Archivi del mese: giugno 2004

Referrers – Gente che cerca altro – 6

Dagli stessi produttori di Neighbours, in associazione con Google, Virgilio, Yahoo! e Shinystat
6. sito setta molto satanica 666 metal

“C’è bisogno di qualcosa di più”, pensava Mirco. “Mirco, con la c, mi hanno chiamato quegli stronzi”, pensava Mirco con la c in un naturale impulso di ribellione adolescenziale verso i suoi genitori. “Manco con la k, che fa fico. Con la c. Se lo venissero a sapere gli altri del gruppo”. Il gruppo, i Satan’s Adepts, era il gruppo black metal di Taràno di Sotto. Anzi, a ben vedere era il gruppo di Taràno di Sotto. L’unico esistente. Concerti all’attivo: uno, alla festa di Giovanni, il cantante, per i suoi diciassette anni. Dopo i primi due pezzi, “Satan is the Lord” e “Evil is the Reason”, la vicina di casa, signora Tebaldi, aveva telefonato per chiedere di abbassare lo stereo. Nessuno aveva avuto il coraggio di rivelarle che quello che l’aveva disturbata era il potente e satanico suono del primo concerto dei Satan’s Adepts, da Taràno di Sotto. Che quello che cantava in maniera così splendidamente gutturale da non riuscire a parlare poi per almeno due ore dopo la fine del concerto era Giovanni, che lei aveva visto nascere. O meglio, era Skull, il cantante dei Satan’s Adepts. E che la batteria con doppia cassa era suonata da Riccardo, sì, il figlio del postino, che si faceva chiamare Bloody Rick, però. Eccetera. Avevano smesso di suonare e basta. Mirco aveva poggiato il basso all’amplificatore, imprecando contro la signora Tebaldi.
Ma i Satan’s Adepts non decollavano. Ovvio, diceva Roberto, il chitarrista (l’unico che non aveva soprannomi: ma del resto era l’intellettuale del gruppo). Bisognava ispirarsi a qualcun altro. Ma a chi?
“Cerca un po’ su internet”, aveva suggerito Giovanni. Roberto si era limitato ad annuire, e aveva acceso una sigaretta. Aveva diciotto anni ed era l’unico che fumava. Anche gli altri avevano provato, ma senza successo. Solo Skull non aveva neanche provato. “Per la voce”, si giustificava.
“‘Setta satanica’ non basta”, pensava Mirco con la c.
Riaprì Internet explorer. La pagina iniziale era quella dei Deicide. Andò su Google e pensò alle parole da mettere. “‘Sito’, sicuramente. Poi ‘setta’. Satanica. Metal, metti che troviamo anche un’altra ispirazione musicale”.
Niente.
“Molto satanica, metti che trovi solo dei pagliacci. E aggiungiamoci anche il sei sei sei”, pensò Mirco.
Sentì una voce. Sua madre lo chiamava per la cena. Guardò una pagina internet tra i risultati del motore di ricerca.
Il giorno dopo anche i Satan’s Adepts avevano un blog. Roberto approvò la scelta, fumando l’ennesima paglia.

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Palinsesto estivo (Attenzione: chiamare questo post autoreferenziale è un eufemismo)

Con qualche bustarella ce l’ho fatta. Il mio programmino radiofonico del lunedì notte passa al lunedì sera. Non inizia più alle 00.50 (orario infame), ma alle 22.30. Non ci credete? Ecco lo stupido promo.

Se siete a Bologna, Modena o Ferrara, quindi, sintonizzatevi sui 96.250 o 94.700 MHz di Città del Capo – Radio Metropolitana. Se siete in qualsiasi altro luogo del pianeta, potete sentirmi in streaming. La formula non cambia. Sempre la solita pletora di cazzate, la fondamentale rubrica di critica letteraria fatta sugli annunci immobiliari di Bologna, No Accademia No DAMS, e tanta bella musica per voi giovini. Anche a richiesta! (Incredibile!)

