“Barthelme era il nostro eroe, ragazzi!”

Era da un sacco che lo vedevo, quel libro, poggiato lì in mezzo agli altri, alla Feltrinelli. Ma non mi sono mai deciso a comprarlo, chissà perché. Me l’ha comprato una splendida fanciulla e me l’ha fatto messo nello zaino a tradimento. Vedo spuntare questo libro arancione e lo inizio.
Beh, ragazzi… Che libro, Ritorna, dottor Caligari. La frase virgolettata del titolo del post è di Carver (e te pareva), ma non c’è scrittore più distante da Carver di Barthelme (ah, la pronuncia è con l’accento sulla prima “a”). Eppure, come Carver, sento che Barthelme diventerà uno degli autori della mia vita.
Fissiamo delle date: il libro esce negli Stati Uniti nel 1964. In quell’anno i Beatles fanno uscire A Hard Day’s Night (disco e film), Carver ha gli stessi anni che ho io adesso, lo show radiofonico The Goons è finito da quattro anni, Kennedy è morto da un anno, il telefilm di Batman, quello con Adam West e i vari “SBANG!” “CRASH!” “ZING!” a tutto schermo, andrà in onda dopo due anni, nasce Bret Easton Ellis.
Perché questi riferimenti passati, contemporanei e futuri alla data di pubblicazione di Caligari? Perché in questo libro c’è tutto questo e anche di più. Lo stile demenzial-britannico tipico dei Goons e, per filiazione, dei Beatles (nei film sono incredibilmente folli e divertenti) e dei Monty Python; l’attenzione alla realtà americana di quegli anni, quella in cui si formerà Carver; la maniacale focalizzazione su status sociale, prodotti, marchi e tutto quanto stava succedendo negli USA ricchi, benestanti, ma terrorizzati dal loro potere e dalla loro posizione: Ellis, seppur distante come autore, non può non averla presa in considerazione. E poi Batman: c’è un racconto (forse il più divertente di tutta la raccolta) che si intitola Il più grande trionfo del Joker che sembra una sceneggiatura di una puntata di una delle serie più pop che siano mai state realizzate. Pensate solo che nella Batmobile c’è un pulsante per tutto, per farsi un cocktail, per le sigarette, per avere del ghiaccio… E c’è una descrizione della personalità del Joker che devo riportare per intero (sperando che quelli della minimum fax non mi facciano causa):

“Consideralo a ogni livello di comportamento”, disse lentamente Bruce, “a casa, per strada, nelle relazioni interpersonali, in carcere: c’è sempre una straordinaria contraddizione. È sudicio e ossessivamente pulito, appartato e disperatamente socievole, entusiasta e accigliato, generoso e taccagno, un elegantone e uno spaventapasseri, un gentiluomo e uno zotico, portato a eccessi di felicità e di disperazione, singolarmente capace di applicarsi e in grado di sciupare una vita intera perseguendo cose banali, urbano e sconveniente, gentile e crudele, tollerante eppure aperto alle più esagerate forme di bigotteria, un grande amico e un nemico implacabile, amatore e odiatore delle donne, delicato e osceno nel parlare, libertino e puritano, gonfio di superbia e ossessionato dal senso di inferiorità, reietto e arrampicatore sociale, malvagio e filantropo, barbaro e mecenate, innamorato della novità e rigidamente conservatore, filosofo e sciocco, repubblicano e democratico, generoso d’animo e terribilmente meschino, distaccato e traboccante di impulsi di amicizia, bugiardo inveterato e incredibilmente rigido quando si tratta di quisquilie, avventuroso e timido, fantasioso e stolido, malefico eversore e piantatore di alberi il Giorno della Festa degli Alberi: te lo dico francamente, quell’uomo è un casino.”

