Archivi del mese: gennaio 2004

Serenità

L’ho augurata a tutti per il 2004. I miei amici mi guardano e dicono che esprimo serenità, bene. Quindi l’augurio è valso per me, in primo luogo. Penso, mentre ascolto Talkie Walkie, al perché avevo deciso, ormai qualche mese fa, di aprire un blog. Pensavo, anzi, ero sicuro, di trasferirmi a Milano, e avrei voluto descrivere quella città con i miei occhi di persona nata e cresciuta in una remota cittadina del remoto nordest. Niente di originale, ma mi avrebbe tenuto compagnia. E invece ho deciso di rimanere a Bologna, rischiando moltissimo. Ieri notte mi è presa l’angoscia per questa scelta. Ma, se i miei amici mi vedono sereno, vuol dire che non ho sbagliato.
Il vero 2004, quindi, inizia domani, anzi, tra qualche ora. Ho deciso di rispettare una tabella di marcia rigorosa: al mattino studio-per-esami (da tenere non da dare, finché ho ancora una deontologia… quanto mi do? Poco, mi sa, ma per ora…). E il pomeriggio? Scrivere, in maniera metodica e costante, come si dovrebbe fare. Il tutto inframmezzato da telefonate alle milioni di persone sfuggenti che mi hanno detto “La tua proposta/curriculum/lavoro è interessante, sentiamoci”. Telefonate che, per la maggiore, finiranno con una frase del tipo: “La tua proposta/curriculum/lavoro è interessante, risentiamoci”.
Però domani mattina (tra qualche ora, in verità) vado a comprare un lettore dvd/divx/mpeg/mp3/e che fa anche il cappuccino con la schiuma, sfidando le orde di folli consumatori. Lotteremo per i duecento pezzi disponibili nel punto vendita indicato nel volantino. Quindi i programmi iniziano a saltare da subito. Ma pazienza. Intanto io sono sereno.

P.S. Mi rendo conto che la qualità dei post su questo blog inizia a scadere paurosamente, ma la mia vita, per ora, è piuttosto monotona. Organizzerò presto una spedizione di freeclimbing acrobatico, tranquilli.

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TV disservizio

Ho appena visto la prima puntata del programma “Il teatro in Italia” di e con Dario Fo e Giorgio Albertazzi, andata in onda su Rai Due nello spazio di Palcoscenico. Un programma ben fatto, interessante e divertente. E fin qua… Ma, come forse saprete, questa è soltanto la prima puntata, su un totale di nove previste. Il problema è che è l’unica che è stata registrata. Ebbene sì, delle altre otto non se ne sa nulla. Anche i due autori hanno detto che non sanno se le altre verranno realizzate, forse, dicono, la loro esistenza dipenderà da problemi di ascolto.

Si fa un gran parlare del cinquantenario della televisione pubblica, anniversario importante, celebrato nei modi più disparati. Proprio oggi pomeriggio ho visto su Rai Tre un interessante servizio sull’informazione in Rai, curato da Primo Piano, il programma di approfondimento della terza rete. Venti minuti molto (troppo?) veloci, in cui venivano ripercorse le tappe più importanti dell’informazione nella televisione pubblica, parlando anche dei modi in cui viene e veniva fatta, oltre che dei contenuti, degli eventi.
Forse non guardo abbastanza la televisione, ma era da tempo che non vedevo un programma realmente culturale e ben fatto come quello di stasera sulla storia del teatro. E ovviamente non si sa che fine farà.
Attenzione: questo è solo uno sfogo, purtroppo conosco abbastanza bene gli orrendi meccanismi che regolano la televisione italiana…

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Tosse

Il primo giorno di gennaio, il primo giorno dell’anno duemilaequattro, l’ho saltato. Molto semplice, basta fare così. Svegliarsi, come ormai mi capita, con degli incubi. Rimanere nel piumone. Alzarsi, leggere quello che ha detto Ciampi il giorno prima e capire che diventerà il prossimo testimonial Unieuro, con scommessa. Guardare l’orologio, mandare degli sms a caso, di risposta o meno, ad auguri o meno. giorno. Tanto è tutto chiuso, per andare a bere una birra bisogna andare direttamente vicino a Springfield, dove fanno la Duff. Il richiamo del piumone è forte, quindi è quella la zona attorno alla quale gravitare, sembra evidente. E cosa c’è davanti al piumone? Il televisore e il videoregistratore. E, in uno scaffale della libreria, ci sono da mesi e mesi le videocassette di Bertolucci, durata complessiva cinque ore e un quarto. A quel punto basta munirsi di generi di conforto minimi (dati i bagordi del giornoseranotte prima), inserire la cassetta rossa (atto primo) e premere play.
Conclusioni provvisorie: non mi è sembrato un capolavoro, ma è molto emozionante (talmente intriso di comunismo che, a mostrarlo oggi, metterebbero a ferro e fuoco regista, attori, spettatori, produttore). Preferisco decisamente il Bertolucci di Ultimo tango L’assedio (i sognatori lasciamoli perdere, decisamente). Mi sono completamente invaghito di Dominique Sanda.

Conclusioni definitive dell’inizio: ho un po’ di tosse e tanta voglia di fumare. Il mio stereo non vuole più leggere i cd masterizzati, in un eccesso di snobismo. Se sono le lenticchie, secondo la tradizione, a portare soldi, ciò vuol dire che non ne avrò di soldi, in questo 2004, visto che non ne ho mangiate. Il che, facendo dei paragoni con la situazione economica del 2003, mi porta all’orrida e paradossale conclusione che non solo non avrò soldi (anche) quest’anno, ma ne darò in giro.
Vado a vedere Il Cartaio, in ansia come sempre quando esce un film nuovo di Argento. L’ansia è quella di avere un parente sotto i ferri. Ma ne parlerò altrove.

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