E domani sera, l’ultima puntata di Seconda Visione, il gran galà di fine stagione, due ore due con il meglio e il peggio del cinema 2003-2004. Ospite speciale il Turro, che verrà zittito dopo pochi minuti. Ma quali? I primi? Gli ultimi? Eh, mica ve lo dico. Sono tecniche di marketing dei media raffinatissime. Mica sono laureato per niente, io.

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Lavoratoooriii!

Si capisce che si è entrati nel magico mondo del lavoro quando ti viene rivolta la domanda: “Ma cosa pensi di fare ad agosto? Dobbiamo fare il piano ferie.”
Si capisce che si è ancora fondamentalmente nella merda quando si risponde: “Ad agosto non posso prendere ferie, mi servono durante l’anno. Per andare a fare altri lavori.”

P.S. In realtà volevo fare un post sul gioco dei pinguini, ma prima avrei voluto battere un record e non ce l’ho fatta.
No, in realtà avrei voluto fare un post su Citizen Berlusconi. Ma proprio non ce l’ho fatta. Guardatelo, però.

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Sospensioni: una brutta storia di rumori molesti, soldi e ventiseienni che attendono

Regolarmente, accade di nuovo. Forse vivo in una strada di Bologna particolare, ma sembra che i palazzi qui intorno necessitino sempre di lavori. Alle otto e trenta precise, sento un rumore sordo e lontano. Poi sento vibrare leggermente il letto, e tento di non pensare al rumore e di farmi cullare dalla vibrazione.
A quel punto mi immagino un capo cantiere che, come un direttore d’orchestra, dà il via alla sezione degli scalpellini. Ogni colpo di martello mi penetra nel cranio. Nessuna piacevole vibrazione, in quel caso. A volte mi riaddormento, a volte no. Quando non mi riaddormento mi alzo e tento di focalizzare da dove provenga il rumore. Vado nell’altra stanza, mi affaccio in strada, niente. E quando sono completamente sveglio, il rumore cessa. Sono tentato di tornare a dormire. Ma rimango sospeso, sentendo ancora vibrazioni che non esistono più.

Il bancomat mi guarda. Io lo guardo. Poi infilo la tessera a tradimento.
Non è possibile effettuare prelievi.
Cazzo devo prelevare? Il saldo, per favore.
Oh, Cristo. Ma sei di coccio, eh? Già ne abbiamo parlato.
Il saldo, porca puttana.
No, non mi va. Prova qui a fianco.
Ptui. La tessera esce, il bancomat distoglie lo sguardo.
Lo sportello accanto è più simpatico nei modi. Ma mi conferma che ancora non mi hanno pagato.
Telefono a chi mi deve pagare. Mi dicono che hanno fatto il pagamento, ma c’è da aspettare qualche giorno.
I miei quattrocento euro sono sospesi, da qualche parte, tra la scuola in cui ho insegnato e il mio conto corrente. Sono immobili a mezz’aria, loro, non vibrano.

Iniziano ad arrivare i primi pareri sul romanzo, da parte dei selezionatissimi lettori. Sono buoni. L’Editore non si fa sentire, è troppo presto. Il punto è che deve piacere a lui. Non si pubblica un libro per consenso popolare, purtroppo. Aspetto.

Mercoledì inizio la formazione per un lavoro. Contratto di un anno. Part time, ovviamente. Passo le mie ultime giornate da non lavoratore ascoltando The Winding Sheet in continuazione. Mica sto male, no. Solo, aspetto, sospeso, che un altro tassello di quella che chiamano età adulta mi si appiccichi addosso. Bevo e fumo. Stasera sarò in vicolo Bolognetti. Mi riconoscerete. Sono quello che fluttua.

Comunicazioni di servizio. Stanotte non sono in onda. Ma dalla prossima settimana, si inizia alle ventidue e trenta. Scatti di carriera: il prime time si avvicina.