E poi racconti su persone che fanno l’analisi grafologica della personalità di un mendicante partendo da come ha scritto il suo cartello di aiuto, conduttori radiofonici che trasmettono solo l’inno nazionale e racconti di vita per ricordare alla donna che li ha lasciati i momenti più belli passati insieme, un assicuratore di trent’anni e passa che si ritrova alle scuole elementari ed è sedotto dalla maestra.
Inclassificabile come solo i capolavori sanno essere, Ritorna dottor Caligari è un libro spesso complesso, talvolta anche difficile da leggere, ma meravigliosamente arguto, divertente, volgare e raffinato. Spettacolare. E poi c’è una frase splendida, in uno dei racconti, che penso mi farò scrivere su una maglietta, o tatuare sul petto: “Prenditi il tuo amore e ficcatelo su per il cuore”.
Barthelme è anche il mio eroe, ragazzi.
(Se volete, potete scaricare il primo racconto qui.)

11 commenti

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11 risposte a ““Barthelme era il nostro eroe, ragazzi!”

  1. fio

    prenditi il tuo amore e ficcatelo su per il cuore: è bellissima. no, davvero. voglio una maglietta con questa scritta. il tatuaggio no perché mi spaventa. ma voglio anche il libro, sì, perchè mi incuriosisce.

  2. anche a me è piaciuto tantissimo!

  3. Ho letto il racconto, è molto bello e non assomiglia a niente che conosco. Sono curioso di leggere il libro. Per quanto riguarda Carver, condivido in pieno la tua passione per lui. Molti anni fa (7, o 8) ho comprato, casualmente, Di cosa parliamo quando parliamo d’amore. Ero un lettore avidissimo, febbricitante, ed ero fissato con i grandi classici. Raramente mi avventuravo in qualcosa di contemporaneo, ma quel libro aveva una copertina fantastica. Ed il contenuto, come sappiamo, era anche meglio. Io ho sempre amato l’essenziale, specialmente nella letteratura. Non sopportavo per esempio Baricco, ma nemmeno tanto Tabucchi, ed in generale quasi nessuno degli italiani contemporanei. Non sopportavo (e non sopporto) chi si compiace troppo delle sue parole. Carver fu una rivelazione. Lui non si compiace mai di quello che scrive (o almeno non ne da mai l’impressione, e solo questo conta) non gioca con le parole, è splendido ed essenziale, e va dritto al cuore.

  4. fio

    ..no anzi, ti dirò di più. era tutto il giorno che quella frase mi girava in mente, ma era come se qualcosa dovesse essere cambiato. ho pensato a tutte le rime possibili finché di colpo, per assonanza, ho trovato la formula che stavo cercando: “prenditi le tue PAROLE e ficcatele su per il cuore”. e riscritta così mi è piaciuta talmente tanto che ci ho rifatto sopra un template. grazie per l’ispirazione. indiretta, ma pur sempre ispirazione.

  5. … fio ma è uno pseudo plagio di cattivo gusto. E va bhe… voi blogger… tutti strani e tutti gentilmente ladri fra di voi..

  6. .. adayinthelife… dimenticavo la ragione per cui sono arrivato qui e per la quale ho deciso di commentare… mi sei stato consigliato, da una che ne capisce. Consiglio riuscito. Sei davvero, ma davvero bravo.

  7. fio

    (plagio di cattivo gusto? ladri? non sono poi troppo d’accordo, ma comunque)

  8. fio: prendi, prendi pure. tanto hai cambiato le parole, e quindi anche il disegno che avevo in mente per la maglietta. ah, se solo non fossi completamente inetto nell’arte del disegno!tracypew: completamente d’accordo con te, anche se probabilmente il post che ho appena scritto mi attirerà le ire dei lettori, e verrò accusato di essere un magnaccia delle parole. pazienza.thomas: grazie dei complimenti. ma non c’è nessun plagio, più che altro un simpatico scambio, diciamo. non vedo l’ora di appropriarmi di qualcosa che ha scritto/disegnato/fatto fio… 😉

  9. utente anonimo

    …questo libro è anche, casualmente (?) sul mio comodino, un bacio bì

  10. bì, che coincidenze, eh? incrediBBile!

  11. Pingback: Bill, Kevin, Edward, Hubert, Henry, Clem e Dan | A Day in the Life

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