Ricordi amorosi e musica. Accoppiata fenobanale.

Sto sentendo i Tool. Mi ricordo di come li ho conosciuti, tempo fa. E’ stato uno dei gruppi che mi ha fatto conoscere uno dei miei amori. Sono diventati subito miei. Ma non è sempre andata così, no.

La mia prima ragazza aveva una passione per De Gregori (all’epoca: chissà adesso. L’ultima volta che ci siamo visti abbiamo parlato di sesso e innamoramenti stupidi. Cioè. Lei parlava di queste cose, io ascoltavo). E per Baricco. Quindi, conoscevo De Gregori, ma non Baricco. Leggo qualcosa di Baricco e le dico, quando siamo in-amore-pucci-pucci, che secondo me non è niente di tale. Quando siamo incazzati le urlo che è una merda di scrittore (oh, che immagine violenta). Con lei ci siamo lasciati qualche anno fa, ma se non altro ho avuto la soddisfazione di sentire che il suo giudizio sul riccioluto scrittore si era notevolmente ridimensionato (che volete, ci si attacca alle piccole cose). Ma al suo ricordo è rimasta legata una canzone dei K’s Choice, che si chiama “Not an Addict”, che io non ho potuto ascoltare per molto tempo.

Anche la ragazza dei Tool mi ha impedito l’accesso a una canzone, “Untouchable Face”, di Ani Difranco. Ma da quel momento ho deciso che mai avrei dovuto creare associazioni forti tra amore e canzoni.

La mia ultima ragazza mi ha introdotto, in un certo senso, a David Bowie. Ma io ho seguito i miei precetti. Se no, con quello che lei mi ha fatto, avrei dovuto ucciderlo, il Duca Bianco. E invece ho qui con me il biglietto per il suo concerto a Milano del 23 ottobre. Ecco.

Vi dono il testo di una canzone dei Tool, tratta da Lateralus, l’ultimo album uscito.

Schism

I know the pieces fit cuz I watched them fall away
mildewed and smoldering, fundamental differing,
pure intention juxtaposed will set two lovers souls in motion
disintegrating as it goes testing our communication
the light that fueled our fire then has burned a hole between us so
we cannot see to reach an end crippling our communication.

I know the pieces fit cuz I watched them tumble down
no fault, none to blame it doesn’t mean I don’t desire to
point the finger, blame the other, watch the temple topple over.
To bring the pieces back together, rediscover communication.

The poetry that comes from the squaring off between,
And the circling is worth it.
Finding beauty in the dissonance.

There was a time that the pieces fit, but I watched them fall away.
Mildewed and smoldering, strangled by our coveting
I’ve done the the math enough to know the dangers of a second guessing
Doomed to crumble unless we grow, and strengthen our communication

cold silence has a tendency to atrophy any sense of compassion

between supposed lovers
between supposed brothers.

And I know the pieces fit.

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6 commenti

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6 risposte a “Ricordi amorosi e musica. Accoppiata fenobanale.

  1. utente anonimo

    E’ inevitabile. La musica ha un magnetico potere evocativo. Basta ascoltare poche note per ritornare indietro nel tempo, ci si sente come trascinati da un vortice e il nostro cuore, all’improvviso, ripiomba in stagioni ormai passate.
    E’ una vera macchina del tempo. Un ponte sulla malinconia. Capace di forti suggestioni, anche estremamente piacevoli, s’intende.

    Shadowplay

  2. Ora capisco la tua reazione a quella mia citazione di Baricco… con due righe ho toppato su tutta la linea;)

  3. Shadowplay. Un nome che non può che portare ad altri ricordi. E al viso di Ian. Ma da dove vieni, signor o signorina S.?Naima. Non ti preoccupare. Quella storia, tutto sommato, è finita bene…

  4. utente anonimo

    “Traversare una strada per scappare di casa / lo fa solo un ragazzo, ma quest’uomo che gira / tutto il giorno le strade, non è più un ragazzo / e non scappa di casa. / Ci sono d’estate / pomeriggi che fino le piazze son vuote, distese / sotto il sole che sta per calare, e quest’uomo, che giunge / per un viale d’inutili piante, si ferma. / Val la pena esser solo, per essere sempre più solo? / Solamente girarle, le piazze e le strade / sono vuote. Bisogna fermare una donna / e parlare e deciderla a vivere insieme. / Altrimenti, uno parla da solo. E’ per questo che a volte / c’è lo sbronzo notturno che attacca discorsi / e racconta i progetti di tutta la vita. / Non è certo attendendo nella piazza deserta / che s’incontra qualcuno, ma chi gira le strade / si sofferma ogni tanto. Se fossero in due, / anche andando per strada, la casa sarebbe / dove c’è quella donna e varrebbe la pena. / Nella notte la piazza ritorna deserta / e quest’uomo, che passa, non vede le case / tra le inutili luci, non leva più gli occhi: / sente solo il selciato, che han fatto altri uomini / dalle mani indurite, come sono le sue. / Non è giusto restare sulla piazza deserta. / Ci sarà certamente quella donna per strada / che, pregata, vorrebbe dar mano alla casa.”

    Vengo da un girovagare per strade e per piazze. A volte cammino. A volte attendo. A volte provo a fermare qualcuno per parlare. Adesso ho fermato te. Mi piace il tuo blog…dai mano alla casa. Spero di poterci capitare spesso.
    A presto!

    Signorina Shadowplay

  5. Signorina S. Sono senza parole. E sorrido. A presto, spero che le mie parole (e quindi io) ti accompagneranno. A lungo. O almeno per un pezzetto ancora. Grazie. Di cuore. Per tutto.

  6. utente anonimo

    Lo spero anch’io. E grazie anche a te.

    S.

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