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Mens sana in corpore sano – Da cena nasce cosa

Vado sul sito di Libero. Che stranamente, con le vacanze in arrivo, parla di estate come stagione dell’ammmore, e dà a noi maschietti le sei preziosissime regole per non fare cilecca a letto.

1 – A tavola per un sesso da favola. Ostriche, avocado, arance, pasta, pomodori, olio, sedano e proteine: cos’hanno questi alimenti in comune tra di loro? Sono dei potenti afrodisiaci, dei Viagra naturali, ottimi per una notte di fuoco!

Ok, ci siete tu e lei, vi hanno portato il menù. Ordinare ostriche, ma anche una semplice pasta al pomodoro equivarrebbe a metterle una mano sul culo. Quindi, se non vuoi destare sospetti, riso in bianco. Che eventualmente predispone al possibile fallimento già dal nome.

2 – Usate il preservativo nei rapporti occasionali. In questo modo si può lasciare la testa molto più sgombra da pensieri e paure e dedicarsi solamente al piacere di lei.

Non continuare a toccarti il taschino. La sagoma quadrata si intuisce perfettamente. E quella non è la dimensione di un Ritter Sport, anche se ti piacerebbe. Mangia il tuo riso. E non cercare di carpire le sue intenzioni  per il dopo cena da quello che mangia lei. Ordinare brasato ad agosto non è così indicativo. E poi non sta mangiando tutta la polenta che lo accompagna.

3 – Niente “bionde” tra le dita. Centinaia di studi scientifici hanno evidenziato infatti che il fumo riduce le performance sessuali. Le sigarette sono responsabili del danno vascolare alle arterie che portano sangue e pressione al pene: una sola sigaretta riduce del 30% il flusso arterioso per 2-3 ore, fate un po’ voi i conti…

Quanto è bella quando fuma, eh? E ne avresti voglia, oh, quanto ne avresti voglia anche tu di una sigaretta. Ma niente, non si può. Quel 30% ti si è stampato in mente, e continui a fare divisioni, e calcoli (rigorosamente in centimetri). Metti caso che lei avesse voglia di farlo nel bagno del ristorante, adesso,. Be’, tu staresti lì a maledire l’unica paglia che ti sei concesso mentre la aspettavi nervoso. Quindi niente sigaretta. La guardi, e pare che quell’havana che fuma non debba finire mai.

4 – Alcol? Anche se un drink può scaldare l’atmosfera e abbassare la soglia di inibizione, attenzione a non strafare: l’abuso di alcol svolge un ruolo deleterio sia sulla capacità sessuale che sulla fertilità.

Mica avrai ordinato da bere? Anche lo spumantino orrendo di benvenuto può essere tremendo. Sì, lei sembra più sciolta e disinibita, è vero. Ha anche toccato il culo al cameriere, mentre gli portava la seconda bottiglia di barolo. Ma tu resisti e bevi solo della San Pellegrino.

5 – Corri, salta e solleva. L’attività fisica svolge un benefico effetto protettivo su tutte le arterie, quindi anche quelle del pene. Per questo una regolare attività fisica consente di migliorare le prestazioni sessuali. Naturalmente senza strafare.

Sei andato in bagno a fare qualche flessione, solo qualcuna. Così hai anche potuto eliminare con degli squassanti rutti l’effetto delle due bottiglie di minerale che ti sei fatto. Il riso era salatissimo, ma pare brutto lamentarsi con il cameriere. Insomma, è stato così gentile con voi. Soprattutto con lei, a dire il vero. Ancora un piegamento, oplà, torna di là, è tua!

6 – No stress. Meglio un sorriso! Banale dire che stress e depressione innanzitutto rovinano i rapporti interpersonali e la possibilità di conoscere nuove persone, quindi meno numeri di telefono portati a casa, meno possibilità di ritrovarsele tra le lenzuola. Ma oltre a ciò possono addirittura essere responsabili di un blocco della produzione di testosterone che riduce ulteriormente l’attività sessuale.

