non ha mai toccato l’integrità artistica del nipote. Come avrebbe reagito a frasi spinte e piene di doppi sensi come: “Prendimi cosi’ con tutti i miei colori / se vuoi tranquillizzati / la spada è sempre qui nel cuore” (da “Prendimi così”)? E poi scusate: mondo alternativo hippy negli anni ’80? Ma che succedeva a Firenze in quel periodo?

L’eroina è stata, per molte generazioni, il nostro Vietnam. E siamo tornati a casa con le ossa rotte. Se serve a qualcosa, ribadisco il mio rifiuto assoluto alle droghe pesanti: state lontani almeno dalle polveri (smog compreso!). Se una pera, come si dice in ‘Trainspotting’, equivale a fare l’amore moltiplicato per cento, io preferisco moltiplicare per cento le volte che faccio l’amore.

Intanto sono contento che anche noi provincialotti possiamo vantarci di avere avuto il nostro Vietnam. Ma notate che anche se l’argomento è drammatico, Piero fa anche le battute, fa. Frizzi e lazzi a getto continuo. Sfiora appena il tema droga, mischiando ecologismo e subdoli richiami alle sostanze sintetiche (che sono in forma di pasticca, il più delle volte). E poi lancia un bel messaggio di amore universale. Ma allora sei proprio hippy, Pieroa. Quindi decisamente anni ’80.

“L’ironia non è sempre evidente nelle mie canzoni, ma è sempre esistita. Affacciandomi all’universo musicale, alla fine degli Anni 70, ho cercato di unire il punk e le mie esperienze personali con l’ironia di Jannacci e di Edoardo Bennato. In Bennato, il faro di un certo periodo storico, la ribellione era diluita nell’ironia e nel sarcasmo; nel punk avveniva il contrario; nella mia vita, in quegli anni, c’era solo ribellione”.

Ce ne siamo accorti dell’ironia, Piero. Come interpretare altrimenti testi come questo? E le invenzioni linguistiche contenute in “Perfetto Difettoso”? Jannacci sarebbe orgoglioso di te. Lo so che non è morto, ma è meglio che non sappia. Per sicurezza.

Anche i libri lo appassionavano. E fra i primi che ha letto, ricorda con amore ‘Le tigri di Mompracem’ di Salgari (“Da quei disegni ho ereditato la passione per i coltelli e le lame”).

Ispirazione dai disegni. Edizione illustrata, immagino. Molto illustrata. Penso a cosa sarebbe successo se avesse letto L’isola del tesoro, o meglio, se ne avesse guardato le illustrazioni. A quest’ora Pierokan sarebbe stato da qualche parte nell’oceano a cercare scrigni nascosti invece di mulinare le mani e di mostrarci il petto villoso.
No, mi sono dimenticato di Pirata. L’ha letto, quindi, il libro di Stevenson. Mamme, attente a quello che fate leggere ai vostri bimbi, che poi si rischia di pagare tutti per i vostri errori.

La sua lettura preferita era l’Atlante: passava ore piacevoli a guardare città, nazioni, continenti. “Ho voluto suonare in una band anche perché era un modo per girare il mondo e fare incontri fantastici. I primi soldi guadagnati con la musica, li ho subito investiti in viaggi”.

L’Atlante. Molte figure rispetto alle parole a differenza, che so, dell’elenco telefonico: coerente nelle letture, Pieratlas. Comunque si può viaggiare anche facendo la hostess. Certo, non sarebbe stato immediato, per Piero, fare l’assistente di volo. Anche il musicista, però…

fine prima parte

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Càpita

Mi capita, a volte, di mandare degli scritti in giro.
Mi capita spesso che questi scritti non vengano considerati.
A volte capita che vengano pubblicati.

Ma spero che ciò che mi è accaduto ieri capiti una tantum.
Tempo fa mando delle mie poesie ad una rivista letteraria, o sedicente tale. Non ricevo alcuna risposta, fino a che, qualche giorno fa, trovo una mail intitolata: “E’ uscito il primo numero di Rivista”. Il testo della mail è formattato malissimo: al posto di ogni accento e ogni apostrofo, un punto interrogativo. “Curioso”, pensai. “Simbolico”, penso ora. Ma andiamo con ordine. Leggo il testo della mail e trovo il mio nome tra gli autori pubblicati. “Però almeno una mail personale per avvisarmi…” In fondo alla selva di “?” ci sono le indicazioni per avere la rivista. “Manco gratis?”, mi chiedo. Costa cinque euro a copia. Scrivo per chiedergli come mandare i soldi e se ci sono spese di spedizione. La risposta è breve e concisa, come un comunicato dell’Anonima Sarda.
Nessuna spesa di spedizione. Appena arriva l’ordine spediamo. Nascondi il dinero (sic) e scrivi il motivo della spedizione.
E poi una firma, con il solo cognome di uno dei redattori della rivista.
Metto i cinque euro in una busta e aspetto.
La rivista arriva ieri. Ha un’impaginazione, una carta e una qualità di stampa pessima. Ma passino, queste cose. Hanno pubblicato due poesie tra quelle che più mi piacciono, ma:
– di una hanno tagliato l’epigrafe, senza ovviamente chiedermi niente né avvisandomi;
– dell’altra hanno stampato l’ultimo verso nella pagina successiva;
– hanno sbagliato a scrivere il mio cognome.

Mi capita, a volte, di incazzarmi come una bestia.

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Se ventiquattro ore vi sembran poche (Bigger than fiction)

Dopo avere passato la notte di venerdì a chiacchierare, siamo arrivati in piazza Santo Stefano, all’alba. Se non ci fosse stato nessuno, non l’avrei mai scritto. Ma ci riportava ad un meraviglioso stato di realtà la presenza metallico-plasticosa delle sedie e del palco in mezzo alla piazza, controllata dalla presenza sonnacchiosa della guardia giurata di SecurBologna, in macchina, che forse leggeva, o giocava a Snake sul cellulare, chissà.
Abbiamo fatto colazione alle sette in piazza Maggiore. “Guarda chi c’è”, mi dice. Ad un tavolino, da solo, Guazzaloca. Mi è venuto subito in mente questo. Facciamo qualcosa, regaliamogli un cane, l’abbonamento a Sky, una Playstation.
Non ho dormito, sono andato direttamente ad aiutare P. a fare il trasloco. Portare senza alcun aiuto una lavatrice giù per tre piani è faticoso, soprattutto se hai appena portato un divano e stai per portare un letto: ma non ho sentito fatica.

È stato un fine settimana lunghissimo. Dormire ha avuto senso solo quando non c’erano più le forze per svolazzare, dopo quaranta ore di meravigliosa veglia.

P.S. Chiedo ufficialmente scusa a tutti i blogger presenti al concerto dei !!!: non vi ho praticamente considerati, ma so che voi, donne e uomini sensibili e sentimentali, capirete. Da domani si ricomincia con le cazzate. Davvero, è difficile scrivere al computer mentre si fluttua a mezzo metro d’altezza.

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