Quando sei andato in bagno lei ha sorriso. E hai anche il suo numero di telefono? Allora è matematico. Poi, hai mangiato un etto di riso in bianco, non hai bevuto, né fumato. Un po’ stressato lo sei, si vede, ma ormai ci siamo. Sorridi. Torna di là.
Cosa? No, lei non c’è più. Sì, indovinato. Col cameriere. Come cosa aveva lui più di te? Ma la serenità e la mente sgombra.
Sì, ora puoi fumartela una sigaretta. E finire il vino che ha lasciato. Ripassati le regole, la prossima volta.

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Prima stesura

Ci ho messo molto, moltissimo a leggere Underworld. Verso la fine ho sentito, più che con altri libri, il senso di dispiacere per l’approssimarsi della fine, del distacco.
Quando ci si separa allo stesso modo dalle proprie parole, invece, c’è un senso diverso. Non l’ho mai chiesto a mia madre, ma sono sicuro che stiamo provando cose simili: lei che mi vedeva andare a scuola per la prima volta, io che guardo il mucchio di fogli accanto a me, pronti per essere spediti all’Editore.
Nessuna tristezza, un misto di gioia per la procreazione e normale, genitoriale preoccupazione.

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Neighbours 5

Quando sono venuto a vivere in questa casa, loro non si vedevano mai. Però si sentivano. Una volta sono tornato a casa e i miei coinquilini mi hanno detto che avevano litigato, tirandosi piatti e oggetti, come nei film. Dalla finestra della cucina, dall’altra parte del pozzo luce, in alto, potevamo vedere una parte del loro appartamento, decorato in maniera bizzarra. Ecco che la coppia del secondo piano, eliminata la dicitura “quelli che quando litigano urlano e si spaccano i piatti in testa”, è diventata “quelli con la casa dipinta” o, più brevemente, “i pittori”.
Poi, finalmente, li abbiamo visti, e sono diventati “i tossici”. Entrambi sulla trentina, alti e magri, emaciati, non parlano mai. Forse hanno bisogno di un servizio da dodici, per farlo. Non pare che sentano musica, né guardino la televisione. Si vede soprattutto lei, che ogni tanto prende la bicicletta ed esce. Oppure sono insieme nell’atrio del mio palazzo, completamente riempito di enormi pannelli di polistirolo o di compensato, e portano a casa questi oggetti. In effetti questo farebbe pensare più ad un’indole creativa che tossicomane, ma si sa che a volte le cose sono legate.

Ma il punto non è questo. Il vero mistero legato alla coppia del secondo piano è il saluto.
C’è sempre un problema, nel salutare le persone che vedi spesso, ma con le quali non hai scambiato mai mezza parola. Saluto da lontano? Ciao e sorriso? Cenno col capo? Con loro la questione non si pone in questi termini, ma seguendo la dicotomia “dentro/fuori”. Mi spiego. Se uno dei due, o entrambi, mi incontra all’interno del palazzo dove vivo, saluta. Se l’incontro avviene fuori, niente, neanche un cenno. Ma con “fuori” non intendo a Melbourne. Intendo anche un metro oltre il portone di casa.
Questa cosa continua a lasciare sconvolto me e i miei coinquilini. Perché fanno così? Non ci riconoscono se non nel nostro habitat? Non si fidano degli sconosciuti in quella tentacolare metropoli che è Bologna? Sono pazzi?

Ho deciso che li stuzzicherò, per amore della scienza. Passerò un pomeriggio seduto mezzo fuori e mezzo dentro il mio portone, e li aspetterò. Vediamo cosa faranno, se mi saluteranno. Ovviamente, se vedo che tirano fuori dei piatti, me la do a gambe levate.

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